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Sergio Pinna, quel rapporto fatto di amore e odio col pallone: dal Maroso da giocatore al Lucento da istruttore

I 2008 del Lucento di Pinna

I 2008 del Lucento di Pinna

Sergio Pinna, istruttore Lucento 2008 - È proprio in questi pesanti giorni che guardo fuori dalla finestra e penso cosa sarebbe stato di noi, di questo nostro sport, se il grande cartello di stop che è la pandemia non si fosse presentato all'angolo di un incrocio obbligando il mondo a dare la precedenza ad ansie e paure. Ma sono proprio questi pesanti giorni che possiamo sfruttare per tornare indietro nel tempo e con la mente ripercorrere la strada che ci ha portato ad essere quel che siamo oggi, e ciò non può che aiutarci domani a ripartire con ancora più passione e sentimento cercando di trasmettere quel che abbiamo imparato a chi ci succederà per far ripartire un altro ciclo di grandi storie. È questo il pensiero che mi si è generato parlando con Sergio Pinna, istruttore da un paio d'anni degli Esordienti '08 del Lucento. Sergio Pinna ha avuto un rapporto conflittuale col pallone, fatto di affetto e odio, come tutte le grandi storie d'amore. «Ho giocato a Venaria per tanti anni, la società a cui sono più rimasto legato oggi non c'è più, era il Virgilio Maroso. All'epoca c'erano tante squadre a Venaria, ma il Maroso era sicuramente la più forte». Agli albori della sua carriera da giocatore Sergio Pinna fa l' esterno d'attacco a sinistra, nonostante fosse destro di piede perché «allora la sfida era di giocare molto col piede debole», poi negli anni si sposta prima a centrocampo e infine si consacra come terzino, senza mai dimenticare le sue origini offensive: «Da difensore ho fatto tanti gol, correvo tantissimo e giocavo da fluidificante, anche se arrivato agli ultimi venti minuti c'era poco che riuscivo a fluidificare (ride, n.d.r.), ma alla fine mi piaceva giocare a centrocampo dove toccavo più palloni». Ora appunto, il Virgilio Maroso non c'è più, ma per Sergio Pinna vive ancora nei rapporti di amicizia che ancora oggi si tiene ben stretto con chi ha condiviso quella bellissima esperienza. Nel '98, poi, decide di appendere gli scarpini al chiodo: «Ero arrabbiato col mondo, smisi di interessarmi al mondo del calcio anche a causa del lavoro che mi occupava con turni notturni. Non riuscivo neanche a giocare a calcio a cinque talmente ero 'allergico'» e così fino al 2006 interrompe i rapporti col pallone. Quell'anno però succede qualcosa che cambierà il destino di Sergio facendolo riconciliare con il mondo del calcio: «Con mio figlio cambiò tutto, quando lui cominciò a dare i suoi primi calci al pallone io ritornai ad avvicinarmi al calcio. Mi chiamò un mio amico che mi chiese di dargli una mano al Lascaris e cominciai di nuovo a divertirmi». Sergio Pinna prende quindi il patentino per fare l'istruttore della Scuola Calcio, gli viene affidato il secondo gruppo e in poco tempo cominciano anche ad arrivare opportunità di gestire primi gruppi. «Presi anche il patentino UEFA B, ma più per una questione di visione che lavorativa, ho sempre voluto restare con gli Esordienti. È la migliore età per insegnare, i ragazzi sono delle spugne. Per come sono fatto il Settore Giovanile porta via troppa vita, ci sono troppe varianti, tattiche, arbitri... sono due mondi diversi. Il lavoro che viene fatto alla Scuola Calcio è diverso ma fondamentale per quello che viene dopo, facciamo un lavoro di base mentre alle giovanili si lavora più sulla tattica quando mentalmente i ragazzi sono già formati, hanno già un loro carattere, mentre alla Scuola Calcio si lavora sulla base». Dopo tanti anni da istruttore al Lascaris Pinna passa al Collegno Paradiso, società a cui rimane molto affezionato visti i cinque anni di lavoro che lo hanno poi portato al Lucento, società in cui è istruttore ormai da due anni: «Qua al Lucento mi trovo molto bene, mi dicevano che con il mio carattere non ci sarei rimasto a lungo ma dopo questi due anni posso dire che l'intenzione è quella di rimanere ancora almeno un anno». La filosofia di Sergio Pinna, poi, è quella di un istruttore che sa esattamente che dal mondo c'è sempre qualcosa da imparare, non c'è mai niente da buttare: «Ai miei dico sempre che da ogni mister passato o futuro c'è qualcosa da portarsi dentro, sia da chi sta simpatico sia da chi magari sta di traverso. Mai parlare male di chi c'era prima e di chi verrà dopo». Ma ora andiamo a vedere i ragazzi di cui Pinna sta plasmando il futuro preparandoli al meglio per fare il grande salto verso le giovanili:

