Le elezioni negli Stati Uniti: sono pazzi questi americani!

L'Election Day spiegato ai ragazzi

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Uno dei temi di attualità che hanno tenuto maggiormente banco in quest’ultima settimana è sicuramente quello riguardante l’elezione del Presidente degli Stati Uniti. Un evento importante non solo per il continente americano ma che generalmente ha risvolti cruciali per tutto il resto del pianeta. Gli Stati Uniti sono infatti una delle maggiori potenze economiche mondiali e di conseguenza il loro capo di stato risulta essere uno degli uomini più potenti al mondo. Ma come viene scelta questa figura così importante per il futuro del pianeta?

Il sistema per eleggere il Presidente ed il Congresso degli Stati Uniti (quello che in Italia si chiama Parlamento) è uno dei più complessi che esistano. Di fatto la corsa alla Casa Bianca, il luogo in cui dimora il presidente durante gli anni della sua carica, inizia ben due anni prima della vera e propria elezione. Il procedimento comincia infatti con quelle che si chiamano elezioni primarie. Nel caso in cui il presidente in carica abbia già svolto due mandati (e sia dunque alla Casa Bianca da otto anni, il massimo possibile negli USA), i cittadini sono chiamati a scegliere tra i vari candidati delle due fazioni politiche contrapposte: i democratici (centro-sinistra) e i repubblicani (centro-destra); nel caso in cui invece il presidente sia stato in carica per un unico mandato, la prassi prevede che egli si ricandidi anche per le elezioni successive (come è accaduto con Donald Trump quest’anno). Le primarie sono una specie di girone eliminatorio durante il quale i due candidati più votati (un democratico e un repubblicano) ottengono il pass per la finalissima.

Il presidente uscente Donald Trump durante una convention repubblicana

Finite le primarie i due candidati cominciano una lunga battaglia che si gioca durante le così dette convention: conferenze nazionali dei due partiti nelle quali vengono esposti i programmi politici e fatte le promesse elettorali verso i cittadini. Qui i due candidati ottengono anche la nomination formale per la corsa al titolo di presidente.

La vera e propria elezione avviene ogni quattro anni, sempre nei giorni compresi tra il 2 e l’8 di novembre. L’Election Day è un giorno molto speciale negli Stati Uniti, indicato sui calendari come se fosse una festività. In questa giornata avviene il voto finale (anche se i cittadini che ne fanno richiesta possono recarsi alle urne già nei giorni precedenti o addirittura inviare il loro voto per posta!).

Ciò che però rende davvero complicato il sistema statunitense è che i voti decisivi per la vittoria di uno dei due candidati non sono dati dai singoli cittadini (come avviene in Italia e in gran parte d’Europa) ma da quelli che si chiamano grandi elettori. Ognuno dei 50 stati U.S.A. fa storia a sé nominando un preciso numero di grandi elettori i quali danno poi il proprio voto per decretare il nuovo presidente. In tutto i grandi elettori sono 538, motivo per il quale i candidati hanno bisogno di 270 voti favorevoli per aggiudicarsi il titolo di presidente. A contare veramente nell’elezione finale è dunque la somma del voto elettorale di ciascuno stato mentre il voto popolare serve ad avere un quadro generale sull’orientamento politico della popolazione.

Joe Biden, ormai certo 46esimo presidente nella storia degli Stati Uniti

Il Presidente eletto resta in carica per quattro anni mentre il Congresso (composto da 100 senatori e 435 rappresentanti) cambia parzialmente ogni due anni. Ma perché a quattro giorni dalla votazione finale ancora non si sapeva chi avrebbe vinto? Questo è dovuto proprio alla grande complessità del sistema che non permette un facile conteggio delle schede e che dà tempo e modo per proporre ricorsi su eventuali errori commessi nello scrutinio delle schede. Ad ogni modo, per questo 2020 la deadline per chiudere ogni disputa è sancita per l’8 dicembre. Ad oggi si può comunque dire con certezza che il prossimo presidente sarà il democratico Joe Biden. Il 14 dicembre si riunirà il collegio elettorale, che procederà all’ultima votazione. Entro 9 giorni i voti saranno inviati al Senato, dove saranno contati in seduta comune dal nuovo Congresso il 6 gennaio.

Un procedimento davvero particolare dunque e difficilmente memorizzabile, ma di cui è indispensabile conoscere i tratti essenziali se si vuole capire qualcosa di come funziona una delle più grandi nazioni del mondo.