Buon compleanno Giovanni Trapattoni, allenatore italiano per antonomasia

Ripercorriamo la carriera di uno dei tecnici più vincenti della storia

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Giovanni Trapattoni foto wikipedia.org

Dopo aver recentemente celebrato un’altra leggenda come Roberto Baggio, è il turno dell’allenatore forse più rappresentativo per la storia del nostro calcio: un buon compleanno a Giovanni Trapattoni che oggi spegne 82 candeline.

Gli inizi rossoneri

Sebbene l’ex-tecnico milanese sia conosciuto soprattutto per i grandi trionfi da allenatore, la sua carriera da calciatore è stata tutt’altro che marginale. Centrocampista vincente già a livello di giovanili con due Tornei di Viareggio, Trapattoni fu infatti parte integrante del grande Milan di Nereo Rocco, prima squadra italiana a conquistare la Coppa dei Campioni nel 1963 contro il Benfica di Eusebio, “annullato” proprio dal Trap nella finale di Wembley. Addirittura quel Milan bissò il trionfo nel 1969, anno in cui arrivò anche sul tetto del Mondo battendo nella finale Intercontinentale l’Estudiantes.

 

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Da giocatore in un derby contro l’Inter di Sandro Mazzola (foto wikipedia.org).

 

Chiusa la carriera da calciatore con la maglia del Varese, Trapattoni si spostò subito in panchina. Dopo quattro stagioni tra settore giovanile e diversi ruoli da vice nel “suo” Milan, nel 1976 fu chiamato, neanche quarantenne, a guidare la Juventus.

Il decennio d’oro con la Juventus

Con i bianconeri scrive una pagina importantissima per il calcio italiano. In ben dieci anni di carica (primato di longevità per il nostro paese), i record si sprecano. Oltre a sei scudetti (tra i quali nel 1982 quello della seconda stella) e due Coppe Italia, diventa il primo allenatore nella storia a vincere i tre trofei UEFA più importanti (Coppa Campioni, Coppa UEFA e Coppa delle Coppe) alla guida della stessa società. Durante l’ultima stagione di questo primo ciclo alla Juve porta a casa anche l’Intercontinentale vinto contro l’Argentinos Juniors, l’8 dicembre 1985.

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Con Michel Platini, leader tecnico della Juventus campione di tutto (foto wikipedia.org)

L’Inter dei record

Finita la prima esperienza bianconera, anche durante le quattro annate all’Inter il Trap si toglie tantissime soddisfazioni. Dopo le prime due stagioni ’86-’87 e ’88-’89 tutt’altro che positive, nel 1989 arriva lo “Scudetto dei record”: trionfo conquistato con cinque giornate d’anticipo facendo registrare il primato di 58 punti su 68 disponibili.

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Il Trap festeggiato dai giocatori dell’Inter per il campionato vinto battendo ogni record. Grande gruppo quello nerazzurro, contraddistinto, oltre che dagli italiani Zenga, Bergomi, Ferri, dalla presenza dei tedeschi Brehme e Lottar Matthäus (foto wikipedia.org).

Nel 1990 porta poi a Milano anche la prima Coppa UEFA della storia nerazzura, dopo una doppia sfida finale tutta italiana contro la Roma.

In giro per l’Europa

In seguito a un secondo mandato alla guida della Juventus (un’altra Coppa UEFA in bacheca nel 1993, esordio di Del Piero, tecnico più vincente della storia bianconera) il Trap inizia una serie di spostamenti che lo portano, oltre che a Cagliari e Firenze, anche al di là dei confini italiani.

Il periodo al Bayern Monaco è senza dubbio quello più importante e famoso. Iniziato tra tante difficoltà nel 1994, il primo anno in carica con i bavaresi termina dopo una sola stagione. Il Trap ha però occasione di riscattarsi già nel 1996, quando viene richiamato dal club che porta al trionfo in campionato nel 1997.

La gloria finisce però in fretta e, a metà della stagione 1997-98 (terminata dietro un impressionante neo-promosso Kaiserslautern nella corsa al titolo), arriva il momento forse più iconico della sua carriera internazionale. Si tratta della violenta sfuriata in conferenza stampa contro alcuni dei suoi giocatori, resa indimenticabile dall’ambiguità del nome di uno di essi, il centrocampista Thomas Strunz.

Dopo le sfortunatissime campagne alla guida della Nazionale italiana, il Trap passa le ultime stagioni nei club tra Benfica, Stoccarda e Salisburgo. Solo con i tedeschi non riesce a portare a casa un trofeo. Avendo però già vinto in precedenza il Meisterschale col Bayern, Trapattoni diventa comunque uno dei cinque allenatori capaci di mettere in bacheca almeno un torneo nazionale di prima divisione in quattro paesi diversi.

L’ultima avventura

La sua carriera si chiude nel 2013 con la fine dell’esperienza sulla panchina della Nazionale Irlandese, avventura sfortunata quasi quanto quella alla guida degli azzurri. Clamoroso in particolare il modo in cui dovette rinunciare ai Mondiali 2010 dopo aver subito un gol viziato da un evidente fallo di mano di Henry nella partita di ritorno del play-off valido per la qualificazione.

Un incarico durante il quale il Trap riuscì però a riportare i Boys in Green ai Campionati europei del 2012, dopo ben 24 anni dall’ultima volta.

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Sulla panchina dell’Irlanda con il vice e suo ex-giocatore Marco Tardelli (foto wikipedia.org)

Anche negli anni irlandesi non sono mancati episodi grazie ai quali il Trap è entrato ancor di più nelle simpatie di tutti: impossibile chiudere senza citare il celebre “No say the cat is in the sack when you have not the cat in the sack“.