Omaggio a Paolo Rossi, eroe della provincia e dell’Italia intera

Tre gol al Brasile, due alla Polonia e uno alla Germania in finale: il Pablito Mondiale

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Paolo Rossi con la Coppa del Mondo (foto wikipedia.org)
Paolo Rossi con la Coppa del Mondo (foto wikipedia.org)

Dal campetto della provincia a portare la propria nazionale a vincere il campionato del Mondo: la storia di Paolo Rossi è un po’ quella che tutti i bambini che iniziano a dare dei calci ad un pallone sognano. Se c’è uno che ce l’ha fatta quello è proprio Pablito, che iniziò a giocare a pallone all’età di 9 anni, anche un po’ più tardi di quanto si cominci adesso, almeno per quanto riguarda l’iscrizione ad una società, che in quel caso fu il Santa Lucia, squadra di una frazione di Prato, in Toscana, fondata dal dottor Paiar, medico del paese e dove giocava anche il fratello Rossano.

Paolo Rossi al Vicenza (foto wikipedia.org)
Paolo Rossi al Vicenza (foto wikipedia.org)

Pablito passò poi ad un’altra società pratese, l’Ambrosiana, e poi ancora alla Cattolica Virtus, uno dei club più importanti a livello di giovanili della provincia di Firenze. Siamo arrivati al 1972, quando a 16 anni, il talento di Paolo Rossi viene notato dalla Juventus. Un avvenimento entusiasmante per tutti, ma non per i genitori di Pablito, che si dimostrano contrari al trasferimento. Infatti già il fratello Rossano era stato chiamato dai bianconeri, ma rispedito al mittente dopo un solo anno.

Alla fine la famiglia si convince e Paolo Rossi arriva alla Juventus. Nei primi anni, tra giovanili e qualche apparizione in prima squadra (in Coppa Italia) comincia a giocare al fianco di giocatori come Dino Zoff, Franco Causio e Gaetano Scirea, che diverranno campioni del mondo insieme a lui. Nel 1975 la Juve lo manda in prestito al Como per fare esperienza, ma l’annata di rivelerà un fiasco con l’attaccante pratese che disputerà solo 6 partite. Nel 1976 però la Juve lo cede in compartecipazione al Lanerossi Vicenza e qui cambia tutto. In biancorosso trova il tecnico Giovan Battista Fabbri che crede subito il lui. Pablito segna 21 reti e il Vicenza è promosso in Serie A, ma è solo l’inizio perché l’anno successivo i veneti arrivano secondi in campionato dietro solo al Milan, Rossi con 24 gol si laurea capocannoniere della squadra e viene convocato per i Mondiali del 1978 in cui l’Italia arriva quarta.

Nel 1979 Paolo Rossi passa al Perugia, squadra che l’anno prima aveva ottenuto un incredibile secondo posto in Serie A senza mai perdere una partita. Anche qui Pablito non fallisce e segna 13 gol in campionato. Ma ecco che quando tutto sembra andare per il verso giusto arriva l’anno più brutto: i 1980. Paolo Rossi viene accusato di aver truccato la partita di campionato Avellino-Perugia e squalificato per due anni in quadro più ampio di calcioscommesse che è ricordato come lo scandalo del Totonero.

Il coinvolgimento di Paolo Rossi non è mai stato molto chiaro, ma tant’è che l’attaccante è costretto a saltare gli Europei del 1980. Nel 1981 la Juventus torna a dargli fiducia e lo tessera: la squalifica termina nel finale della stagione 1981/82 e Rossi torna in campo per le ultime tre partite dove segna anche un gol all’Udinese. L’Italia deve affrontare i Mondiali del 1982 in un clima ostico proprio a causa del calcioscommesse che continua a imperversare. Il Ct della Nazionale, Enzo Bearzot, crede fortemente in Rossi e lo convoca nonostante le sole tre partite disputate negli ultimi due anni, preferendolo a Roberto Pruzzo, il capocannoniere in carica della Serie A. Un po’ come se l’Italia di oggi non convocasse Ciro Immobile.

E arriviamo all’apice della carriera di Paolo Rossi: il Mondiale di Spagna del 1982. L’Italia è inserita in un gruppo con Polonia, Camerun e Perù. Un raggruppamento in cui vanno avanti due squadre per cui c’è la fiducia di passare quantomeno il turno agevolmente. Ma non è così, gli azzurri stentano e pareggiano tutte e tre le partite. Passano come seconda solo grazie ad un gol fatto in più rispetto al Camerun (l’Italia ne segna due con Ciccio Graziani e Bruno Conti).

Paolo Rossi con il Pallone d'oro (foto wikipedia.org)
Paolo Rossi con il Pallone d’oro (foto wikipedia.org)

Quel mondiale prevedeva poi altri quattro gironi da tre squadre con la prima di ognuno a raggiungere la semifinale. Essendo arrivata seconda l’Italia pesca l’Argentina campione in carica e il fortissimo Brasile. Gli azzurri sembrano spacciati ed invece il vero mondiale inizia proprio da lì. Con i gol di Cabrini e Tardelli l’Argentina è battuta 2-1, anche il Brasile supera l’albiceleste e la partita contro i verdeoro diventa decisiva. Contro il Brasile, Bearzot schiera Rossi dal primo minuto nonostante gli zero gol nelle prime 4 partite ed ha ragione: Paolo diventa Pablito e segna una tripletta memorabile con cui l’Italia vince 3-2.

Azzurri in semifinale opposti alla Polonia, Paolo è ormai Pablito ed infligge una doppietta che ci porta alla finale di Madrid. Ad aspettarci c’è la Germania Ovest e indovinate chi segna il primo gol? Proprio Paolo Rossi (che con sei reti si laurea capocannoniere di quell’edizione) a cui seguiranno le marcature di Marco Tardelli e Alessandro ‘Spillo’ Altobelli. I tedeschi segnano con Breitner ma è troppo tardi. Il telecronista Nando Martellini può gridare: Campioni del Mondo! Campioni del Mondo! Campioni del Mondo!

La storia è scritta. Paolo Rossi, che nell’82 si porterà a casa anche il Pallone d’oro, continuerà a giocare con la Juventus fino al 1985 giocando in attacco al fianco di Platini e Boniek e vincendo la prima Coppa dei Campioni della storia bianconera. Passerà per un anno al Milan e chiuderà la sua carriera con una stagione al Verona.

Ma l’estate del 1982 rimane nel mito, di tanti bambini che ora sono diventati adulti con negli occhi quel sogno si mezza estate. Paolo Rossi ha incarnato quel talento del bomber di provincia capace di arrivare sul tetto del mondo. A farne la descrizione forse più bella fu il giornalista Giorgio Tosatti che scrisse: «Paolo Rossi è un impasto tra Nureyev e Manolete, ha la grazia del ballerino e la spietata freddezza del torero».