Viaggio nelle più gloriose società italiane tra mito e storia: l’Atalanta

Da oltre 110 anni la "regina delle provinciali", la Dea si presenta attraverso un turbolento passato, con la vittoria in Coppa Italia nel 1963, ed un più che ottimistico presente

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Atalanta 1987-1988 (foto wikipedia.org)
Atalanta 1987-1988 (foto wikipedia.org)

Percorriamo il viaggio nell’intera storia de l’Atalanta, una delle più gloriose società italiane, tra mito e storia, partendo dalla nascita, oltre 110 anni fa, fino ai giorni nostri. La società di Bergamo ha sede dal 2004 nel Centro Sportivo Bortolotti, dove si allenano la prima squadra e quelle giovanili, a Zingonia, località compresa tra cinque comuni bergamaschi.

Nessun’altra società, la cui sede non sta in un capoluogo di regione, ha partecipato ad un numero così elevato, ben 60, di campionati nella massima divisione. L’Atalanta ha il primato di 13 promozioni dalla Serie B alla A. Altro record, purtroppo meno piacevole, è costituito dal fatto, sempre come club non capoluogo regionale, di non aver mai vinto lo scudetto. Queste circostanze hanno condotto l’Atalanta all’appellativo di “regina delle provinciali“.

Nel suo palmares, comunque, c’è una Coppa Italia, cinque campionati vinti in Serie B ed un esteso numero di trofei nelle competizioni giovanili. Tra queste bisogna ricordare, la vittoria degli ultimi due campionati Primavera, nelle annate 2018-19 e 2019-2020.

A livello internazionale è necessario sottolineare la partecipazione a quattro edizioni di Coppa UEFA – Europa League, due in Coppa delle Coppe. Infine, di certo non per importanza, le due partecipazioni, tra la scorsa e l’attuale edizione in corso, in Champions League.

IL NOME E LE ORIGINI DEL CLUB

Atalanta è una figura della mitologia classica, ossia greca e latina. Nata da stirpe reale, la principessa Atalanta era molto abile nella caccia e soprattutto nella corsa, tanto da affermare che avrebbe sposato l’uomo in grado di superarla. Ippomene ci riuscì con uno stratagemma. Gli scrittori antichi la descrissero come una donna forte e sicura di sé.

Atalanta raccoglie le mele lasciate cadere da Ippomene e perdendo gara di corsa
Atalanta raccoglie le mele lasciate cadere da Ippomene perdendo la gara di corsa

Quando il 17 ottobre 1907 cinque liceali di Bergamo fondarono, distaccandosi dalla Giovane Orobia, un’associazione sportiva nel capoluogo lombardo, questi trassero l’ispirazione proprio da tale eroina per costituire un nuovo club. Così nacque, in quel giorno nel primo decennio del XX secolo, la Società Bergamasca di Ginnastica e Sports Atletici Atalanta, chiamata anche la Dea.

Atalanta - il logo storico
Atalanta – il logo storico

Pur non essendo una vera divinità, tale soprannome ebbe da subito grande diffusione. Simbolo della società è, appunto, una donna abbozzata di profilo con i capelli sollevati, proprio nell’atto di correre. Alle olimpiadi di quei primi decenni parteciparono alcuni atleti della Società, soprattutto nelle discipline di nuoto, atletica e scherma. I colori sociali originari della Dea erano quelli bianconeri.

I PRIMI CAMPI DELL’ATALANTA

Fin dai suoi albori la Società Bergamasca ebbe la propria squadra di calcio, aggiungendosi all’esistente Foot-Ball Club Bergamo, attivo nella città dal 1903 al 1910. Nei primi anni di vita, la società disputò solo gare amichevoli. Queste avvennero su campi allestiti per l’occasione nella Piazza d’Armi o in un luogo di fortuna, il Campo di Marte.

Pietro Carminati, direttore della sezione calcio della Società, chiese ed ottenne, nel 1914, il riconoscimento dalla FIGC e, nello stesso anno, inaugurò il primo campo omologato. Questo, in Via Maglio del Lotto, contiene un migliaio di posti, dove si svolsero le prime competizioni ufficiali del club.

