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Nel segno di sir Bobby: Alessandro Curto e la sua Accademia Torino 2009

accademia torino 2009
Un percorso particolare nel mondo del calcio e degli idoli insoliti, se vogliamo anche anticonvenzionali. Sono solo due delle tante caratteristiche che suscitano molto interesse per la figura dell'istruttore dell' Accademia Torino 2009 Alessandro Curto, persona autentica che merita di essere conosciuta approfonditamente. Classe '88, ha giocato in diverse squadre torinesi tra le quali Gabetto, Atletico Mirafiori, Beppe Viola, Santa Rita e Lesna. Poi il passaggio in panchina a soli 19 anni: «Ho smesso molto presto col calcio perché in campo non mi divertivo più. Così ho provato a buttarmi nell'avventura da allenatore e mi è da subito piaciuto moltissimo, è stato come un colpo di fulmine. Mi sono detto: "questo è quello che voglio fare nella vita"». Due le società alle quali è rimasto più legato: l' Atletico Torino, dove è scoccata la scintilla anche grazie all'ex presidente Mimmo Arcella: «Una delle poche persone vere che ho incontrato in questo mondo. Un presidente che agiva di pancia e che non lo mandava a dire. Vincemmo un campionato Pulcini Misti da imbattuti con soli tre elementi del 2008 e tutti i restanti del 2009!»; poi l'attuale Accademia Torino dove ha trovato quella che definisce « un'isola felice»: «qui ho incontrato Paolo Bonacina e una società inimitabile. Non esiste competizione tra gli allenatori e si vive tutto come in una vera famiglia».


Alessandro Curto

Curto non ama essere chiamato mister e si sente istruttore nel vero senso della parola, non solo per quanto riguarda il calcio ma in generale nella vita dei suoi ragazzi. Un aspetto molto interessante che lo riguarda è l'amore per Bobby Robson, ex-allenatore (tra le altre) del Barcellona del diciannovenne Ronaldo, di Guardiola, Luis Enrique e diversi altri grandi del calcio mondiale: «L'ho scoperto quando avevo circa quindici anni e mi ha da subito colpito lo sguardo paterno con cui si rapportava coi calciatori. Mi sono documentato tantissimo su di lui e per me è veramente un esempio: almeno un paio di volte a settimana riguardo il documentario di Netflix su di lui e in camera ho un angolo con solo suoi poster. Lui credeva nei giovani e nella formazione dei giovani allenatori, ad esempio Mourinho è una sua creatura».


Mourinho, Robson e Ronaldo con la Coppa delle Coppe vinta nel 1997

Proprio da Robson, Curto ha imparato quanto può essere importante il fattore pazienza che cerca di riutilizzare con tutti i suoi ragazzi: «Per me è importantissimo saper usare bastone e carota. Ho fiducia in tutti i miei bimbi e quello che mi interessa è vedere miglioramenti prima di tutto dal punto di vista psicologico. Per me la gioia più grande arriva quando un genitore mi chiama per dirmi che suo figlio sta migliorando anche a scuola. Significa che la fiducia che do permette ai bambini di credere in se stessi anche nella vita, e questo è il massimo. Io cerco di essere molto esigente in allenamento facendomi sentire anche con durezza, mentre in partita sono molto più dolce perché è quello il contesto in cui i giocatori devono sentire fiducia». Ciò che contraddistingue Curto come istruttore è una passione incondizionata per il mestiere: «Sono un grande studioso. Cerco di inventarmi sempre nuovi esercizi per dare ai bambini nuovi stimoli. Voglio citare Arturo Gallo che da questo punto di vista mi ha dato tantissimo. Arrivò all'Atletico Torino dal San Mauro e gli devo davvero tutto. Ora che vado per i 33 anni mi sento pronto per prendere il patentino. Per me ha un significato particolare anche il concetto di gavetta, credo che lavorare cominciando dal basso sia davvero fondamentale e per questo vedo in Pochesci (attuale allenatore del Carpi ed ex della Ternana, ndr) un'altra figura di riferimento. Una volta preso il patentino mi piacerebbe anche buttarmi nel femminile, ambiente in cui ritrovo il calcio al suo stato più puro». Concentrando poi l'attenzione sull'Accademia Torino, dove allena da due anni, Alessandro tiene fortemente a sottolineare il grande aiuto che gli fornisce il dirigente Fabrizio Calza: «Conosce i ragazzi ancor meglio di me, è veramente maniacale nello svolgere il suo compito».


