Para Ice Hockey: l’Italia vince ai rigori

Una festa l'ormai consueto appuntamento torinese di fine gennaio

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Nazionale italiana di Para Ice Hockey
Nazionale italiana di Para Ice Hockey (foto Ferrero)

L’appuntamento del Torneo Internazionale di Para Ice Hockey di fine gennaio al Palatazzoli di Torino è ormai un “classico” cui non si può rinunciare e da cerchiare in rosso sulle agende; assenti i “marziani” di U.S.A. e Canada, e senza appuntamenti olimpici da preparare, il torneo, forse con meno pressioni e scadenze ma pur sempre con lo spirito di rispetto che anima questa meravigliosa disciplina, si è svolto con la presenza di tre squadre, quella italiana, quella norvegese e quella giapponese.

Para Ice Hockey

Un triangolare con una fase preliminare ad “andata e ritorno”, cui sono seguite la semifinale tra seconda e terza e la finale al sabato. L’esito strettamente agonistico ha visto la vittoria della nostra Nazionale che ha battuto ai rigori la fortissima compagine norvegese dopo una gara meravigliosa, avvincente ed intensa nella quale, oggettivamente, i nostri portacolori hanno meritato di portare a casa il successo, con i nipponici terzi classificati.

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Dopo il primo tempo a reti bianche, nel secondo periodo prima passano in vantaggio gli azzurri, poi in 30 secondi i nordici ribaltano il risultato; nella terza frazione di gioco pareggio degli azzurri che anche per un po’ di sfortuna (colpito un palo) non mettono a segno il colpo del ko.

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Dopo il tempo supplementare Araudo para due dei tre penalty mentre i nostri sono cecchini infallibili a portano a casa la vittoria. Tifo quasi da stadio durante le gare che vedevano impegnati i nostri alfieri da parte dei ragazzi delle scuole che hanno avuto l’opportunità di avvicinarsi a questi meravigliosi ragazzi, Una nazionale, quella tricolore, che ha presentato alcuni nomi nuovi dopo il logico ed inevitabile ricambio generazionale, pur evidenziando la stessa competitività del gruppo che nelle scorse olimpiadi ha ottenuto la quarta piazza finale. Risultato a parte, noratteriali e personali che prima di ottimi atleti li rendono grandi uomini.

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Due annotazioni: con la prima giusto rendere atto e fare un plauso all’organizzazione per il lavoro svolto, in umiltà ma come sempre efficace e puntuale, a favore di una disciplina che presenta per tutti gli addetti ai lavori difficoltà di ogni genere e richiede abnegazione per far fronte ai grandi sacrifici.

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La seconda, posto che si giudichi un onore per un media poter assistere a questo tipo di eventi, da rimarcare come ancora una volta il torneo sia stato immeritatamente poco seguito ed allo stesso sia stata data poca notorietà; in un mondo sportivo che sempre di più penalizza i valori umani positivi sarebbe doveroso dare risalto a chi se lo merita e rappresenta un esempio di vita.

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Fabio Ferrero