La squadra dell'Atalanta nel 1914
La squadra dell’Atalanta nel 1914

La Società Bergamasca risentì, ovviamente, dello scoppio della Grande Guerra, che coinvolse l’Italia dal maggio 1915 al novembre 1918. Il club bergamasco continuò, pur limitato per esigenze belliche, la sua attività nei tornei. A causa di esigenze economiche, la Società dovette vendere il suo campo.

IL DOPOGUERRA E LA FUSIONE

Nel 1919, a conflitto mondiale terminato, i giocatori erano davvero contati. Il problema del campo, inoltre, tornò nuovamente d’attualità. La signora Betty Ambiveri, già madrina societaria all’inaugurazione nel 1914, risolse il problema. La Clementina, un antico ippodromo sorto su un terreno di sua proprietà ai confini col comune di Seriate, divenne il nuovo campo.

Nel 1920, l’Atletici Atalanta optò, pur attraverso contrasti, per la fusione con la Società Bergamasca di Ginnastica e Scherma, dai colori biancoazzurri. Dalle ceneri dei due club sorse l’Atalanta e Bergamasca di Ginnastica e Scherma. Questa nuova realtà sportiva aveva finalmente gli attuali colori nerazzurri, visto che il bianco in comune era stato eliminato. Tale società assunse presto la denominazione odierna di Atalanta Bergamasca Calcio.

I PRIMI PROFESSIONISTI E LO STADIO PER L’ATALANTA

Cesare Lovati
Cesare Lovati

La prima parte degli anni ’20 l’Atalanta ebbe risultati buoni, sebbene non coronati da grandi trionfi. Nel 1925 il club orobico assunse Cesare Lovati, il primo tecnico professionista della sua storia, oltre ai primi due calciatori stranieri. Dall’Ungheria giunsero Gedeon Eugen Lukács, di ruolo centravanti, e Jenő Hauser, mezzala.

Hauser rimase a Bergamo una sola annata sportiva, mentre Lukács due: nella seconda lui siglò venti reti in diciotto gare. Al termine della stagione 1927-28, l’Atalanta termina prima il girone A di Prima Divisione. Promossa alle fasi finali, arriva di nuovo prima e sale nella Divisione Nazionale, un biennio prima che assumesse il nome attuale di Serie A.

Nel 1928 la società costruì ed inaugurò il nuovo stadio, in Viale Giulio Cesare. Questo sorgeva sul preesistente ippodromo, poi utilizzato dal Foot-Ball Club Bergamo e dalla Società Bergamasca di Ginnastica e Scherma. Al principio dedicato a Mario Brumana, lo stadio assunse in seguito i nomi di Comunale, Atleti Azzurri d’Italia, ed ai giorni nostri è ancora l’impianto casalingo dell’Atalanta, adesso denominato Gewiss Stadium.

Imre Payer
Imre Payer

Sempre in quel 1928 giunse nel club orobico il primo allenatore non italiano, anche in questo caso di nazionalità magiara, di nome Imre Payer.

GLI ALTALENANTI DECENNI SUCCESSIVI

Alla fine degli anni ’20 e soprattutto nel decennio successivo, in concomitanza con l’istituzione formale della Serie A, l’Atalanta visse un periodo tormentato, sospeso tra la massima divisione e la cadetteria di Serie B, e la situazione economica societaria non fu tra le più rosee.

Negli anni ’30 si distinse il calciatore ungherese József Violak, mediano che alternò le prestazioni in campo con quelle dalla panchina e proveniente dalla Juventus. Oltre a lui, si mise in mostra il portiere Carlo Ceresoli, poi ceduto all’Ambrosiana-Inter per ragioni finanziarie, e l’esterno Severo Cominelli, autore di 60 gol con la maglia nerazzurra.

Dalla stagione 1940-41, e per i successivi 18 anni, l’Atalanta rimase in A. Proprio nel primo campionato degli anni ’40, la squadra concluse al sesto posto in classifica sotto la guida di Ivo Fiorentini, autore della promozione l’annata precedente. Le vicende belliche del secondo conflitto mondiale rallentarono, fino ad interrompere, le competizioni calcistiche nazionali.

