I 75 anni di Arrigo Sacchi, l’allenatore mai giocatore

Alla scoperta del più grande rivoluzionario del calcio italiano

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Arrigo Sacchi (foto wikipedia.org)

Così come già fatto con Giovanni Trapattoni, nel giorno del suo compleanno non si può non ricordare un altro grandissimo allenatore italiano qual è Arrigo Sacchi.

Noto per il suo percorso atipico nel mondo del calcio, il “profeta di Fusignano” è unanimemente riconosciuto per essere stato una delle figure più importanti nonché uno dei grandi innovatori di questo sport.

La carriera

Se la sua vita da calciatore è limitata a qualche breve esperienza nei campionati dilettantistici romagnoli, altrettanto non si può ovviamente dire della sua carriera da allenatore.

Fattosi notare in particolare alla guida della Primavera del Cesena, con cui vince lo scudetto nel 1982, Sacchi conosce il calcio dei grandi a Parma, che porta dalla C1 alla B nella stagione 1985-86. Poi, l’anno seguente, una doppia sfida che cambia completamente le sue prospettive: negli ottavi di Coppa Italia il suo Parma batte di misura il Milan a San Siro e, in virtù dello 0-0 al ritorno, elimina i rossoneri. È in quest’occasione che viene notato dal presidente Silvio Berlusconi, il quale non ci pensa due volte a scommetterci sopra ingaggiandolo nell’estate del 1987.

 

Ai tempi del Parma (foto wikipedia.org)

 

Mai scelta fu più azzeccata: grazie all’introduzione di metodi d’allenamento mai visti prima e a un 4-4-2 tutto basato su pressing e tattica del fuorigioco da “calcio totale“, Sacchi porta il Milan per ben due volte sul tetto del Mondo in soli quattro anni. Dopo lo scudetto del 1988 arrivano infatti due Coppe dei Campioni, due Supercoppe europee e due Coppe Intercontinentali nel biennio d’oro 1989-1990.

 

Con la Coppa Intercontinentale insieme al capitano del Milan, Franco Baresi (foto wikipedia.org)

 

Finita l’epopea rossonera – il suo Milan è anche stato votato come squadra di club più forte della storia dalla rivista World Soccer – Arrigo Sacchi prova a riportare i suoi metodi anche alla guida della Nazionale italiana, con cui riesce a raggiungere però “solo” il secondo gradino del podio ai Mondiali USA 1994.

 

Sulla panchina della Nazionale (foto wikipedia.org)

 

Dopo un deludente Europeo del 1996 tenta poi anche un’esperienza all’estero con l’Atletico Madrid, venendo però esonerato a stagione in corso. In Spagna comincia a maturare il desiderio di chiudere con la carriera da allenatore, che si concretizza nel 2001: dopo essere tornato alla guida del Parma, l’eccessiva tensione nervosa dovuta alla professione lo porta a dire addio al ruolo di tecnico (una situazione molto simile a ciò che è recentemente accaduto al tecnico della Fiorentina, Cesare Prandelli).

Inserito al terzo posto nella classifica degli allenatori di tutti i tempi della rivista France Football, Arrigo Sacchi resta il più grande rivoluzionario della storia del nostro calcio. Sempre proiettato al futuro, è stato anche coordinatore tecnico delle nazionali giovanili dal 2010 al 2014, oltreché un commentatore televisivo sempre senza peli sulla lingua.