Judo, una nobile disciplina: due chiacchiere con una judoka. Episodio 5

Greta Venticinque, dal bronzo ai campionati italiani alla nuova veste di allenatrice

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Greta Venticinque durante un incontro di Judo
Greta Venticinque durante un incontro di Judo

Concludiamo questa rubrica sul Judo con l’intervista a Greta Venticinque, judoka torinese di 26 anni. Una sportiva a tutto tondo che durante la sua carriera judoistica ha portato avanti anche lo studio, laureandosi in Scienze Motorie all’Università di Torino. Oggi è diventata allenatrice e studia per diventare osteopata.

L’amore per il Judo di Greta Venticinque nasce grazie alla scuola e grazie a papà Tino: «Il mio primo incontro con il Judo è avvenuto quando avevo 6 anni. I primi giorni di scuola guardavo attraverso le vetrate della palestra e vedevo questi signori vestiti di bianco montare dei tappetoni enormi. Sono subito rimasta affascinata. Così arrivata a casa ne ho parlato con tanto entusiasmo a mio papà e lui ha subito appoggiato la mia idea. Nel settembre del 2000 ho messo per la prima volta piede sul tatami, nella palestra della mia scuola elementare a San Mauro. Dopodiché sono passata ad allenarmi al Dojo Yoshin Ryu del maestro Giuseppe Parisi, dove sono stata per qualche anno».

Greta Venticinque ad una delle sue prime gare di Judo
Greta Venticinque ad una delle sue prime gare di Judo

La piccola Greta Venticinque però vuole fare qualcosa in più, vuole cominciare a fare delle gare. All’età di 8 anni decide di cambiare palestra: «Mio papà ha conosciuto l’Akyiama Settimo e mi ha proposto di provare lì. Appena arrivata ero spaesata, vedevo tutti questi judoka grandi e forti muoversi abilmente sul tatami. Fortunatamente ho subito incontrato Desiree, la mia compagna di allenamenti e oggi una delle mie migliori amiche.

Le gare qui si facevano ogni settimana, io amavo mettermi in gioco e mi appassionavo sempre di più a questa disciplina. Contro ogni aspettativa iniziarono ad arrivare i primi risultati importanti. Ai miei primi Campionati Italiani Cadetti arrivai quinta. Ma nel 2011 conquistai il terzo posto grazie al quale presi la cintura nera e entrai a far parte della Nazionale italiana di Judo. La prima gara con la Nazionale fu a Zagabria e anche qui mi aggiudicai la medaglia di bronzo».

Il Judo ha regalato tante amozioni a Venticinque: «Una delle emozioni più grandi che ho vissuto in questi anni è stata la vittoria della medaglia di bronzo ai Campionati Italiani. Ero finalmente riuscita a vincere con una ragazza che mi batteva sempre. Appena scesa dal tatami sono corsa ad abbracciare mio papà che mi aspettava. Lui non piange mai, ma quella volta stava piangendo. Le prime parole che gli dissi furono che gli stavo sporcando la maglia di sangue e lui mi rispose che non gli interessava, avevo vinto. Per un lungo periodo mi sono sentita bene indossando il judoji. Quando invece indossavo abiti civili non mi sentivo me stessa. Altre grandi soddisfazioni sono stati i due noni posti agli Europei di Malta e ai Mondiali di Kiev».

Venticinque vince la medaglia di bronzo ai Campionati Italiani Cadetto del 2011
Venticinque vince la medaglia di bronzo ai Campionati Italiani Cadetto del 2011

Purtroppo però ci sono anche delle emozioni più brutte: «Non potrò mai dimenticare il 7 gennaio del 2012. La mia palestra aveva ospitato una palestra proveniente dalla Liguria per un allenamento. Durante un randori mi sono rotta il legamento del crociato anteriore. Subito non ho realizzato, pensavo fosse uno dei soliti infortuni da cui ero sempre uscita con le mie gambe. Ho realizzato davvero cosa era successo solo dopo la visita in ospedale. Dopo l’operazione non vedevo l’ora di tornare sul tatami, il judo mi mancava troppo. Così dopo 1 anno e mezzo, a seguito di diverse complicazioni durante la riabilitazione, ho ripreso gli allenamenti. Purtroppo le cose non erano più come prima. Mi sono infortunata altre 2 volte sullo stesso ginocchio nel giro di pochi mesi e in seguito ho deciso di smettere con il judo agonistico».

Greta Venticinque non ha mai mollato il judo, ha continuato ad allenarsi ed è diventata allenatrice: «Non ho mai voluto abbandonare del tutto il Judo, così ho deciso di fare un corso per diventare allenatrice. Alleno bambini e adulti, sia a livello amatoriale che agonistico. Sinceramente mi trovo meglio ad insegnare agli amatori, perché ho la sensazione di riuscire a trasmettere di più sia a livello umano che didattico. Credo che il Judo sia uno sport utile al bambino, infatti è stato anche dichiarato miglior sport per la crescita del bambino dall’UNESCO. È una disciplina completa sia dal punto di vista motorio che educativo. Insegna il rispetto verso il luogo in cui si pratica e verso l’avversario. Dal punto di vista motorio invece allena diverse aree come la forza, la velocità e la coordinazione».

All’inizio nessuno si aspettava che il Judo sarebbe diventato parte della vita di Greta Venticinque, invece dopo tutti questi anni continua ad appassionarla: «Senza la mia grande passione e voglia di mettermi in gioco non sarei mai arrivata fin qui. Devo ringraziare anche i miei genitori che mi hanno sempre supportata e mi hanno seguita in tutte le gare, la mie compagne di avventure Desiree, Roberta e Viviana, e il mio allenatore Pierangelo Toniolo per avermi sempre spronata e aiutata a crescere».

VAI AL QUARTO EPISODIO DELLA RUBRICA: JUDO, UNA NOBILE DISCIPLINA