Gasperini e il Settore giovanile, il pensiero del tecnico dell’Atalanta

L'allenatore di Grugliasco parla a margine della serata in cui è stato insignito della cittadinanza onoraria di Sauze d'Oulx

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Caressa e Gasperini
Caressa e Gasperini

Il 27 dicembre scorso, il tecnico dell’Atalanta, Gian Piero Gasperini, è stato insignito della cittadinanza onoraria del Comune di Sauze D’Oulx. ll Sindaco Mauro Meneguzzi ha spiegato l’ottimo rapporto che lega il territorio con le generazioni della famiglia Gasperini. «Gian Piero era un nostro habituè, così anche i figli che continuano la tradizione tra i nostri monti, a fine degli anni 90 è stato anche cittadino residente per per ben tre anni, prima di migrare poi per lavoro».

A margine della serata che ha visto anche la presenza del giornalista Fabio Caressa, Gasperini, si è sottoposto gentilmente ad una breve chiacchierata con noi e ha detto la sua sulla situazione attuale del calcio giovanile in Italia.

– Gasperini, cosa pensa del settore giovanile Piemontese e della Scuola Calcio?

«Da giocatore sono nato sui campi Piemontesi dall’età di nove anni, dove potrai capire ho visto la crescita di molti bravi ragazzi miei coetanei, come Paolo Rossi per esempio. Certo con la Juventus è stato molto più semplice poiché si viveva sulla cresta dell’onda. Ho avuto esperienza in serie B con il Palermo ed in C con la Pistoiese quindi questo è da una intera vita il mio mondo. Io credo moltissimo nei giovani. Ed è per questo che in società come l’ Inter non ho trovato spazi per poter gestire il mio calcio. Mi baso ogni giorno sui valori dei giovani dandogli spazio e cercando di tirar fuori da loro i valori sia tecnici che sportivi. Penso e credo che il futuro delle società sia basato sui giovani non solo Piemontesi ma italiani. Oggi finalmente si vedono molte società che “pescano” dal settore giovanile e l’ Atalanta ne è il chiaro esempio».

– Quali migliorie dovrebbero, secondo lei, essere apportate? O cosa non funziona?

«Cosa non funziona, nulla credo, occorrerebbe una migliore professionalità tecnica con una educazione più qualificata. Ma la direzione della federazione, in questo verso, sta prendendo la giusta direzione. La scuola ahimè avrebbe potuto fare molto di più per lo Sport. A mio avviso lo Sport insegna la vita, da delle regole che tutti devono rispettare, il calcio come altri indirizzi fa capire ai ragazzi come sarà la vita in generale. Per giocare a calcio si deve essere sempre un po’ bambini, da adolescenti il gioco era il nostro sogno primario, ed è così ancora oggi. Se ogni buon tecnico sa calarsi nella parte di bambino che c’è in noi il gioco è fatto, occorre però molta più formazione ai neo tecnici, che sappiano dare e ricevere ciò che più di bello ti regala lo sport in generale. Il resto è un gioco!».

Paolo Comba