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Viaggio tra i più gloriosi club del mondo: l'Ajax

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Il 18 marzo cade l'anniversario della fondazione della più famosa società calcistica olandese nonché una delle più importanti nella storia di questo sport: l' Ajax. In un giorno che li vedrà anche impegnati nella gara di ritorno degli ottavi di finale di Europa League contro lo Young Boys di Berna, conosciamo meglio la storia dei "Lanceri".

Gli esordi

Sebbene fosse già stata fondata una compagine (poi scioltasi), col nome di "Footh Ball Club Ajax" nel 1894, tutto inizia per davvero domenica 18 marzo 1900 al caffè "Oost Indié", nel centro di Amsterdam.
Floris Stempel, Carel Reeser e Han Dade, imprenditori locali, decidono di dare vita a una nuova società calcistica ispirata all'eroe omerico Aiace Telamonio. Da questa figura la squadra prende nome, soprannome dei giocatori (Aiace è infatti conosciuto come un maestro nell'uso della lancia, da cui "Lanceri") e stemma (l'attuale logo rappresenta un Aiace stilizzato composto da 11 linee a simboleggiare il numero di calciatori in campo).

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Il cafè Oost Indié nell'Amsterdam di inizio XX secolo (foto joodsamsterdam.nl)

Dopo l'iscrizione in terza divisione nel 1902 e una promozione-lampo, l'approdo alla massima divisione olandese è datato 1910.
I primi anni ai vertici del calcio olandese sono però di assestamento. Oltre ad aver dovuto cambiare la propria divisa (inizialmente a righe bianco-rosse con pantaloncini neri) in modo da distinguersi dal più anziano Sparta Rotterdam, per arrivare al primo primo trofeo nazionale gli "amsterdammers" devono passare da una retrocessione e attendere l'arrivo in panchina dell'inglese Jack Reynolds.
Considerato il pioniere del " calcio totale", Reynolds porta infatti l'Ajax alla conquista della Coppa d'Olanda nel 1917, in seguito alla finale vinta 5-0 contro il VSV di Velsen (oggi conosciuto come Telstar). Nei due anni successivi arrivano anche i primi titoli di campionato, che si moltiplicano fino a otto a cavallo tra lo scoppio e la fine della Seconda Guerra mondiale.


L'allenatore inglese Jack Reynolds (foto wikipedia.org)

Il mito del totaalvoetbal

Nonostante altri due trionfi in campionato e l'esordio in Coppa Campioni nel 1957, è a partire dalla metà degli anni '60 che l'Ajax vive il suo periodo d'oro, un decennio nel quale i Lanceri regalano pagine irripetibili di storia calcistica. Artefice su tutti dei successi bianco-rossi è un altro allenatore, questa volta olandese ma con un nome che riecheggia quello di un console romano: Marinus Jacobus Hendricus Michels, detto Rinus. Rinus Michels, allievo di Jack Reynolds, riprende i concetti di gioco del suo mentore e li porta al massimo livello: quello del suo Ajax è un calcio in cui tutti devono saper giocare in qualsiasi posizione del campo e avere velocità di pensiero, ecco perché "calcio totale".  


Rinus Michels (foto wikipedia.org)

  Sotto la guida di Michels vengono messi in bacheca diversi titoli di campionato e il primo double (campionato + coppa nazionale) nel 1967. Il grande salto di qualità avviene però in campo europeo: dopo tante partecipazioni e una finale persa nel 1969 contro il Milan, nel 1971 arriva il primo trionfo nella massima competizione continentale. La vittoria per 2-0 in finale contro il Panathinaikos è solo la prima di un triennio in cui l'Ajax si porta a casa altrettante Coppe Campioni, le ultime due rispettivamente contro Inter e Juventus. Protagonista in campo è un gruppo di giocatori fantastici, molti dei quali provenienti dal settore giovanile: uno di questi è il difensore Ruud Krol, mentre il centrocampista Johan Neeskens arriva in bianco-rosso proprio nel 1971. I colori del club olandese sono però legati soprattutto a uno dei giocatori più importanti ed influenti nella storia del calcio mondiale: Johan Cruijff. Capitano della squadra e conosciuto per aver reso celebre la maglia numero 14, Cruijff fu anche il leader della Nazionale olandese più forte di sempre, capace di arrivare a un passo dalla vittoria mondiale nel 1974.  


La mitica Nazionale olandese del 1974 (foto storiedicalcio.altervista.org)

 

Dagli anni di transizione all'ultimo trionfo europeo

Gli addii di tanti protagonisti degli anni d'oro portano inevitabilmente a un calo di risultati soprattutto in campo internazionale. Per rivedere l'Ajax vincere una coppa continentale bisogna attendere il 1987, quando è l'esplosione di due future glorie rossonere come Frank Rijkaard e Marco van Basten a garantire il successo in Coppa delle Coppe ai danni della Lokomotive Lipsia.  

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La Coppa Coppe portata in trionfo. Sullo sfondo un Marco van Basten, decisivo in finale con un gol di testa, con tanto di fascia di capitano (foto wikipedia.org)

  La grande lungimiranza e la capacità di rinnovarsi consentono però al club di Amsterdam di ritrovare in fretta la via della gloria. Come accaduto con Reynolds e Michels, a fare la differenza è nuovamente la guida tecnica. Nel 1992 le redini della squadra sono affidate a Louis van Gaal. Allenatore appena quarantenne transitato per il settore giovanile ajacida, van Gaal vince subito la Coppa UEFA (in finale contro il Torino di Mondonico), unica delle tre classiche competizioni europee che ancora mancava nella bacheca bianco-rossa. Tre anni più tardi l'Ajax torna sul tetto d'Europa: con ben 9 elementi sugli 11 titolari della sfida finale provenienti dal settore giovanile, gli olandesi battono il Milan campione in carica e si aggiudicano la Champions League. Seguono le vittorie nell'Intercontinentale contro il Gremio e nella Supercoppa europea contro il Real Zaragozza, ultimo trionfo internazionale nella storia dei Lanceri.  

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L'Ajax della stagione 1995-96 con tanti campioni "autoctoni": dai fratelli de Boer al portiere van der Sar ed Edgar Davids (foto wikipedia.org)

  Senza aver mai smesso di dominare in patria e continuando a sfornare un numero infinito di talenti, l'Ajax è recentemente tornato nell'élite europea raggiungendo la finale di Europa League nel 2017 e le semifinali di Champions nel 2019. Lo ha fatto affidando sempre le posizioni di comando a uomini formatisi all'interno del club, nella maggior parte dei casi ex-giocatori. Elementi che rendono i bianco-rossi un modello da imitare per tutte le società anche dilettantistiche che intendono porre le basi per un futuro di successi.              

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