Mes Que Un Club: la storia del Barcellona dalle origini al Tiki-Taka

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Il Barcellona nel 2015 (foto wikipedia.org)
Il Barcellona nel 2015 (foto wikipedia.org)

E’ il 1899. In Inghilterra, un certo Alfred Hitchcock emette il suo primo vagito, e non lontano da lui l’italiano Guglielmo Marconi riesce ad effettuare la prima comunicazione radio internazionale. Nella sua patria, e più precisamente a Torino, viene fondata una fabbrica chiamata FIAT, mentre nella vicina Lombardia nasce una società che presto prenderà il nome di “Milan”. Dall’altra parte dell’oceano, in America, Ernest Hemingway decide di venire al mondo. Il 1899 è stato un anno pieno di eventi incredibili, ma ne ho dimenticato uno, quello che c’interessa di più…

Ci troviamo in Spagna, è il 22 ottobre quando viene pubblicato un annuncio su un piccolo giornale chiamato “Les Deportes”, che recita più o meno così: “Il nostro amico e compagno Sig. Hans Gamper, della sezione Calcio della Sociedad Los Deportes e già campione svizzero, volendo organizzare alcune partite a Barcellona, chiede che chiunque ami questo sport lo contatti”. Sembra quasi una sciocchezza, una faccenda di poco conto, il classico torneo di quartiere da organizzare con gli amici.

Hans Gamper
Hans Gamper

Indovinate un po’… furono in 10 a rispondere e a presentarsi nell’ufficio della palestra Solè. 10 persone più Gamper, per un totale di 11.

11 persone del tutto comuni che, il 29 novembre 1899, fondarono un club calcistico chiamato Futbol Club Barcelona, di cui erano anche i primi giocatori. Questo è l’inizio della leggenda.

La prima formazione del Barça era così composta:

Gualteri Wild,

Lluís d’Ossó,

Bartomeu Terrados,

Otto Kunzle,

Otto Maier,

Enric Ducal,

Pere Cabot,

Carles Pujol, (…mi ricorda qualcosa…)

Josep Llobet,

John Parsons

William Parsons

I colori della squadra furono scelti, ovviamente, da Gamper: poichè l’ultima squadra in cui aveva giocato era la Basilea, che indossava maglia rossoblu, Hans decise che sarebbero stati anche quelli della neosocietà.

La nascita della squadra e della sua bandiera furono ben viste dalla maggior parte della popolazione catalana, che iniziò a considerarle un segno di libertà che avrebbe potuto contribuire alla tanto agognata indipendenza dalla Spagna. La Catalogna, infatti, è la regione a cui fa capo la città di Barcellona, e ha delle tradizioni, una lingua e una cultura molto differenti da quelle spagnole. Per questo motivo da molti secoli la regione si batte per diventare indipendente su tutti i fronti, calcio compreso. Lo scrittore Manuel Vazquez Montalban (no, non è un parente del nostro commissario Montalbano) ha definito la squadra del Barcellona “l’esercito disarmato della Catalogna”. Ecco perchè la rivalità col Real Madrid è tanto accesa e sentita… Ma torniamo alla nostra storia e al buon Gamper.

Il primo stadio in cui la squadra potè farsi conoscere fu un campo chiamato La Escopidora, e successivamente, dal 1922 al 1957, si spostò nel campo “Les Corts”. Il “trasloco” fu dovuto al fatto che la società cominciò ad inanellare i primi successi, vincendo partite dopo partite e conquistando trofei e soprattutto tifosi. Serviva un luogo più capiente per poterli ospitare tutti, e lo stadio Les Corts sembrò la scelta più opportuna coi suoi 30.000 posti. Non ci volle molto tempo prima che si presentasse la necessità di raddoppiarli a 60.000. Lo stadio era talmente gremito di persone che i passanti, sfilandoci davanti, potevano vedere soltanto le natiche dei tifosi seduti, ed è qui che nacque il soprannome con cui, ancora oggi, sono chiamati i tifosi del Barça, i “culès”.