Capitan Momo Ferjani
Capitan Momo Ferjani

Gabriele Amen: uno dei due portieri titolari della banda rossoblu. Un ragazzo di grande affidabilità con ampi margini di miglioramento. Sergio Sinchetto: l'altra metà della porta del Lucento. Anche per lui le potenzialità si vedono eccome, con i guantoni dà grande sicurezza al reparto. Momo Ferjani: capitano e leader indiscusso del gruppo, impossibile non notarlo in difesa per come si destreggia, soprattutto grazie anche al gran fisico che si ritrova. Alessandro Cicchesi: un ragazzo di squadra, estremamente estroverso che riesce a farsi voler bene da tutti. Un perno importantissimo dentro e fuori dal campo. Antonio Macrì: un difensore arcigno, al pari di Cicchesi con il quale però differisce per carattere: per Pinna è un soldatino, educato e disciplinato. Un giocatore che vorrebbero tutti. Riccardo Sgroi: con la sua ottima tecnica e con la sua capacità di leggere il gioco e di capirne i tempi riesce a sopperire a qualche mancanza a livello fisico. Federico Sogos: è un centrocampista moderno, bravo sia in fase offensiva che in fase di ripartenza. Ha una grande duttilità che gli permette di trovarsi a suo agio in mezzo al campo come pochi. Marco Orlando: ottimi piedi e gran faticatore, un vero e proprio lottatore capace di spezzare i tempi di gioco che ne fanno un elemento di grande affidabilità. Gabriele Pedalino: dalle caratteristiche simili a quelle di Orlando, possiede una grande tecnica e una considerevole cattiveria agonistica, un tipo di giocatore utile a qualunque squadra.


Federico Sogos, Fabio Tuccio e Riccardo Sgroi

Fabio Tuccio: anche quando gioca male è da 6.5, fa sempre il suo in campo. Difficile definirne le caratteristiche. Per Pinna è uno degli irrinunciabili. Lorenzo Bruni: giocatore bello rognoso, non molla mai e anche se a volte può apparire disordinato è un ragazzo su cui si può sempre contare. Recupera palloni in quantità industriale. Mirko Berardelli: è fisicamente devastante, ha un tiro potentissimo comparabile a quello di un venticinquenne. Quando è in giornata è incontenibile. Nicolò Fortunato: un pendolino sulla fascia, è dotato di una velocità impressionante e per questo gli avversari lo vedono solo col binocolo. Fisicamente devastante, non ha paura di fare a sportellate con nessuno. Flavio Calì: un esterno di grandi prospettive. Dotato di un gran fisico ha ottime potenzialità. È un ascoltatore con tanta voglia di imparare. Simone Cutrupi: una forza della natura, sui primi 5 6 metri è un flagello per le difese, difficilmente riescono a prenderlo quando parte. Molto generoso. Omar Ledda: il classico centravanti che fa a sportellate, aiuta la squadra a salire e fisicamente è bestiale. Samuele Boffano: è un po' punta, un po' ala. È dotato di piedi sopraffini che gli permettono di disegnare calcio come vuole e quando si accende salta l'uomo come se niente fosse. Ike Ogo: è tecnicamente superiore, dotato di una velocità straordinaria ma talvolta un po' troppo innamorato del pallone. Gabriel Soleti: giocatore da piazzare dietro la punta, dotato di una buonissima tecnica che fa da paio alla sua ottima visione di gioco.

 
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