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Viaggio tra i più gloriosi club del mondo: il Boca Juniors

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Il viaggio tra i più gloriosi club del mondo torna a far tappa in Sud America, precisamente a Buenos Aires, capitale dell'Argentina. In occasione del suo 116esimo compleanno, andiamo alla scoperta del terzo club più titolato al mondo: il Boca Juniors.  

Dalle origini al professionismo

Tutto ebbe inizio il 3 aprile del 1905, quando un gruppo di adolescenti italo-argentini di origine genovese decise di fondare un club di calcio nel quartiere La Boca di Buenos Aires.  


Esteban Baglietto, fondatore del Boca insieme ad Alfredo Scarpatti, Santiago Pedro Sana e i fratelli Juan e Teodoro Farenga (foto wikipedia.org)

  Molto particolare è la storia che portò alla scelta dei colori sociali: dopo una prima divisa bianconera e una breve parentesi celeste, fu adottata una casacca a righe bianco-azzurre per l’annata 1906-07. Quelli erano però gli stessi colori del Club Almagro, squadra che il Boca avrebbe dovuto affrontare proprio nel 1907. Dovendo scegliere per la quarta volta una nova maglia, Juan Brichetto, terzo presidente della storia xeneize (soprannome derivante dall'italiano "genovese"), decise che il compito sarebbe spettato al fato: il Boca Juniors avrebbe vestito i colori della bandiera della prima nave che di lì a poco sarebbe passata per il porto di Buenos Aires. Fu così che furono adottati il blu e il giallo, traslati dalla bandiera della Svezia. Dopo un primo periodo amatoriale che comprende gli anni ‘10 e ‘20 del secolo scorso – segnati dal primo Superclàsico (il derby col River Plate) ufficiale del 1913 e dalla prima tournée di una squadra sudamericana in Europa nel 1925 – l’entrata negli anni ‘30 segna anche l’inizio del calcio professionistico in Argentina.  

L'inizio della rivalità e i primi trionfi continentali

Con il crescere dell’importanza delle gare, cominciano inevitabilmente a sorgere anche le polemiche che accompagnano l’eterna rivalità tra Boca Juniors e River Plate. Come in occasione del match del 1931: gol dell’attaccante xeneize Franco “Pancho” Varallo viziato da una carica non fischiata sul portiere avversario. Ne scaturiscono tre espulsioni e il ritiro dalla gara dei giocatori del River: la travagliata storia del derby più infuocato del mondo inizia di fatto qui.  


L'attaccante Franco Varallo (foto wikipedia.org)

  Se i primi quindici anni di professionismo furono decisamente gloriosi – conditi da sei titoli di campionato e, nel 1940, dall’inaugurazione del leggendario Estadio José Alberto Armando, da tutti conosciuto come La Bombonera – lo stesso non si può dire del periodo 1944-1960, durante il quale gli azul y oro riuscirono a mettere in bacheca solamente un trofeo.  


La Bombonera, uno degli stadi più mitici del calcio mondiale (foto wikipedia.org)

  Proprio il 1960 va ricordato in quanto anno di nascita della Copa Libertadores, massima competizione sudamericana, della quale il Boca ha vinto ben sei edizioni, secondo solamente all’Independiente. Per veder trionfare gli xeneizes a livello continentale bisogna però attendere il 1977 quando, trascinato dall’allenatore Toto Lorenzo, il Boca batte ai rigori il Gremio. Successo che venne addirittura bissato l’anno seguente a spese dei colombiani del Deportivo Cali. Del 1978 è anche la prima storia vittoria in Coppa Intercontinentale, curiosamente giocata non contro il Liverpool campione d’Europa (che rinunciò) ma contro i finalisti del Borussia Moenchengladbach.  


L'allenatore Toto Lorenzo (foto wikipedia.org)

 

El Pibe e gli anni d'oro

Con i risultati che stentano ad arrivare gli eventi più significativi degli anni ‘80 e ‘90 sono sicuramente l’ingaggio di Diego Armando Maradona nel 1981 e il suo ritorno nel 1995, a dire il vero non particolarmente fortunato: prima per un campionato dominato e perso clamorosamente al fotofinish contro il Vélez Sàrsfiled di Carlos Bianchi; poi per una disastrosa annata 1996 durante la quale El Pibe de Oro sbaglia addirittura cinque calci di rigore. La riscossa viene così affidata proprio al tecnico Carlos Bianchi e alla crescita di un gruppo che si rivelerà il più vincente della storia xeneize: già nel ‘96 esordisce Juan Román Riquelme e nel 1997 arrivano in gruppo Martín Palermo, i gemelli Gustavo e Guillermo Barros Schelotto, i colombiani Jorge Bermúdez e Oscar Córdoba, Walter Samuel e il peruviano Nolberto Solano. Tra il 1998 e il 1999 il Boca Juniors vince entrambi i tornei nazionali (Apertura e Clausura) e fa registrare il record di 40 risultati consecutivi senza sconfitte in Primera Divisiòn. Poi, con gli anni ‘00, il club suggella la propria grandezza dominando a livello mondiale: dal 2000 al 2007 arrivano due Coppe Libertadores, due Cope Sudamericane (equivalenti dell'Europa League) e due Coppe Intercontinentali ai danni di squadre del calibro di Real Madrid (decisiva la doppietta nei 5’ iniziali di Martin Palermo) e Milan (ai rigori).   [galleria columns="2" size="full" ids="11075,11076"]  

Le recenti delusioni

Sebbene sia l'unico club argentino mai retorcesso nonché detentore dell’ultimo titolo nazionale (il 34esimo della propria storia), a livello internazionale il Boca ha dovuto subire il grande ritorno del River Plate, affrontato in due occasioni rivelatesi funeste per i colori azul y oro: oltre a esser stato eliminato dai “cugini” nelle semifinali del 2015, la doppia sfida finale di Libertadores persa ai supplementari nel 2018 è probabilmente la sconfitta più dolorosa di sempre per il popolo xeneize.
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