Gino Bartali, quella volta che il campione salvò la vita a 800 ebrei

Fece arrabbiare i francesi ed evitò all'Italia una guerra civile

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Gino Bartali (foto wikipedia.org)
Gino Bartali (foto wikipedia.org)

Gino Bartali che fece arrabbiare i francesi, Gino Bartali che affrontò il giovane corridore più forte di tutti i tempi e lo sconfisse, Gino Bartali che salvò l’Italia dalla guerra civile, Gino Bartali che salvò la vita a centinaia di ebrei.

Gino Bartali è stato tutto questo, oltreché uno dei ciclisti più vincenti della storia. In questo articolo però vi raccontiamo di quel che fece Bartali durante la Seconda Guerra Mondiale, con qualche accenno alla sua carriera e ad altri episodi giusto per capire il personaggio e il contesto.

Gino Bartali (foto wikipedia.org)
Gino Bartali (foto wikipedia.org)

Bartali nacque a Ponte a Ema (Firenze) il 18 luglio del 1914. Vinse il Giro d’Italia nel 1936 e nel 1937 e il Tour de France nel 1938. Era il re indiscusso del ciclismo mondiale quando, nel 1940, un suo compagno di squadra alla Legnano, un piemontesino di un piccolo peasino dell’alessandrino chiamato Castellania, più giovane di Bartali di cinque anni, gli soffiò il trono e vinse il Giro: si chiamava Fausto Coppi.

Il Giro d’Italia del 1940 fu però l’ultimo disputato per diversi anni perché l’Italia entrò nella Seconda Guerra Mondiale. I tifosi non poterono assistere al duello tutto italiano che sarebbe dovuto avvenire e Bartali, che all’epoca aveva 26 anni, perse le stagioni migliori per vincere tanti altri trofei.

Durante la guerra Gino Bartali lavorò come riparatore di ruote di biciclette. La sua Firenze era una città abitata da molti ebrei che in quel periodo venivano deportati nei campi di concentramento e sterminio. A Bartali però tutta questa prepotenza non piaceva affatto ed entrò a far parte dell’organizzazione DELASEM (Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei).

Per questa organizzazione Bartali fece molti viaggi in bicicletta dalla stazione di Terontola-Cortona fino ad Assisi, trasportando documenti e fototessere nascosti nei tubi del telaio della bici cosicché una stamperia segreta potesse falsificare i documenti necessari alla fuga di ebrei rifugiati. Inutile aggiungere che se fosse stato scoperto dalla polizia italiana o tedesca, sarebbe stato giustiziato.

Gino Bartali non raccontò mai ciò che aveva fatto durante la Seconda Guerra Mondiale, perché come disse in una sua famosa dichiarazione: Il bene si fa e non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima e non alla giacca.

Bartali è mancato nel 2000 e solo dopo la sua morte si è venuto a sapere, con testimonianze e documenti dell’epoca, le cose che aveva fatto. Nel 2006 gli fu assegnata la medaglia d’oro al merito civile dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, per aver salvato la vita a circa 800 ebrei e nel 2013 è stato dichiarato ‘Giusto tra le nazioni’.

Ah, volete sapere come è finita tra Coppi e Bartali? Il Giro d’Italia riprese nel 1946, Coppi aveva 27 anni e Bartali già 32. Chi vinse? Vinse Bartali.

Finita qua? Macché, nel 1948 Bartali aveva 34 anni e stava correndo il Tour de France, ma aveva già 21 minuti di ritardo dal francese e idolo di casa Louison Bobet. Senonché in quei giorni in Italia era avvenuto un attentato che aveva colpito il segretario del Partito Comunista Italiano, Palmiro Togliatti.

L’Italia era in subbuglio e si temeva si potesse arrivare alla guerra civile. Il Presidente del Consiglio, Alicide De Gasperi, telefonò personalmente a Bartali chiedendogli un’impresa epica che potesse rasserenare gli animi.

Bartali, come detto, aveva 34 anni e ne erano passati 10 dalla sua vittoria al Tour, ma affrontò le ultime salite francesi con la forza di un popolo intero, recuperò lo svantaggio e trionfò. In Italia fu festa nazionale, Ginettaccio aveva vinto ancora e lo aveva fatto davanti ai francesi. La guerra civile fu scongiurata.

A regalarcene una fotografia perfetta, oltre ai tanti libri, film, e fiction, ci ha pensato un altro piemontese, il cantautore Paolo Conte che scrisse la canzone Bartali.

Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, la ricorrenza internazionale per commemorare le vittime dell’Olocausto, il genocidio contro gli ebrei.