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Il 2020 della Scuola calcio, ripercorriamo le tappe di un sentiero tortuoso

Buon 2021
Se ne va l'anno più complicato di sempre nella storia della Scuola calcio. Un 2020 in cui si è giocato pochissimo: gennaio, febbraio (non tutto) e poi di nuovo settembre e ottobre (non tutto di nuovo), con in mezzo sprazzi di allenamenti dapprima individuali e poi di gruppo e poi nuovamente individuali da giugno ad agosto. Inutile soffermarci troppo su cosa già conoscete e vediamo più nel concreto quali sono state le tappe di questo 2020. Come sempre la Scuola calcio non si ferma mai, tanti bambini e ragazzi sono già scesi in campo il 2 gennaio per i consueti tornei. Almeno quelli, ad inizio anno, hanno avuto un inizio e una fine. Dal Calcio e Coriandoli del Venaria all' Alpignano in Maschera dell' Alpignano, passando per il Giuseppe Rivera del Vanchiglia, l' Alessandro Gariazzo del Borgaro o il Cristalli di Neve della Sisport arrivando all'infinito ed avvincente Pallone in Maschera del Cit Turin. Tutte manifestazioni importanti e andatesi a consolidare sempre di più negli ultimi anni. Ma è stato anche il periodo dell'innovazione portata da We Eventi con la sua Mole Cup e del Torneo della Federazione, il Fair Play Elite rivolto ai 2007 e vinto dal Torino di Gianluca Cabella in un quadrangolare finale da cuori forti in quel di Orbassano con Chisola, Venaria e Volpiano. Squadroni che non hanno potuto invece finire la preparazione del passaggio dal gioco a 9 al gioco a 11. Tra gennaio e febbraio si sono disputati anche i vari recuperi di campionato invernale slittati a causa del maltempo di fine 2019. La Delegazione di Pinerolo ha recuperato tutta l'intera ultima giornata e a Torino ci sono state tante partite anche decisive che hanno incoronato i campioni di inverno come i 2007 del Chisola di Renato Tortello che ha potuto festeggiare in coabitazione con il Mirafiori di Salvatore Incardona o i 2007 del Cenisia e i 2008 e gli Esordienti Misti del Rosta. Il Pulcino di Pasqua, il re dei tornei della Scuola calcio, era partito con le sue prime fasi dislocate sui vari campi basi dell'intero Piemonte. Poi le notizie che arrivavano dalla Cina che sembravano lontane anni luce: ' uno ha mangiato un pipistrello e ha contratto un virus!', ' in Cina non possono più uscire di casa, si misurano la febbre quando entrano nei supermercati!'. Tutte cose che facevano paura, ma che in fondo non preoccupavano più di tanto. Il pensiero degli adulti andava alla Sars, all'influenza suina, all'Ebola, tutte malattie terribili dell'ultimo ventennio che però a noi occidentali avevano sfiorato appena. E invece ecco alcune località ai più sconosciuti diventare note come Codogno e Vò Euganeo. Il resto lo sappiamo tutti. La Scuola calcio è ripartita con la prima giornata del campionato primaverile del 22 e 23 febbraio. Sabato 22 si è giocato ancora abbastanza regolarmente, domenica 23 i primi rinvii e soprattutto l'ordinanza che vietava di giocare nella città di Torino. Da lì in poi è crollato tutto. Tra l'incredulità generale e i primi casi (mai verificati) nella Scuola calcio. La follia di qualche giornalista che ha anche indicato il nome della squadra e l'anno di nascita di un bambino che avrebbe contratto il virus, rendendolo così riconoscibile e violando qualsiasi Carta del proprio Ordine. È successo anche questo e ci scusiamo a nome della categoria: è vero, anche tra i giornalisti ci sono degli idioti e dei superficiali e tra le due non so bene cosa sia peggio. Siamo a fine febbraio 2020 e l'attività viene inizialmente sospesa per una settimana. Sul nostro giornale uscito lunedì 2 marzo abbiamo fatto un'inchiesta, con richiamo in prima pagina, dal titolo 'Come vivere 7 giorni senza calcio'. A rileggerlo adesso fa un po' effetto, ma tutti noi non potevamo immaginare a cosa realmente stavamo andando incontro e all'interno del giornale parlavano i vari Responsabili delle maggiori Scuole calcio del torinese raccontando come la società si era mossa in quella settimana. Non riparte nulla, anzi chiude tutto: il 10 marzo l'Italia è in lockdown. 69 giorni in cui i bambini sono costretti a casa, ma dove c'era un senso comune molto forte. La prima quarantena era qualcosa di nuovo per tutti, terribile certo, ma c'era la voglia di superarla insieme e uniti, distanti ma uniti. E così via alle varie challenge organizzate dalle società, una anche orchestrata da noi con i ragazzi che ci hanno inviato la cronaca di una partita scritta da loro. Gli allenamenti nel giardino di casa, nel corridoio, persino in cucina. La voglia di vedersi tutti soddisfatta, ovviamente in parte, da Zoom, una piattaforma che è diventata famigliare come il televisore di casa e le scene che rimarranno nella storia dell'umanità come Papa Francesco in una Piazza San Pietro deserta. Il 4 maggio, una data molto cara ai tifosi granata, l'Italia riparte