Shanaka, l’infermiere-allenatore con il gioco di squadra nelle vene

Arrivato giovanissimo in Italia, è più romano di De Rossi

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Shanaka
Shanaka Goonatilleke al lavoro

Il mondo va avanti grazie agli ingranaggi che lavorano insieme, certo, a volte ne spunta uno che attira più attenzione di altri, nomi altisonanti che all’apparenza sembrano valere 1000 dei loro pari. Ma non è così. Ogni ingranaggio è fondamentale per il funzionamento della società, e lo stesso discorso vale per lo sport. Sicuramente, poi, nella pallavolo questo valore di collettività appare ancora più fondamentale rispetto ad altri. Lo sa bene Shanaka Goonatilleke, che con la famiglia è arrivato a Roma giovanissimo dallo Sri Lanka e oggi, oltre a lavorare come infermiere, allena le ragazze Under 13 della Bosico Volley di Terni.

Shanaka, qual è il tuo ruolo nella società? 

Alleno le annate tra le ‘08 e le ‘06, ma a volte anche le più grandi ‘03 e ‘02, quando fai parte di una grande società capita spesso di dover tappare dei buchi. Poi l’allenare altre categorie serve anche per diversificare. Le ragazze sono tutte diverse, imparano in modo diverso, hanno ognuna un suo modo di assorbire, così ruotiamo e facciamo come una masterclass per appunto fare in modo che le conoscenze vengano apprese da più giocatrici possibile. Negli ultimi due anni mi è capitato di allenare dalle tredicenni fino alle diciottenni, anche se più raramente. Il mio gruppo fisso però è quello delle tredici/quattordicenni. 

Parlaci un po’ del club per cui alleni.

La società in cui alleno è la Bosico Volley, di Terni. È un club storico con un bel blasone anche se ultimamente siamo un po’ calati anche a causa di un ricambio generazionale. Poi c’è da dire che la pandemia accelererà molte questioni rimaste in sospeso, tutti vogliono velocizzare i progetti che hanno in mente. La Bosico era una società unica polisportiva, ora con il nuovo statuto è divisa in tre tra calcio, volley e basket, che ora operano come tre organi distinti e indipendenti. La Bosico Volley gioca nella parrocchia di Don Bosco, dove ci sono dei bei campi all’aperto.

È ripresa l’attività da voi? 

Le U15 sono andate a fare una semifinale la settimana scorsa, quello delle U13 invece è un gruppo che quest’anno non ha fatto campionati ma solo partitelle e questa settimana si riprende. Con le ragazze durante il lockdown ci siamo sentiti, abbiamo un gruppo whatsapp con i genitori. Avevamo chiesto se le ragazze avrebbero voluto giocare il campionato, ma molti genitori non se la sono sentita giustamente per paura, quindi non abbiamo raggiunto il numero minimo di giocatrici e per questo non ci siamo iscritti. Questa stagione ormai è andata, riprendiamo a giocare tanto per ricominciare a muoverci.

Qual è l’importanza dello sport per i ragazzi? 

Di sicuro un pensiero particolare va verso i giovani che si sono persi cose che noi grandi abbiamo avuto fortuna di fare alla loro età, questi cambiamenti in chiave locale e nazionale sono stressanti, non sono sicuramente cose semplici da gestire per i ragazzi. Riprendere è fondamentale anche solo per sfogarsi. Poi le ragazze si sono fatte sentire, Terni non è grandissima, quindi spesso le ho beccate in giro e mi chiedevano sempre quando avremmo ripreso. Qua le categorie più grandi durante le restrizioni si sono allenate in gruppi di due, senza fare assembramenti, con compostezza e attenzione, le uniche categorie in attività al chiuso erano quelle nazionali. Ora però sta riprendendo tutto, speriamo tutti che continui così.

Di mestiere sei infermiere, un lavoro molto particolare di questi tempi. Come riesci a gestire questa doppia vita?

Io per fortuna lavoro come infermiere in ambulatorio, non in un ospedale dove devi essere disponibile 24 ore su 24. In quell’ambiente è fondamentale la reperibilità. Per fortuna in ambulatorio quella situazione non c’è, perché qui si segue più un piano preciso. Ad esempio io comincio alle 8 e finisco alle 12, poi riattacco dalle 16 fino alla sera verso le 20. A volte mi capita anche di fare degli extra fuori ambulatorio a domicilio, detto questo però ho anche due pomeriggi a settimana liberi e un mezzo pomeriggio fino alle 18 invece che alle 20.