Nel dopoguerra, con precisione nell’annata 1947-48, la società bergamasca raggiunse un incredibile quinto posto in classifica, ancora con Fiorentini al timone. Da ricordare che, a Bergamo, in quegli anni la Dea sconfisse per quattro volte su cinque la storica corazzata del Grande Torino.

I giocatori bergamaschi nel campionato 1947-48
I giocatori bergamaschi nel campionato 1947-48

Negli anni ’50, l’Atalanta stabilizzò la sua posizione nella parte centrale della classifica e, in data 15 ottobre 1955, è protagonista della prima diretta televisiva nazionale. In tale occasione i nerazzurri sconfissero la Triestina per 2-0. Accusata ingiustamente di gara combinata nell’ultima gara con il Padova per la salvezza nel campionato 1957-58, l’Atalanta finisce in B. La riabilitazione arrivò un anno più tardi, mentre la squadra aveva vinto con merito il campionato cadetto. Era, intanto, arrivato a Bergamo il capitano della nazionale svedese, Bengt Olof Emanuel Gustavsson, difensore, in forza all’Atalanta dal 1956 al 1961.

VITTORIA IN COPPA ITALIA E VISIBILITA’ INTERNAZIONALE

Gli anni ’60 condussero grandi soddisfazioni al club orobico. Nella stagione 1961-62 la squadra raggiunse nuovamente il sesto posto conclusivo, nonché la semifinale della Coppa Mitropa.

L’annata seguente vide l’Atalanta conquistare la sua prima e, finora, unica Coppa Italia, riuscendo a battere il Torino per 3-1, tripletta di Angelo Domenghini, sul terreno neutro dello stadio Giuseppe Meazza di Milano.

L'Atalanta con la Coppa Italia vinta nel 1963 a Milano
L’Atalanta con la Coppa Italia vinta nel 1963 a Milano

La partecipazione, nella successiva stagione 1963-64 alla Coppa delle Coppe, purtroppo si fermò al primo turno. Il resto del decennio, pur allietato dalla partecipazione di alcune importanti competizioni internazionali, quali la Coppa delle Alpi e la Coppa Piano Kark Rappan più altre due edizioni della Coppa Mitropa, non vide brillare particolarmente la Dea.

Tra il 1965 ed il 1968 alla Dea militò l’attaccante Giuseppe Savoldi ad inizio carriera, tornandoci al suo termine nella stagione 1982-83. Nei due decenni seguenti i presidenti furono Achille Bortolotti, poi suo figlio Cesare, perito in un incidente stradale nel 1990 e quindi, per breve periodo, di nuovo il padre Achille.

CADUTA E RINASCITA DELL’ATALANTA

Gaetano Scirea veste i colori orobici nell'annata 1972-73
Gaetano Scirea veste i colori orobici nell’annata 1972-73

Tra il 1969 ed i quasi successivi vent’anni, nonostante la presenza di promettenti elementi giovanili, tra i quali un certo Gaetano Scirea, l’Atalanta dovette subire alcune altre retrocessioni in B. Nell’annata 1981-82 il club subì anche la discesa in Serie C1. Durante gli anni ’70 vestì, nel campionato 1975-76, la maglia nerazzurra il futuro juventino Antonio Cabrini.

Nella stagione 1986-87, nonostante la caduta in Serie B, l’Atalanta di Nedo Sonetti riuscì a raggiungere la finale di Coppa Italia, dovendo lasciare la vittoria al Napoli campione d’Italia. L’annata seguente vide l’arrivo sulla panchina bergamasca di Emiliano Mondonico,  che rimase fino al 1990.

Emiliano Mondonico quando era il tecnico dell'Atalanta
Emiliano Mondonico quando era il tecnico dell’Atalanta

La promozione in Serie A fu centrata subito, e la Dea approdò anche alla semifinale di Coppa delle Coppe, competizione legata alla buona prestazione precedente in Coppa Italia, pur disputando la B. Il percorso dell’Atalanta era iniziato superando i gallesi del Merthyr Tydfil ai sedicesimi di finale per 3-2 complessivo, poi i greci dell’Ofi Creta agli ottavi per 2-1, quindi i portoghesi dello Sporting Lisbona ai quarti per 3-1. Nelle semifinali gli orobici dovettero arrendersi ai belgi del Malines per 4-2 (con identico risultato di 2-1 sia all’andata sia al ritorno).