parzialmente. Anche il nostro calcio piano piano prova timidamente a riaffacciarsi. Tra le prime squadre a tornare in campo in sicurezza c'è il Cit Turin, poi via via le altre e a giugno la maggior parte delle società riparte con tutte le misure del caso: igienizzazione della mani, ingressi scaglionati, misurazione della temperatura. Si va verso ad una nuova normalità. Ma in un momento così difficile c'è stato anche chi ha avuto la voglia ed il coraggio di cominciare un nuovo percorso. Parliamo dell'ambizioso progetto della Virtus Calcio o della rinascita della storica Torinese. C'è anche chi invece ha rivoluzionato la società e qui parliamo ad esempio dell' Aviglianese, de La Nuova Lanzese o della Santenese. Tante società allungano la propria attività a tutto il mese di luglio, c'è chi rimane aperto anche ad agosto. In estate il virus opta per una parziale vacanza e a settembre la voglia di tornare a giocare è fortissima. Ripartono i grandi tornei come il Città di Rosta, il Palio di Torino e il Gran Galà della Scuola calcio. Il Superoscar incorona il Lascaris, nella Scuola calcio però è il Chisola a fare meglio di tutte. Nel Grande Slam è super Rivarolese, contrastata solo dal Settimo nella generale e dal Caselle che vince nei 2008. Durante questi tornei le società fanno del loro meglio per organizzarsi, ma non sempre le persone rispettano volentieri le restrizioni. Qualche responsabile degli impianti passa in lungo e in largo a ricordare agli spettatori di mantenere le distanza e di tenere la mascherina. Tanti rispettano, alcuni fanno finta di nulla: come per i giornalisti, anche tra i genitori c'è qualche idiota. Il campionato riprende con la sua fase autunnale, ma è un lampo. Si giocano le prime due giornate, negli Esordienti di Torino vengono disputate la metà delle partite e i rinvii si susseguono. La Scuola calcio si ferma di nuovo, dapprima vengono consentiti gli allenamenti individuali, poi per qualche settimana vengono fermati anche quelli. In questo contesto la politica fa pochissimo per le nostre realtà, mentre la Federazione non fa proprio nulla dal punto di vista economico. Anche se lancia dei buoni consigli per gli allenamenti individuali che noi stiamo riportando man mano sul nostro sito. Troppo poco comunque se ci guardiamo attorno. Dal primo lockdown abbiamo cominciato a fare delle inchieste con Sprint e Sport sulla situazione del calcio estero e delle società dilettantistiche. Per fare esempi concreti in Francia le società hanno ricevuto un trattamento totalmente diverso. Qui vi mettiamo il link per ascoltare un importante autorità federale francese che ci parla di ciò che hanno fatto loro, ma spoiler: se non volete farvi venire ulteriori mal di pancia non ascoltatelo. È stato anche l'anno in cui abbiamo dovuto dire addio a personalità molto importanti del nostro calcio. A partire da Ottavio Porta che in via Monte Ortigara, al Pozzomaina, ha costruito una famiglia prima che una grande società. Sotto la sua gestione la Scuola calcio ha ottenuto il riconoscimento a Elite e da lì sono transitati futuri professionisti come Alessandro Frara e Raffaele Alcibiade. Ci ha lasciati anche Mauro Grieco storico presidente del Pertusa Biglieri, ora Kl Pertusa, che tanto ha fatto per il quartiere e per il club di via Genova Il 2021 è arrivato e deve portare con sé speranze e passione, ma non illusioni. Il 2021 sarà probabilmente l'anno dove gettare le basi per una ricostruzione, non l'anno della ricostruzione stessa. Che si possa tornare a giocare con normalità magari a marzo è una speranza, ma non una certezza. Come fioretto per il nuovo anno alla Federazione proponiamo di pensare ad un piano B qualora si potesse tornare in campo ma con ulteriori restrizioni. Speriamo nell'inizio del campionato primaverile classico, ma se ciò non si potesse concretizzare deve esserci qualcos'altro, un intermezzo che permetta comunque ai bambini di giocare e fare attività fisica in sicurezza, perché l'esercizio per loro è fondamentale sia dal punto di vista fisico che mentale. Ma se fare il solito campionato con 10 squadre per due mesi e mezzo dovesse diventare difficile allora non si può non avere un piano B. Si pensi a qualcosa di più leggero, di meno lungo, di più sicuro, ma si pensi a qualcosa. Alle società verranno chiesti ancora tanti sacrifici. E qui non resta che appellarsi alla grande passione, perché quella è fondamentale per andare avanti. Così come lo è per il nostro giornale che senza passione non esisterebbe. I soldi non ci sono e se ne arriveranno, ne arriveranno troppo pochi. Per quanto possa essere misterioso questo 2021, l'augurio è che sia pieno di idee, di voglia di rimboccarsi le maniche e di guardare verso un orizzonte comune per il bene delle società ed in primis dei ragazzi. A tutti voi, un augurio di buon anno da parte di tutta la redazione di Terzo Tempo.  
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