Mi tengo solo il sabato pomeriggio e la domenica per me, alleno due volte a settimana nei miei pomeriggi liberi, poi loro hanno un terzo allenamento con un altro istruttore che è il mio secondo. La sera a volte allenavo anche i più grandi amatoriali per divertimento. La dimensione di Terni aiuta a fare tante cose senza avere troppi tempi morti. 

Ti tieni parecchio occupato…

Certo, potrei benissimo farmi i cavoli miei a casa, ma la pallavolo mi diverte tanto e mi tiene impegnato, mi sono sempre sentito portato da questo punto di vista, allenare vuol dire rimanere sempre aggiornato, poi mi piace gestire la diversità nel gruppo, ognuno impara a modo suo. Devi capire qual è il trigger point che devi stimolare per farti capire da ognuna di loro. Per me questo è molto stimolante e serve tanto anche nella vita. Poi amo lo sport, lo stare insieme, il fare gruppo. È importante sapere che da solo non puoi vincere, soprattutto in questo sport. La palla che ti arriva dipende da come ha giocato il tuo compagno, non puoi tenere il pallone in mano. Sport di squadra più di questo non ce n’è. Hai una frazione di secondo per capire cosa fare, hai un tocco solo per ragionare velocemente.

Poi c’è anche un altro aspetto che è quello tecnico, devi avere un’attenzione e una concentrazione su quel che succede che va dal generale al particolare, devi analizzare ogni volta tutto: battono e devi fare attenzione a come sono messi i tuoi compagni, poi la palla arriva e l’attenzione vira su punto unico, poi c’è il passaggio e a seconda di come fai passaggio i compagni si devono muovere e così via. Aspiri sempre alla palla perfetta ma se la palla perfetta non arriva il lavoro dei compagni è quello di cercare di aggiustare l’azione.

Shanaka con alcune delle sue ragazze

Come ti sei appassionato alla pallavolo? Che percorso hai fatto?

A me la pallavolo è sempre piaciuta e in realtà mi piace lo sport in generale. Non sono mai stato un fanatico, ad esempio sono tifoso della Roma, se la fanno vedere la guardo, sennò pazienza. Da ragazzo sono sempre stato molto coordinato e scattante, ero più veloce dei miei amici, è una delle prime cose che ho imparato. La pallavolo è entrata nella mia vita quando ero in terza o quarta elementare. All’epoca c’erano le attività facoltative di pomeriggio, andavi due volte a settimana e disegnavi, facevi attività motorie, o altro ancora.

Una volta siamo andati in palestra, c’era una rete da volley e mentre la maestra tirava i palloni dall’altro lato, la palla sbattè a fil di rete e con un gesto molto coordinato e istintivo mi sono buttato verso la palla prima che cadesse. Lei è rimasta impressionata e mi ha spiegato come funzionava il volley, però la cosa è morta lì, a parte partitelle al picnic di pasquetta o beach volley non sono mai andato ad esplorare quel mondo troppo a fondo. C’è da dire che ho sempre voluto giocare, ma la mia famiglia non se lo poteva permettere.

Poi però l’occasione è arrivata…

È successo che ho incontrato una ragazza che aveva tutta la famiglia coinvolta nella pallavolo, in quel periodo ci ero fidanzato con quella ragazza. Mi fece fare un provino in una società amatoriale, la Free Time Volley. Mi piacque e così entrai in squadra piano piano, imparavo bene. Di mio sono un elemento aggregante, quindi in seguito mi hanno chiesto di allenare un gruppo continuando anche a giocare. A Roma giocai per 12 anni e per 7 anni feci anche l’allenatore. Avevo le basi ma quel che mi mancava erano i titoli per allenare più seriamente. Successivamente poi la Free Time vinse prima i provinciali e poi i nazionali la prima volta nel 2001, poi io mi spostai a Terni. Attualmente sono ancora loro i campioni in carica.

Da quando mi sono trasferito ho trovato prima una squadretta amatoriale da allenare, poi mi sono iscritto alla Federazione di Terni e in due anni e mezzo ho fatto tutti i corsi allenatore che mi servivano per poi diventare allenatore di primo grado secondo livello. Il massimo che potrei fare ora sarebbe l’allenatore in seconda in serie B. A livello di titoli mi sono fermato perché per ottenere il grado successivo la tassa comincia ad essere molto costosa, tanto da dover diventare quasi il mio primo lavoro. Per me però è un hobby, una bella cosa che faccio nei ritagli di tempo. Non voglio intaccare il mio lavoro principale che è l’infermiere.