Viaggio nelle più gloriose società italiane tra mito e storia: il Bologna

Lo squadrone che tremare il mondo fa, Bulgarelli e Pascutti e la semifinale di Coppa Uefa

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Il Bologna semifinalista in Coppa Uefa nel 1998-99 (foto wikipedia.org)
Il Bologna semifinalista in Coppa Uefa nel 1998-99 (foto wikipedia.org)

Chi conosce il Bologna solo per le stagioni calcistiche degli ultimi anni pensa ai rossoblù come una squadra che mira ad una salvezza tranquilla o, nel caso migliore, ad una posizione di metà classifica. Niente di più sbagliato, la storia e la tradizione calcistica del Bologna è una delle più importanti d’Italia e il posto che il club del capoluogo emiliano occupa attualmente è di gran lunga al di sotto del blasone della società.

I numeri non sono l’unica cosa che conta, ma prima di partire con la storia è bene mettere per inciso qualche dato per far capire di cosa stiamo parlando. Il Bologna ha vinto 7 Scudetti (5° posto assoluto in Serie A), due Coppe Italia e detiene il record italiano di 3 coppe Mitropa, ovvero la più antica competizione per club europei che si è disputata tra il 1927 e il 1992. La vittoria nel 1932 del Bologna a quest’ultima coppa rappresenta anche il primo titolo internazionale mai vinto da una squadra italiana. I rossoblù hanno vinto anche una Coppa Intertoto e il Torneo dell’Expo Universale di Parigi, ma a tutto arriveremo a tempo debito.

I PIONIERI DEL CALCIO A BOLOGNA

Siamo nel 1908 quando in città giunge il boemo Emilio Arnstein, grande appassionato di football da cui era rimasto affascinato durante il suo periodo universitario a Praga e a Vienna, inoltre, a Trieste aveva fondato una squadra di calcio chiamata Black Star Football Club. Quando arrivò a Bologna, Arnstein si informò se ci fosse un luogo dove si praticava questo sport. Venne indirizzato in Piazza D’Armi, in quelli che venivano chiamati i Prati di Caprara dove un gruppo di studenti e appassionati si dilettava a giocare.

Tra di loro c’erano i fratelli Grandi, un giovane odontoiatra svizzero di nome Louis Rauch e un gruppo di studenti del Collegio di Spagna tra cui Antonio Bernabeu, fratello di quel Santiago leggendario giocatore e presidente del Real Madrid a cui è intitolato lo stadio delle merengues. Arrigo Grandi agli allenamenti si presentava con la divisa del collegio svizzero Wiget auf Schonberg che era a quarti rosso e blu. Questi ragazzi avevano già disputato qualche amichevole con altre squadre dilettanti sotto il nome di ‘Felsineo‘.

Ma per istituire una vera e propria società ci volle l’intervento di tal cavalier Carlo Sandoni, presidente del Circolo Turistico Bolognese che si dimostrò interessato a patrocinare l’iniziativa dei ragazzi dei Prati di Caprara e con loro, la mattina del 3 ottobre 1909, convocò una riunione dalla quale nacque il Bologna Football Club.

Louis Rauch venne scelto come presidente, Arrigo Grandi come capitano della squadra. La sede fu istituita all’antica Birreria Ronzoni, i campi da gioco quelli di Prati di Caprara e le casacche quelle rosso e blu portate da Grandi. Con l’intenzione poi di iscriversi al campionato di Prima Categoria, l’allora massima serie nazionale, il Bologna si spostò sul campo ‘Cesoia’ che prendeva il nome dalla trattoria che ne era proprietaria.

La prima squadra del Bologna (foto wikipedia.org)
La prima squadra del Bologna (foto wikipedia.org)

Dopo un’amichevole disputata contro l’Internazionale, persa onorevolmente, il Bologna fu ufficialmente invitato a prendere parte al campionato di Prima Categoria. Ancora una volta però i rossoblù dovettero cambiare il terreno di gioco e scelsero lo stadio Sterlino, anch’esso però non in perfette condizioni visto che tra una porta e l’altra c’era un dislivello di un metro.

