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Beppe D'Alesio e la Virtus Calcio 2009: dallo squadrone dei '67 al codice etico

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Virtus Calcio 2009

Una società tutta nuova come la Virtus Calcio aveva bisogno di persone motivate e  d'esperienza e l'istruttore dei leoncini 2009, Beppe D'Alesio, si identifica perfettamente in questa categoria. Nato calcisticamente nei mini-esordienti del Maroso, il classe '67 D'Alesio ha vissuto gli anni della maturazione calcistica nel Vanchiglia, con il quale è arrivato fino agli Allievi Regionali del mister Piero Sommo, squadrone che negli anni '80 giocava spesso sotto-quota. Però, dopo un passaggio al River Mosso e una stagione in Promozione al San Benigno, a soli 21 anni la decisione forzata di appendere gli scarpini al chiodo dopo una miriade di infortuni pesanti che non gli permisero di continuare. Come spesso accade a coloro che, sfortunatamente o per necessità, sono costretti ad allontanarsi dai campi, a riavvicinare D'Alesio al calcio è stato l'entusiasmo dei figli. Così, seguendo Marco ('97 oggi istruttore dei Primi Calci della Virtus) e Andrea ('99 futuro laureato SUISM) nella loro avventura a Venaria, è cominciata l'esperienza come dirigente e allenatore. Prima alla guida dei 2006 del San Francesco e poi passando ai cugini cervotti, dei quali, in quattro stagioni e mezzo, ha seguito i '99, i 2000 e i 2002.  


Beppe D'Alesio

  Conseguito il patentino UEFA B, l'approdo al Borgaro, società per la quale ha seguito sia i Giovanissimi FB 2001 sia i Giovanissimi Regionali 2003, in tre anni e mezzo che hanno lasciato ottimi ricordi al tecnico. Infine, dopo un biennio "dietro la scrivania" da Responsabile dei Primi Calci del suo caro Vanchiglia, la chiamata del presidente della Virtus, Marco Scognamiglio: «Mi è stato presentato questo progetto ambizioso e ho colto la sfida per rimettermi in panchina dopo due anni - racconta d'Alesio. - Ciò che mi ha colpito più positivamente è l'importanza che la Virtus vuole dare alla trasmissione dei sani principi dello sport. Sono convinto che lo sport sia prima di tutto sinonimo di salute, sia dal punto di vista fisico ma anche sotto l'aspetto morale. Il fatto che, per far parte della società, allenatori, genitori e anche i giocatori nel loro piccolo debbano firmare un codice etico, secondo me è un bellissimo esempio di quanto qui il rispetto sia al centro di ogni discorso. Rispetto inteso in tutti i sensi, da quello per gli arbitri e gli avversari al rispetto per le strutture e l'ambiente circostante». Passando agli aspetti tecnici di campo, quella tra D'Alesio e i suoi leoncini 2009 e una storia cominciata da subito nel migliore dei modi: «Già alla fine della scorsa stagione, quando ho conosciuto il gruppetto di giocatori già presenti, l'approccio è stato ottimo. Con l'inizio di quest'annata 2020-21 sono arrivati alcuni nuovi giocatori che conoscevo e siamo riusciti a formare una bella squadretta battagliera che può giocarsela con tutti senza temere confronti. Lo abbiamo dimostrato nella Elitè Top Cup del 12 settembre al Trecate46, quando abbiamo portato a casa due vittorie contro Bra e Olmo. In finale poi, il Torino ha schierato contro di noi un secondo gruppo di pari-età, fatto che ci ha ovviamente dato grande autostima».  