Nell’annata 1988-89, e nelle stagioni successive, l’Atalanta continuò a ottenere importanti risultati. Giunse semifinalista in Coppa Italia ed arrivò un nuovo sesto piazzamento in classifica. Ciò condusse alla prima esperienza, seppur breve perché conclusasi ai trentaduesimi di finale, in Coppa UEFA, nell’edizione seguente 1989-90, mentre in Italia la Dea finì settima in campionato.

Con l’inizio degli anni ’90 la Dea centrò un altro importante traguardo, raggiungendo i quarti di finale della Coppa UEFA dopo aver superato, nell’ordine, i croati della Dinamo Zagabria, i turchi del Fenerbahçe ed i tedeschi del Colonia, perdendo infine con i connazionali dell’Inter, poi vincitori del trofeo, per 2-0. Le prestazioni di quel decennio, all’inizio, proseguirono con un buon andamento fino all’annata 1993-94, quanto l’Atalanta retrocesse nuovamente in B.

ALCUNI IMPORTANTI ELEMENTI DEL PERIODO

Storico capitano di quegli anni, all’Atalanta dal 1984 al 1992, fu lo svedese Glenn Peter Strömberg, di ruolo libero o centrocampista.

Nel triennio 1988-91 è necessario segnalare la presenza in squadra del difensore Renzo Contratto. Lui, nato a Borgaro Torinese nel 1959 da una famiglia dell‘alto canavese, militò per sette anni nelle formazioni giovanili del Barcanova. In seguito Contratto passò, tra i club professionistici, all’Alessandria, continuando la sua carriera calcistica fino al 1995, e diventando quindi un procuratore sportivo.

Renzo Contratto veste la maglia dell'Atalanta
Renzo Contratto veste la maglia dell’Atalanta

Dal 1989 al 1992 a Bergamo giocò anche l’attaccante Claudio Paul Caniggia di nazionalità argentina, che siglò 26 reti per i colori nerazzurriCaniggia è ricordato per il gol del pareggio in Italia-Argentina, semifinale del mondiale di Italia 1990, che costrinse gli azzurri ai supplementari ed ai rigori, decretando la fine del sogno nazionale di conquistare il Trofeo Coppa del Mondo FIFA. Nell’annata 1992-93 il tecnico della squadra fu Marcello Lippi.

NUOVI ANNI DISCONTINUI PER L’ATALANTA

Nel 1994 Mondonico ritornò, restandoci quattro anni, sulla panchina orobica, il quale riuscì di nuovo a traghettare la Dea in A nel giro di una stagione. In quella del 1995-96, l’Atalanta arrivò a disputare la finale di Coppa Italia, tuttavia vinta dalla Fiorentina.

Tra l’ultimo decennio del XX secolo ed il primo del XXI, la società di Bergamo continuò ad alternare le presenze nella massima divisione e le retrocessioni in B. Molti famosi giocatori vestirono la maglia della Dea, tra i quali Filippo Inzaghi, unico capocannoniere della squadra in A nella stagione 1996-97 con 24 gol, e Christian Vieri.

Il compianto Federico Pisani, con i colori dell'Atalanta
Il compianto Federico Pisani con i colori dell’Atalanta

Il 12 febbraio 1997 perì l’attaccante atalantino Federico Pisani in un incidente stradale sull’Autostrada dei Laghi. Il club orobico dedicò a Pisani la curva Nord dello stadio, nonché il campo principale a Zingonia. Nell’annata 1999-2000 la squadra passò il comando a Giovanni Vavassori, che lo mantenne fino al 2003. Vavassori aveva già militato, nel ruolo di difensore, nell’Atalanta dal 1970 al 1972 e dal 1977 al 1982.

Il più prolifico marcatore della Dea è stato, finora, Cristiano Doni, in organico dal 1998 al 2003 e dal 2006 al 2012, per un totale di 112 gol. Autentica bandiera della società, con ben 435 presenze, è stato il difensore Gianpaolo Bellini, alle giovanili dell’Atalanta dal 1986, in prima squadra dal 1998 al 2016, ed in seguito allenatore nelle giovanili, sempre con i nerazzurri.

