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Beiborg 2008: Gianluca Barbero, un ex Juve girovago tornato a casa

La Juve di Barbero

La Juve di Barbero

Il Beiborg è una società nuova di zecca ma radicata profondamente nel territorio, non deve sorprendere quindi che alla guida dei 2008 ci sia un borgarettese doc come l’ex primavera Juve Gianluca Barbero. «Ovunque andavo mi portavo dietro il pallone, giocavo dappertutto. Sono cresciuto qua a Borgaretto, un paesino di quattro anime. Il calcio ce l’avevo già dentro, non pensavo veramente ad altro. A 4 anni mia madre mi accompagnò al campo della squadra locale, ma mi dissero che ero troppo giovane e che dovevo almeno avere 6 anni, così piansi».  Per il giovane Barbero però aspettare due anni non era un’opzione: «Avevo una gran voglia, loro la notarono e mi fecero allenare con quelli di 6 anni. Passati due anni poi cominciai anche a giocare con quelli di 8. C’era un bel gruppo di amici». Poi a 12 anni la grande occasione per il giovane attaccante, arrivano due chiamate che farebbero vacillare chiunque: «Ci chiamarono Toro e Juve, papà era granata, ma i bianconeri fecero un’offerta irrifiutabile. Ci rimasi fino in Primavera, quando c’era Gasperini ad allenare, ma quando tolsero i Berretti finii in prestito al Venaria dove vinsi anche un titolo nazionale e rimasi lì dove giocava anche Alessandro Sottil, fratello di Andrea».  Barbero poi passò all’Ivrea: «Facevamo i regionali e per poco non eravamo professionisti, poi andai al Saluzzo che giocava in Interregionale (la moderna Serie D, n.d.r.). Era tosto, avevamo contro squadre come Pontedera, Cremonese, facevamo lunghe trasferte in pullman o in aereo anche fino in Sardegna. Ci salvammo per un pelo. A 19 anni poi però mi dovetti fermare per fare il militare a Bellinzago Novarese. Ma non per molto, perché giocando dei tornei in caserma un Maresciallo mi notò e mi volle all’Oleggio dove lui era dirigente, accettai e in cambio mi lasciava i weekend liberi. Ma rimasi all’Oleggio solo due mesi, poi finii di fare il militare normalmente». Una volta tornato alla vita di tutti i giorni, Barbero torna anche a giocare a calcetto: «Partecipai a un torneo di calcio a 5 a Grugliasco, vinsi e fui capocannoniere. Mi notò un certo Agostino Toninetto che mi disse quattro cose in Piemontese e non capii una cippa. Fattostà che mi convocò per il Villafranca, in Promozione. Ero ancora proprietà del Saluzzo all’epoca. Mi portai dietro mio padre che mi traduceva. Al Villafranca venivo pagato a punti, se vincevamo prendevo 80.000 lire, 30.000 se pareggiavamo. Fu un anno buonissimo, raggiungemmo i playoff e segnai 22 gol. Poi però andò via Toninetto e me ne andai anch’io. Finii a Castagnole Piemonte, in Prima Categoria. Lì di soldi ce n’erano di meno ma l’ambiente era bellissimo, mi sentivo abbracciato dal calore della gente. Dopo un anno diventai capitano e simbolo». Ma Barbero è un girovago, si sposta di nuovo: «L’anno dopo andai a giocare in Promozione al vecchio Nichelino Calcio. Era il 2005, avevo 25 anni. Fu un anno stupendo, eravamo nel girone alessandrino, campi tostissimi. Ogni weekend macinavamo chilometri su chilometri. Centrammo comunque i playoff. Poi però mi sposai, mia moglie abitava a Chieri e così andai lì. Un mio amico mi parlava del Riva presso Chieri, c’era un progetto molto ambizioso e un Presidente pazzo che voleva protare la squadra dalla Seconda Categoria fino in Eccellenza. Vincemmo il campionato, eravamo troppo forti, ma poi l’anno dopo i soldi finirono e fallì. Ci ritrovammo tutti senza squadra».  