Il gruppo di Curto la scorsa stagione, al secondo anno da Pulcini

L'ultima importante dimostrazione di devozione per l'attività di istruttore, Curto la dà raccontando i suoi ragazzi, per ognuno dei quali regala descrizioni dettagliate: Tommaso Panetta: è una bomba d'allegria. Ha un istinto formidabile, è un gatto, uno dei più forti portieri che abbia mai visto. Tommy è un pazzo scatenato, un folletto dai capelli lunghi che può ricordare un po' Higuita. Spesso funge da difensore aggiunto, è bravo tecnicamente e caratterialmente dà grande gioia al gruppo. Chan Astrua: è un portiere al livello di Tommy. Talmente sicuro di sé che a volte lo ritrovo anche a centrocampo. Ha straordinari riflessi e nella tecnica del portiere è uno dei migliori. Enrico Bosso: è al primo anno con noi ma l'ho già avuto all'Atletico. Arriva dal Mirafiori ed è un difensore alla Glik: un guerriero biondo che potrebbe anche morire in campo pur di non mollare. Uno dei migliori acquisti che potessimo fare. Mattia Carriero: gioca sia da centrocampista sia da difensore. Mi ricorda Gattuso perché si mette a completa disposizione e sarebbe capace di correre per due ore e mezza senza fermarsi se glielo chiedessi. Diego Tarollo: anche lui arriva dal Mirafiori e l'ho conosciuto all'Atletico. È uno dei più tecnici che abbia avuto. È già un grande agonista che potrebbe tranquillamente far parte di un Settore giovanile. Ha un equilibrio assurdo garantito dal suo baricentro basso. Diego Izzo: arrivato dal Lascaris, è un jolly che può ricoprire molti ruoli. Ottimo giocatore, non si lamenta mai ed è sempre a disposizione della squadra. Andrea Calza: è il mio Capitano. Difensore centrale veterano dell'Accademia. È cresciuto tantissimo dopo che l'ho massacrato in allenamento. Ora crede molto in se stesso e l'ho premiato con la fascia. Ha un gran tiro e anche lui morirebbe in campo. Samuele Coppola: è al secondo anno qua. È arrivato dal Toro e siamo molto legati. È un attaccante che mi ricorda Mandzukic. Io sono 1,77 e lui è praticamente alto come me! Ci punto tantissimo perché l'anno scorso ha fatto già molto bene. Vive per il calcio ed è fissato col numero 7. Può cambiare una partita da un momento all'altro. Daniele Elettri: anche lui dal Mirafiori. Centrocampista molto tecnico, uno dei migliori di tutto il girone. È l'ennesima potenza della competitività: in partita si trasforma in un vichingo combattivo ma è sempre molto sportivo nel chiedere scusa quando fa fallo. Alex Serra: è uno degli Invincibili che erano con me nel campionato di Misti. È un fenomeno già capace di giocare sfruttando il fisico. Attaccante precisissimo nei passaggi e infatti lo faccio giocare da falso nove. Ha due piedi formidabili e quando tira è meglio levarsi! Simone Perrone: anche lui veterano all'Accademia. Gioca da esterno destro alto. È una freccia con una velocità pazzesca. L'anno scorso giocava da terzino ma l'ho spostato più avanti perché era riuscito a segnare addirittura 19 gol! È sempre al posto giusto nel momento giusto, ha grande grinta ed è di ottima prospettiva. Francesco Cannistraro: altro veterano. Può giocare da punta o da esterno grazie a un'ottima tecnica e capacità come assist man. È uno di quelli ai quali non potrei veramente mai rinunciare perché fa gruppo ed è fondamentale per tenere alto il morale della squadra. Francesco Pallotta: arriva dal Toro e lo seguo da quando era piccolissimo. È un esterno che può giocare su entrambe le fasce d'attacco. Dotato di una corsa velocissima e di un dribbling ubriacante. Quando vede la porta sa essere letale. È una punta di diamante che può sempre essere un fattore decisivo. Simone Lauriola: arriva dal Chisola ma lo conosco dai tempi del Barracuda. Può essere sia un centrocampista sia una punta. Credo veramente tanto in lui perché so che quando sente la fiducia dimostra di essere un giocatore veramente completo dotato di un tiro potentissimo. Anche da subentrante può essere il valore aggiunto che fa vincere una partita. Davide Hristov: dove lo metti sta. Veterano anche lui, tecnicamente uno dei migliori. È in grado di segnare gol pazzeschi dalla lunghissima distanza trovando anche l'incrocio dei pali. Anche per questo lo chiamo "il Mago". In allenamento lo faccio davvero penare ma non potrei mai farne a meno.    

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