L’ULTIMO DECENNIO E GASPERINI

Dal 2011 la Dea è stabilmente in Serie A, pronta a raggiungere nuovi importanti obiettivi. Dal 2010 al 2016, come già avvenuto tra il 2005 ed il 2007, sulla panchina orobica sedette Stefano Colantuono. Sotto la sua gestione, l’Atalanta ottenne sei vittorie consecutive nella stagione 2013-14. Parte del merito andò all’attaccante Germán Gustavo Denis, autore di 56 reti per gli orobici.

Gian Piero Gasperini
Gian Piero Gasperini

Dal 2016 ad oggi il tecnico della prima squadra è Gian Piero Gasperini, nato a Grugliasco, presso Torino, e cresciuto, con il ruolo di centrocampista, nelle giovanili della Juventus. Sempre con i bianconeri, Gasperini ha allenato, dal 1994 al 2003, le formazioni dei giovani talenti, Primavera compresa. Con tale team lui vinse il Torneo Mondiale Giovanile di calcio “Coppa Carnevale” a Viareggio, uno dei massimi eventi del calcio giovanile mondiale, proprio nel 2003.

Dopo sette anni, non consecutivi, alla guida del Genoa, Gasperini arrivò a Bergamo, centrando subito un quarto posto in Serie A, il miglior piazzamento fino ad allora, e migliorando i record societari di vittorie e punti. Il tecnico piemontese ha lanciato alcuni giovani talenti, soprattutto il bergamasco centrocampista Roberto Gagliardini, ceduto nel 2017 all’Inter. In virtù del piazzamento raggiunto, la Dea ha potuto nuovamente disputare le competizioni europee, ossia, in questo caso, l’Europa League, nuovo nome della Coppa UEFA, la stagione seguente.

Pur arrivando soltanto ai sedicesimi di finale, la Dea ha dato conferma dell’ottimo momento di tenuta del team. Nella stessa annata, l’Atalanta ha disputato le semifinali di Coppa Italia, perse per 2-0 contro la Juventus. Il grande trend degli orobici ha ottenuto conferma nel campionato 2018-19: terzo storico posto in classifica, finale di Coppa Italia, trofeo andato alla Lazio col punteggio di 2-0, e play-off di Europa League, uscendo ai rigori contro il Copenaghen.

LA CHAMPIONS LEAGUE E L’OTTIMO PRESENTE

Il 2019 ha segnato la definitiva consacrazione della Dea, con la partecipazione alla prestigiosissima competizione europea della Champions League. L’Atalanta ha raggiunto i quarti di finale, cedendo le armi per 2-1 al Paris Saint-Germain nell’agosto 2020.

In precedenza la Dea era arrivata seconda nella fase a gironi, dietro il Manchester City, con sette punti. Agli ottavi la squadra aveva battuto il Valencia per un risultato totale di 8-4. Il loro marcatore più prolifico è stato lo sloveno Josip Iličić, nel team orobico dal 2017, con cinque centri. I nerazzurri si sono comunque consolati con un nuovo terzo posto in Serie A, e con nuovi primati: nove trionfi consecutivi, più nuovi record di punti e gol.

In questa attuale stagione calcistica, 2020-21 l’unica certezza, finora, è la nuova partecipazione alla Champions League. Collegato a questo, ci sono le sicure gare degli ottavi di finale, dove la Dea affronterà il Real Madrid, il 24 febbraio 2021 a Bergamo all’andata ed il 16 marzo nella capitale spagnola al ritorno.

Anche in questa edizione di Champions, l’Atalanta è giunta al secondo posto nel suo girone, dopo il Liverpool, con undici punti. In Coppa Italia, invece, la Dea incontrerà a Bergamo la formazione del Cagliari negli ottavi di finale a metà del prossimo gennaio 2021.

El Papu Gómez con la maglia dell'Atalanta
El Papu Gómez con la maglia dell’Atalanta

Nella rosa odierna va evidenziato l’attaccante e capitano del team, l’argentino Alejandro Darío Gómez, chiamato El Papu, a Bergamo dal 2014 ed autore di 50 reti, destinato però a lasciare la Dea nel gennaio prossimo.