IL GRANDE BOLOGNA SUL TETTO D’ITALIA

Dopo l’interruzione delle attività a causa della Prima Guerra Mondiale (1915-1918) il Bologna tornò con grandissima fatica: le casse erano vuote, la tribuna crollata sotto i bombardamenti, molti dei soci dispersi e sette giocatori della prima squadra erano caduti sotto le armi.

Angelo Schiavio (foto wikipedia.org)
Angelo Schiavio (foto wikipedia.org)

Il Bologna aveva però tanta voglia di primeggiare. Rimessosi in piedi, il club per la prima volta acquistò un giocatore, tal Bernardo Perin preso per 2 lire dal Modena. Cosa mancava al Bologna? In quegli anni in Italia andava di moda la figura del coach, ovvero un tecnico internazionale che sapesse esportare da noi un gioco improntato al professionismo. Arrigo Grandi fu mandato a Vienna per selezionare gli aspiranti allenatori del Bologna e la scelta ricadde sull’austriaco Hermann Felsner.

Fu così che i rossoblù cominciarono ad insediarsi stabilmente nelle prime posizioni dando vita alla loro prima grande rivalità: quella con il Genoa con cui si giocò lo Scudetto nel 1923/24. In quella stessa stagione il Bologna riuscì nell’impresa di battere in campionato la Pro Vercelli che non perdeva da 10 anni.

Nel 1924/25 il Bologna vince il suo primo Scudetto. Nella finale della zona nord i ragazzi di Felsner battono proprio il Genoa ma con tantissime polemiche. I tifosi delle due squadre sono protagonisti addirittura di una sparatoria alla stazione Porta Nuova di Torino dove si disputò una delle finali. Nella storia quello è ricordato come lo Scudetto delle pistole. Lo scontro decisivo avviene sul campo neutro del Forza e Coraggio a Milano, dove assistettero alla partita solo alcuni giornalisti e pochi tifosi locali, mentre l’impianto fu presidiato all’esterno da carabinieri a cavallo.

Il Bologna ha come ultimo ostacolo l’Alba Roma, campione del girone meridionale, ma è una pura formalità. In quegli anni infatti la differenza tra squadre del nord e squadre del sud è ancora troppo elevata. Tra i protagonisti in campo di quel Bologna c’è Angelo Schiavio, uno dei giocatori più rappresentativi della storia rossoblù nonché campione del Mondo con l’Italia nel 1934, quando segnerà la rete decisiva nella finale contro la Cecoslovacchia.

Il Bologna campione d'Italia del 1924-25 (foto wikipedia.org)
Il Bologna campione d’Italia del 1924-25 (foto wikipedia.org)

Negli anni successivi il Bologna sfiora molte volte lo Scudetto. Nel 1926/27 se lo contende con il Torino. Alla fine la sputano i granata ma il titolo verrà revocato per una presunta combine in un derby della Mole. Il regolamento prevedeva che lo Scudetto passasse alla seconda classificata, il Bologna appunto, e l’allora presidente della FIGC era Leonardo Arpinati, bolognese e tifoso rossoblù. Tutto faceva presagire dunque l’assegnazione del titolo al Bologna, ma no fu così: Arpinati, probabilmente sotto pressione del regime fascista, decise di non decretare alcun vincitore. I rossoblù vinsero comunque il loro secondo Scudetto nel 1928/29. In questo contesto, il Bologna cambia definitivamente campo e passa a giocare allo Stadio Littoriale, voluto proprio da Arpinati, dove erano presenti anche campi da tennis e piscine.

LO SQUADRONE CHE TREMARE IL MONDO FA

Negli anni ’30, che ci crediate o no, il Bologna divenne la squadra più forte del mondo. Nel 1930 Felsner diede le dimissioni e venne scelto come sostituto l’ungherese Gyula Lelovics. Il club disputò nel 1932 la Coppa dell’Europa Centrale (poi Mitropa Cup) e vinse senza però disputare la finale visto che nell’altra semi tra Juventus e Slavia Praga, gli incidenti tra le due squadre portarono all’esclusione di entrambi i club. Il Bologna vinse questa competizione anche nel 1934.

