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Alessandro Giglio, passione e determinazione a servizio del Barcanova

Il Borgonuovo in cui Giglio giocava nella stagione '04/'05

Il Borgonuovo in cui Giglio giocava nella stagione '04/'05

È la passione a muovere tutto, a far fare all'essere umano grandi cose, ad andare contro e superare gli ostacoli che gli si pongono davanti. Alessandro Giglio, oggi istruttore dei 2008 del Barcanova, ne sa qualcosa. «In realtà ho cominciato con il basket, giocavo con i miei compagni di classe delle elementari il pomeriggio. Mi piaceva l'agonismo dello sport di squadra. Poi in quarta mi sono trasferito in un istituto salesiano e lì ho cominciato a tirare i primi calci in un cortile. Mi piaceva molto e così ho abbandonato il basket». Detta così sembrerebbe una tipica storia delle origini calcistiche di qualunque giocatore, ma i genitori di Alessandro non erano d'accordo con il destino. «Non andavo molto bene a scuola, nella mia testa c'era solo spazio per il calcio e così i miei genitori decisero di privarmene per farmi prendere migliori voti». Ma quando c'è un sentimento così forte è difficile tenerlo a bada, anche se vuol dire rompere le regole. «Uscivo di nascosto per andare ad allenarmi alla Pro Eureka, per non farmi scoprire mi lavavo e asciugavo la roba da solo e sono andato avanti così per un po'».

Il fango

Ma ecco un nuovo ostacolo, «All'epoca ci allenavamo sui campi in terra, quindi verso ottobre, con le piogge autunnali, arrivava anche il fango e mi sporcavo molto. A quel punto diventava dura nascondere i vestiti impiastrati. Ho smesso di andare ad allenarmi». Ma la dedizione di Giglio aveva colpito qualcuno alla Pro Eureka. «Mi ricordo Carlo Ingegneri che telefonava a mia mamma per supplicarla di mandarmi, ma lei si rifiutava sempre». Il momento giusto però arriva a 18 anni per Alessandro Giglio, quando ormai maggiorenne poteva finalmente dettare le sue di regole. «Ho iniziato a giocare veramente a 18 anni amatorialmente. Poi ho fatto qualche campionato di Prima Categoria e Promozione, tutto quel che sapevo fare era da autodidatta. Zero Scuola Calcio, niente istruttori. I gesti tecnici me li sono imparati da me, ma l'istruzione mi è mancata. Detto questo posso dire che la passione mi ha fatto abbassare il gap tecnico che c'era tra me e i miei compagni».

Il cambio

Giglio gioca, e gioca fino ai 42 anni. Poi il cambio. «Mi pesava appendere gli scarpini al chiodo, quindi ho iniziato a fare l'allenatore. Mi sono detto, 'vediamo se trovo lo stesso entusiasmo e la stessa passione', e così è stato. Ho iniziato al Barcanova Salus con i Piccoli Amici. Mi è piaciuto molto, così mi sono messo a prendere corsi da istruttore per la Scuola Calcio. L'anno scorso ho preso l'UEFA D, quest'anno invece voglio prendere il C appena esce il bando. Mi piace e mi diverte, ho la stessa passione che avevo prima. Il mio unico rammarico è che se magari avessi seguito il percorso normale della Scuola Calcio avrei potuto dire la mia». Quando si parla di cuore, Giglio non ha dubbi. «Da giocatore mi sono rimasti nel cuore due club amatoriali, il Bari Club e il Borgonuovo dove ho trascorso quasi dieci anni. Giocavo con un mix di giocatori FIGC e amatoriali, ho imparato tantissimo da entrambi. Poi ho grandi ricordi di spogliatoio, con gli amici ci sentiamo ancora, ci raccontiamo ricordi, è rimasto un bel rapporto. Da istruttore invece sono ovviamente molto legato al Barcanova, anche per questo sono tornato. Ho fatto qua i miei primi passi da istruttore, ci ero già tornato tre anni fa, poi sono passato al Mercadante e infine rieccomi qua dall'anno scorso».

La bambina

Infine un bell'aneddoto che riassume perfettamente la filosofia di Alessandro Giglio: «Nel 2016 ero istruttore all'Atletico Torino, stavo seguendo dei provini e mi ricordo questa ragazzina di 10-11 anni con una grande passione per il calcio. I genitori erano contrari, ma le hanno fatto fare la prova. Era molto brava, loro però erano ancora dubbiosi così la mamma andò dall'istruttore, cioè me, per vedere se lui fosse d'accordo a non farla giocare. Cercava qualcuno che le desse ragione. Io però dissi che era veramente brava e che si vedeva che avesse voglia da vendere. Ero a supporto della figlia. Ovviamente poi la scelta la fecero i genitori. So che quell'anno non venne iscritta, ma aveva veramente una grande passione lei e secondo me oggi gioca a calcio. Era troppo convinta e determinata per lasciar perdere».

I '08 blaugrana

Ma andiamo a conoscere i 2008 del Barcanova di Alessandro Giglio uno ad uno. Francesco Cerosimo, portiere: estremo difensore dalle ottime potenzialità che eccelle nell'1 contro 1, una dote non da poco. Edoardo Agostinelli, difensore centrale: è uno che non molla mai. Dotato di un fisico roccioso, è molto forte nel corpo a corpo. Matteo Giorgio Crivet, difensore centrale: della retroguardia è sicuramente il più tecnicamente dotato, caratteristica che si lega perfettamente alla sua grande intelligenza calcistica. Stefano Cofini, difensore esterno: mette in ogni partita tutto sé stesso, con una determinazione fuori dal comune e si fa notare anche per l'eleganza con la quale tocca il pallone. Jacopo Nardella, difensore esterno: similmente al suo compagno di reparto, anche lui non demorde mai. Gran corridore accompagnato da una discreta tecnica. Alex Dagnese, centrocampista: funge da filtro in mezzo al campo, non disdegna mai il contatto fisico e la sua buona mira gli permette anche di provare spesso e volentieri il tiro. Sami Hikam, centrocampista: di poche parole fuori dal campo, ma appena poggia piede sul manto erboso si trasforma mettendo in mostra tutta la sua determinazione. Luca Morlano, centrocampista: non c'è molto da dire su di lui se non che sembra già fatto per le categorie superiori. Non è un caso che abbia già esordito con i 2007. Giglio lo definisce 'un calciatore di Serie A in miniatura'. Alessio Frascà, centrocampista esterno: complicato affrontarlo nell'1 contro 1, salta spesso e volentieri l'avversario e guai a trovarsi nella traiettoria dei suoi potenti tiri. Ettore Sut, centrocampista esterno: ambidestro, già questa è una qualità niente male, se poi si aggiunge anche la sua abilità nel dribbling diventa un giocatore che farebbe gola a molti. Andrea Beltino, attaccante: punta dall'ottimo piede sinistro, anche lui quando vuole sa far partire delle belle bombe potenti e precise dal mancino. Simone Tassone, attaccante: giocatore di grande sacrificio, corre sempre tantissimo. Sotto porta è molto concreto, ha la freddezza da rapinatore d'area.
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