Barbero non ebbe troppi problemi a trovare una nuova sistemazione: «Andai al Pecetto, in Prima Categoria. Andò bene, raggiungemmo i playoff e mi pagavano col bonifico. Poi nel andai via, all’Usaf Favari. Era una squadra autogestita, si mangiava sempre insieme, era un gruppo bellissimo. E poi nel 2008 mentre ero lì nacque mio figlio. Vincemmo il campionato anche senza sponsor e senza rimborsi. Salimmo in Promozione». Poi però ecco la proposta indecente: «Finalmente tornai al Borgaretto, il progetto era di salire subito in Promozione. Avevamo uno squadrone, ci prendemmo il campionato. In più ricordo il mio esordio in Coppa Piemonte con un gol da centrocampo bello bello». Ma ancora una volta, Barbero cambiò squadra: «Per motivi logistici ci spostammo a Gassino e io andai al Leinì, in Prima Categoria. C’era un bel progetto, ma qualcosa non mi convinceva, quindi sono andato subito all’Atletico Volpiano che invece volevano salvarsi da penultimi. Nel girone di ritorno segnai 9 gol e ci salvammo. Poi andai al Busignetto dove avevo un bel gruppo di amici in Seconda». Arriva infine il ritorno a Borgaretto: «Tornai ad abitare lì, ma cominciai a fare il giocatore/allenatore prima al Piossasco e poi al Volvera. Dopodiché mi lussai la spalla e a 36 anni smisi di giocare, almeno ufficialmente. La transizione da giocatore ad allenatore è stata piuttosto naturale, dopo il ritiro cominciai come allenatore in seconda al Lesna, ma sentivo di poter fare meglio del primo e mi presi bene. Andai a Beinasco, al Nichelino Hesperia e ora sono al Beiborg. Sono sempre stato con i 2008, con mio figlio. Sono ambizioso, i bambini mi arricchiscono e io arricchisco loro. Vengono qua per divertirsi, però mi devono prestare attenzione. Lavoro per il mio paese, voglio prendere i UEFA C e B. In futuro vorrei provare lo step alle giovanili fino ad arrivare alle Prime Squadre, ma dal calcio non vorrei mai uscire. Senza morirei». Infine parlando del Beiborg dice: «Abbiamo la fortuna di avere un Presidente, Claudio Semperboni, che non aspetta i soldi dal comune. Il progetto Beiborg è un progetto sportivo a 360 gradi, dalle bocce al tennis alla mountain bike. I soldi ci sono e ci sono grandi investimenti. È un progetto importante perché a Torino sud l’unico vero impianto è quello di Mirafiori dove ci giocano 500 squadre. Facendone uno qua ci prendiamo un bacino molto importante. Poi ci sono tante persone fantastiche qua, oltre al Presidente c’è il DS Daniele Bindini che si occupa anche dei Primi Calci, Giacomo D’Amico che è un neopatentato bravissimo ai 2009, Ilaria Ghilardi ai 2011, Andrea Marzotta ai 2010, Salvatore Iannone che copre i gruppi dei mister impegnati nel patentino, ma ce ne sono tanti altri da nominare». Andiamo a conoscere il gruppo dei 2008 di Barbero. Leonardo Pogliano - Estremo difensore che arriva dal baseball, buone capacità tecniche e una buona potenzialità. Simone Serra - Il giocatore multiuso che ogni istruttore vorrebbe: dove lo si mette lui gioca. Alessandro Salatino - È un esterno fluidificante, tecnicamente molto forte. Difende e attacca con la stessa determinazione. Federico Lentini - Dà una grande spinta sulla fascia, e se è in giornata fa la differenza. Mattia Amati - Giocatore dal fisico magrolino ma con una grande classe, un bellissimo giocatore. Cristian Brodella - È il bomber della squadra, quando ha lui la palla la butta dentro. Riccardo Barbero - È una bella bestia dotata di un bel sinistro, fisicamente si fa rispettare. Riccardo Moccia - Giocatore anarchico ma un bel centrocampista centrale. Tanta sostanza e qualità. Matteo Tosini - Un difensore grintosissimo che sa quando mordere, è dotato di un gran carattere. Stiven Guri - Difficilmente va in affanno, non è mai scomposto. Difensore elegante che ricorda Scirea. Giorgio Siliato - Barbero lo chiama ‘il nostro Ibrahimovic’, un mancino elegante, deve lavorare sul movimento ma è dotato di una grandissima tecnica. Antonio Prudente - Fisicamente è un po’ indietro ma ha delle buonissime potenzialità come difensore. Nicolò Galiasso - Bel giocatore dal grande carattere, è l’animo dello spogliatoio. Tommaso Mao - Esterno dotato di grande velocità, quando parte difficilmente si riesce a fermarlo.


Beiborg, i 2008 di Barbero

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