"culès" tifosi del Barcellona
“culès” tifosi del Barcellona

Quelli furono i primi anni d’oro per la squadra, che portò a casa 4 Coppe di Spagna e una Spanish League. Possiamo pensare a questo periodo come alla “quiete prima della tempesta”, che piombò sull’intero Stato con l’avvento della guerra civile spagnola: questi furono anni drammatici, acuiti dalle repressioni del governo e anche dall’avvicinarsi del secondo conflitto mondiale. Per questo ogni singola partita diventava un’occasione per manifestare il proprio dissenso alla dittatura di Francisco Franco: non a caso è stato allora che è nato il motto del Barcellona “mes que un club”, cioè “più che una squadra”, dato l’enorme potere che aveva.

Nel 1945, sotto la guida dell’allenatore Josep Samitier, il Barcellona si aggiudica la sua prima Liga ed entra ufficialmente nell’Olimpo delle grandi squadre, replicando poi quella prima posizione anche nel 1948 e nel 1949.

Una delle prime leggende ad aver indossato la maglia blaugrana, e considerato tuttora il più grande calciatore della società, fu Laszlo Kubala, giocatore ungherese fuggito dal proprio Paese. Gli anni in cui giocò nel Barcellona (dal 1953 al 1961) vedono la società trascinata alla vittoria di 5 coppe in un solo anno (record battuto soltanto da Guardiola): «Le sue caratteristiche tecniche? Giocava indifferentemente da mezzala o seconda punta, aveva il baricentro basso, era un po’ tozzo, non velocissimo, ma aveva davvero tanta tecnica, un gran bel tiro, un dribbling straordinario e aveva sempre il pallone attaccato ai piedi. Si allenava saltando gli ostacoli e palleggiando, qualcosa di inedito per quei tempi».

Laszlo Kubala
Laszlo Kubala

L’ingresso di un talento del genere gonfiò in maniera spropositata il numero dei tifosi, tanto che fu necessario costruire un nuovo stadio, quello che conosciamo tutti, il mitico Camp Nou, nel 1957. Tutti i tifosi volevano ammirare le prodezze tecniche di Kubala, ed è proprio grazie a lui che fu costruito lo stadio dove oggi il Barça festeggia le sue numerose vittorie in casa. All’era di Kubala seguirono altri campioni, che col passare del tempo divennero i volti della società blaugrana. Ricordiamo Luisito Suarez che segnò ben 114 gol in 216 partite, regalando alla squadra la vittoria di due campionati (1959 e 1960), due Coppe del Re e due Coppe delle Fiere, e che conquistò il Pallone d’oro nel 1960. Soltanto grazie ai soldi ricavati dalla sua cessione la società fu in grado di terminare i lavori al Camp Nou.

Negli anni settanta il Barça si prese una pausa dalle tante vittorie, cedendo al Real il primato in Liga e in tutte le altre competizioni importanti; consideriamolo come un periodo di “ripresa di fiato” prima di un’altra epoca d’oro, quella che cambiò radicalmente l’assetto della squadra e che vide entrare per la prima volta negli spogliatoi l’immenso Johan Cruijff.

Johan Cruijff
Johan Cruijff

Il giocatore di fama internazionale aveva scelto il Barça al Real, dichiarando alla stampa che non avrebbe mai giocato per un club “collegato” al dittatore Franco, e questo già bastò ad entrare nei cuori dei tifosi blaugrana; poi chiamò suo figlio Jordi, un nome catalano, e questo sciolse anche i cuori più restii. La società non vinceva il campionato da più di un decennio, ma con Cruijff le cose cambiarono: il 22 dicembre 1973 il campione olandese segnò un gol memorabile (una rovesciata di tacco, anche difficile da immaginare!) nella partita vinta contro l’Atletico Madrid, e questo lo battezzò ufficialmente alla memoria internazionale come “l’Olandese volante”; in seguito rifilò un pulitissimo 5-0 al Real Madrid. Quell’anno il Barcellona tornò a vincere la Liga. Durante la sua permanenza in squadra, Cruijff vinse due volte il pallone d’oro e consentì alla squadra di rimanere imbattuta per 67 gare in casa.