Renato Dall'Ara (foto wikipedia.org)
Renato Dall’Ara (foto wikipedia.org)

La presidenza cambiò e il nuovo numero uno divenne Renato Dall’Ara, figura importantissima della storia del Bologna dove rimase fino alla morte avvenuta nel 1964. La guida tecnica fu affidata ad un altro ungherese, quell’Arpad Weisz che pochi anni prima aveva portato l’Inter alla conquista del primo Scudetto della storia nerazzurra. Con Weisz il Bologna crebbe ulteriormente, vinse altri due Scudetti oltre al prestigioso Torneo Internazionale dell’Expo Unversale di Parigi del 1937 in finale contro il Chelsea.

Nel 1938 però, a causa delle leggi razziali, Weisz che era di religione ebraica fu costretto a scappare in Olanda. Venne poi arrestato dalla Gestapo, la polizia segreta della Germania Nazista, ed ucciso nel 1944 nel campo di concentramento di Auschwitz. Al Bologna tornò Felsner in panchina che conquistò altri due Scudetti, nel 1939 e nel 1941. Il giocatore più importante di quella squadra fu Carlo Reguzzoni, campione del Mondo nel 1934 e nel 1938.

PASCUTTI E BULGARELLI E IL 7° SCUDETTO

Ezio Pascutti (foto wikipedia.org)
Ezio Pascutti (foto wikipedia.org)

Dopo il sesto Scudetto del 1941, il Tricolore passa alla Roma e poi c’è l’avvento del Grande Torino. Nel Secondo Dopoguerra e all’inizio degli anni ’50 il Bologna non riesce a mantenersi sugli stessi livelli nazionali ed internazionali. Uno dei motivi è anche l’attaccamento del presidente Renato Dall’Ara al Metodo anziché al Sistema, che era la disposizione in campo che stava andando per la maggiore da quel periodo.

Furono comunque anni importanti, con Giuseppe Viano in panchina e l’attaccante Gino Pivatelli che nel 1955/56 si laurea capocannoniere. Nel 1954 arriva l’ala Ezio Pascutti, poi dal vivaio viene promosso il centrocampista Giacomo Bulgarelli che diventerà capitano della squadra. Loro due legheranno il loro nome al Bologna per tutta la carriera, tanto che la curva dello stadio Dall’Ara è intitolata proprio a Bulgarelli scomparso nel 2009.

Giacomo Bulgarelli (foto wikipedia.org)
Giacomo Bulgarelli (foto wikipedia.org)

Nel 1960/61 in panchina arriva Fulvio Bernardini che già aveva vinto lo Scudetto con la Fiorentina nel ’56. Piano piano arrivano tutti i protagonisti che vinceranno il campionato: Pavinato, Tumburus, Foglia, Janich, Nielsen e infine Haller e Negri. Si arriva al 1963/64 quando il Bologna lotta per per i primi posti. Tuttavia il 4 marzo 1964 cinque giocatori rossoblù risultano positivi all’antidoping. Il Bologna viene penalizzato di 3 punti, ma la società e la città insorgono: il sospetto è che la Lega voglia favorire le ben più blasonate Inter e Milan.

Il Bologna chiede ed ottiene le controanalisi che scagionano i giocatori rossoblù. A fine stagione i ragazzi di Bernardini sono in testa a pari punti con l’Inter e per decretare la squadra campione d’Italia ci fu bisogno dello spareggio. Tre giorni prima della partita decisiva, il presidente Dall’Ara fu colpito da un infarto proprio mentre stava discutendo le regole dello spareggio con il presidente nerazzurro Angelo Moratti. Il 7 giugno, all’Olimpico di Roma, si disputò la partita che vide il Bologna prevalere per 2-0 con un’autorete di Facchetti e il gol di Nielsen e i giocatori rossoblù a dedicare la vittoria al presidentissimo.

Il Bologna campione d'Italia del 1963-64 (foto wikipedia.org)
Il Bologna campione d’Italia del 1963-64 (foto wikipedia.org)

I felsinei rimasero in alta classifica anche negli anni successivi vincendo due Coppe Italia, la prima nel 1970 contro il Torino con la doppietta di Giuseppe Savoldi ed Edmondo Fabbri in panchina, la seconda con il tecnico Bruno Pesaola nel 1974 contro il Palermo ai rigori.