  Il credo calcistico di D'Alesio è fatto di regole chiare e precise: «Io applico alcuni principi che ho imparato fin da quando ero piccolo: gli esterni di fascia corrono, i centrocampisti fanno da cervello e i più bravi tecnicamente stanno davanti per far giocare bene la squadra. Cosa fondamentale è togliersi di dosso la paura. Nelle mie esperienze passate ho visto troppo spesso allenatori che martoriavano i propri giocatori non lasciandoli mai tranquilli di esprimersi. Penso che invece il punto di partenza sia proprio quello della serenità. Per il resto sono convinto che, specialmente a quest'età, la tecnica applicata sia la base. Cerco sempre di far giocare i miei a de tocchi, stop orientato e ricerca del compagno che si smarca. Credo che per costruire dei giocatori si debba guardare alla parte propositiva del gioco, facendo in modo che tutti si divertano». E passiamo allora a conoscere uno per uno i 13 leoncini bianconeri 2009, che D'Alesio guida insieme al suo vice Alessandro Picatti:  


L'huddle dei leoncini

  Ivan Guarneri: portierone ex Toro e Chieri. Protagonista del torneo al Trecate con una serie di parate assurde. Affidabile, di grande fisicità, tecnica e con un coraggio incredibile- Con la sua stazza, sulle uscite incute timore agli attaccanti avversari. Erik Tua: a dispetto del cognome, il ruolo lo costringe a gridare spesso "mia!". Portiere dall'ottimo fisico. Fin troppo un bravo ragazzo ma il lavoro dello staff del preparatore Capodici lo farà crescere anche in sfrontatezza. Aris Dragan: ha iniziato da portiere ma ha poi deciso di provare in campo. Jolly multifunzionale che ha molto lavoro da fare perché chiaramente ha passato tanto tempo tra i pali. Tommaso Tumiati: ex Savonera. Difensore arcigno e rognoso che non si arrende mai. Vuole sempre migliorarsi e ascolta. I suoi progressi sono tangibili. Christian Ciarleglio: proveniente dalla Sisport, è il  “Bruscolotti" del gruppo: "O' palo e fierr”. Ha la grinta del difensore coriaceo al quale non si può rinunciare. Luca Di Vietri: ha un passato nell'atletica leggera. Jolly che nasce ala con tanta voglia d’imparare. Ha gambe lunghe e veloci, sta facendo passi da gigante. Fisicamente è già molto avanti ma può crescere di cattiveria agonistica. Fabio Cedrato: anche lui dal Savonera. Ottima fisicità, tecnicamente pronto, anche a lui manca un po' di cattiveria agonistica. Ricorda Rugani: un ragazzo pulito di ottima prospttiva. Pietro Montemurro: il capitano e leader scelto dal mister insieme al gruppo dopo un attento sondaggio. Generosità e personalità le caratteristiche che tutti riconoscono a questo intelligente centrale difensivo che azzecca sempre i tempi d’intervento. Gioele Di Chio: altro ex Savonera. Tecnicamente tra i migliori del gruppo. Ala dal dribbling fantastico che ama far contenti i compagni servendo spesso assist. A volte forse fin troppo altruista. Federico Cerabona: visione di gioco, tecnica e personalità per questo aspirante centromediano metodista alla Arthur. Agilità, bel tiro e intelligenza completano il suo profilo. Alessandro Roncarolo: punta di diamante. Giocatore favoloso che fa reparto da solo davanti. L'ex Lanzese ha già indole da agonista e una rapidità di esecuzione da far stropicciare gli occhi. Andrea Mancin: trequartista ex Sisport. Giocatore fin troppo esigente con se stesso, dotato di un mancino da fantasista di grande tecnica. Ha una naturalezza impressionante nel trovare il passaggio filtrante ed ha un gran bel tiro da fuori. Un vero numero 10. Gianluca D’Alesio: terzo figlio del mister. Ala pura alla Franco Causio, arriva spesso sul fondo grazie alla sua rapidità. Ha le capacità per saltare spesso l'uomo e cercare l'uno contro uno, deve togliersi di dosso ogni paura perché con la voglia che ha di migliorarsi può crescere tranquillamente.  


Con la seconda maglia

   

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