Nel 1978 Cruijff lasciò la squadra e venne eletto un nuovo presidente, Josep lluìs Núñez. Con lui molti aspetti della squadra mutarono, a cominciare dalla rosa. Núñez infatti, grazie alle imponenti finanze di cui disponeva, riuscì a portare in squadra talenti del calibro di Diego Armando Maradona, Schuster, Krankl, Simonsen e Lineker; nonostante i “grandi nomi” seminati, la società non raccolse i frutti sperati. Bisognerà attendere il ritorno di Cruijff -stavolta in qualità di allenatore- per vedere in azione il “Dream Team” degli anni 1988-1996.

Come da lui stesso rivelato ad alcuni amici, “Cambierò il mondo del calcio: i miei difensori saranno centrocampisti; giocherò con due ali ma senza una punta centrale”. E’ con questa strategia che l’olandese torna sulla panchina del Barcellona, aprendo una nuova era di successi e consacrazioni a livello mondiale. Molti volti nuovi portati in squadra ( tra cui Romario), una grande attenzione al settore giovanile e soprattutto una nuova strategia di gioco, la Masia, che si concentra su 3 aspetti principali: velocità, possesso palla, movimento. Sfiancare l’avversario, costringendolo a repentini cambi di assetto tattico, fino a sfondare la rete.

Anche gli allenamenti subirono una modifica, poiché Cruijff introdusse il Rondo, cioè un particolare torello a 5 contro 2 con un solo tocco di palla: ancora una volta si punta tutto sulla velocità di gioco per spiazzare la compagine rivale.

Grazie alla linfa fresca portata da Cruijff e soprattutto ai suoi insegnamenti, un giocatore si fa largo tra gli altri: forse lo conoscete, il suo nome è Pep Guardiola.

Cruijff e Guardiola al Barcellona
Cruijff e Guardiola al Barcellona

Direttamente dal vivaio del Barça, Cruijff lo scelse personalmente come centrocampista della prima squadra, e non potè fare scelta migliore. Con lui in formazione e altri talenti del calibro di Ronald Koeman e Albert Ferrer, il Barcellona sconfisse la Sampdoria di Mancini nella finale di Coppa dei Campioni 1990/91, portandosi a casa per la prima volta quel trofeo prestigiosissimo. Sotto la guida di Cruijff, la squadra vinse la Liga per 4 volte, portà a casa una Coppa del Re nel 1990, una Supercoppa Europea nel 1992 e 3 Supercoppe di Spagna. Cruijff è stato l’allenatore più longevo del Barça. Gli anni 90 vedono i blaugrana collezionare altri successi e molti campioni in “scuderia”: Ronaldo, Luis Figo, Ronaldinho e Rivaldo tra tutti.

E poi, quasi come una chiusura perfetta di quel cerchio iniziato da Cruijff, ecco approdare in panchina il tecnico che ha vinto tutto il vincibile: Guardiola, lo stesso Guardiola “pupillo” dello storico allenatore.

Siamo nella stagione 2008/09, negli spogliatoi giocatori come Messi, Piquè, Xavi, Iniesta, Puyol (ah, ecco dove avevo già sentito questo nome! Si chiama come uno dei primi giocatori della squadra, che combinazione…) si allacciano gli scarpini e si preparano a portare in campo gli insegnamenti di Guardiola, riassumibili nel termine tiki-taka. Di cosa si tratta? Il tiki-taka è un possesso palla inattaccabile, formato da passaggi brevissimi e a volte insensati che servono a intontire l’avversario e impedirgli di costruire l’azione. Lo stesso Xavi in un’intervista l’ha definito così: «Ricevo la palla, passo, ho la palla, passo, ho la palla, passo, ho la palla, passo.»

Come un carro armato, il Barça di Guardiola conquista la Liga, La Coppa dei Campioni, Coppa del Re, Supercoppa di Spagna, Supercoppa Uefa e Coppa del Mondo per club FIFA, mettendo a segno un sextuple da brivido.

Guardiola campione
Guardiola campione

Per elencare tutti i successi e le vittorie del Barcellona non basterebbe un’enciclopedia: basti pensare che un certo Lionel Messi (sempre fedele alla maglia blaugrana) ha vinto 6 volte il pallone d’oro. Al momento il sextuple di Guardiola rimane l’impresa targata Barça, ma rimaniamo in attesa che vengano create nuove competizioni…Tranquilli, la squadra vincerà anche quelle.

Messi e i 6 palloni d'oro
Messi e i 6 palloni d’oro