L’INCUBO DELLA C1 E LA SEMIFINALE DI UEFA

Roberto Mancini (foto wikipedia.org)
Roberto Mancini (foto wikipedia.org)

Gli anni ’80 e ’90 furono per il Bologna un susseguirsi di alti e bassi. Anche i rossoblù furono colpiti dallo scandalo calcioscommesse del 1980. Qualche buon risultato ancora con l’allenatore Luigi Radice e un giovanissimo Roberto Mancini in campo e poi per i rossoblù arrivò una doppia e pesantissima retrocessione. Si risollevarono già alla fine degli anni ’80 con Gigi Maifredi in panchina con cui il Bologna non solo tornò in Serie A, ma anche in Europa.

Nel 1990/91 arrivò addirittura ai quarti di Coppa Uefa, eliminati solo dallo Sporting Lisbona, ma in campionato ci fu invece la retrocessione. Nel 1993 il Bologna scende nuovamente in Serie C1 e  la società fallì.

Ronaldo e Baggio (foto wikipedia.org)
Ronaldo e Baggio (foto wikipedia.org)

Presidente divenne Giuseppe Gazzoni Frascara che riportò il Bologna in Serie A già nel 1996. Nel 1997/98 approdò a sorpresa in squadra il Pallone d’Oro Roberto Baggio, che rimase sotto le due torri una sola stagione a causa dei contrasti con l’allenatore Renzo Ulivieri, ma che riportò comunque il Bologna in Europa.

La squadra, affidata a Carletto Mazzone, vinse la Coppa Intertoto e in Coppa Uefa eliminò Sporting Lisbona, Real Betis, Slavia Praga e il Lione prima di uscire in semifinale contro l’Olympique Marsiglia. La stella di quel Bologna era Giuseppe Signori, ma in squadra c’erano anche Bernt Kennet Andersson, Giancarlo Marocchi e Francesco Antonioli.

L’ULTIMO VENTENNIO

Giuseppe Signori (foto wikipedia.org)
Giuseppe Signori (foto wikipedia.org)

Dal 2000 ad oggi il Bologna è la squadra che tutti conoscete. Qualche luce e molte ombre per un club che si accontenta spesso di una salvezza tranquilla, molto lontano però dagli antichi fasti. Solo all’inizio del millennio, l’allenatore Francesco Guidolin diede vigore alla squadra aiutato dai gol dell’allora ultratrentenne Beppe Signori.

Per il resto molti cambi di proprietà fino all’attuale presidente che è Joey Saputo, anche numero uno del Montreal Impact. Il miglior risultato degli ultimi anni è il 10° posto ottenuto dall’attuale tecnico, Sinisa Mihajlovic, nella stagione 2018/19.

CURIOSITA’

  • Tra i giocatori ‘della squadra che tremare il mondo fa’ degli ani ’30, c’era anche Amedeo Biavati, l’inventore del doppio passo.
  • Tra le rivalità più accese per il Bologna c’è quella con la Fiorentina, con cui disputa il derby dell’Appennino, e quella con il Parma con cui gioca il derby dell’Emilia.
  • L’inno è Le tue ali Bologna cantata da quattro grandi tifosi rossoblù come Andrea Mingardi, Luca Carboni, Gianni Morandi (che è stato anche presidente onorario della società) e Lucio Dalla. Anche Cesare Cremonini è un tifoso del Bologna.
  • Dal 2020/2021 il Bologna ha anche la propria squadra femminile che gioca in Serie C.
  • Il Bologna nel 1939 è stata la prima squadra di calcio ospite di un programma televisivo Al cavallino baio delle trasmissioni sperimentali dell’Eiar.
  • Nel documentario Comizi D’amore del 1965, Pierpaolo Pasolini, tifosissimo rossoblù, intervista alcuni giocatori del Bologna come Pavinato, Bulgarelli, Pascutti, Negri e Furlanis.