Viaggio nelle più gloriose società italiane tra mito e storia: la Fiorentina

“Firenze è la culla del calcio, il luogo dove il calcio prende forma e nome.” -Museo Fiorentina

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Giancarlo Antognoni, il giocatore simbolo della storia viola (foto wikipedia.org)
Schieramento d’inizio di una partita di calcio fiorentino in piazza Santa Croce nel 1688 (foto wikipedia.org)

Ufficialmente l’ACF Fiorentina nasce nel 1926, ma la verità è che a Firenze si parla di pallone dagli albori del rinascimento con il calcio storico fiorentino, uno sport vecchio di più di 600 anni che si è giocato, si gioca e si giocherà quasi esclusivamente nei confini del capoluogo toscano. Il calcio vero e proprio, invece, arrivò importato dai soliti guasconi britannici a fine ‘800 con il Florence Football Club, poi è un passaggio di testimoni tra questi, il Club Sportivo Firenze e la Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas. Queste ultime due diedero spettacolo con un’accesa rivalità fino alla grande intuizione del marchese Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano, presidente del Club Sportivo Firenze, che convinse i rivali a fondersi con loro per dare alla luce, il 28 agosto 1926, all’Associazione Fiorentina del Calcio, semplicemente nota come Fiorentina.

I PRIMI VAGITI, RODOLFO VOLK E FELDMANN

La storica maglia biancorossa (foto wikipedia.org

La situazione calcistica in Italia nel 1926 non era dei più tranquilli sotto il regime fascista, ma dopo l’approvazione della “Carta di Viareggio” finalmente il campionato può iniziare. La Fiorentina, all’epoca ancora biancorossa come i colori di Firenze, fu iscritta in Prima Divisione, la seconda più importante a livello nazionale, e a capo di quella prima squadra c’era l’ungherese Károly Csapkay, già allenatore della Libertas che si portò con lui gran parte dei ragazzi della sua ex squadra. La Fiorentina finì il campionato al 6° posto, trascinata da Rodolfo Volk che per questioni di leva militare giocò tutta la stagione sotto il falso nome di “Bolteni”. La stagione seguente i biancorossi vennero iscritti stranamente al girone D di Prima Divisione, il gruppo dei club centro meridionali, per mancata iscrizione della Messinese. Nonostante le complicate trasferte la Fiorentina finisce il campionato al secondo posto e viene promossa in Divisione Nazionale per la prima volta tra le grandi d’Italia. Ma non dura molto, l’anno dopo la squadra di Csapkay e Gyula “sor Giulio” Feldmann viene retrocessa.

LA VOLONTÀ DELL’ARNO: DA BIANCOROSSI A VIOLA

Vasco Magrini a bordo della sua Ciabatta (foto wikipedia.org)

Il 1929 fu un anno importante per i colori, finalmente viene inaugurata la nuova maglia viola che nei decenni a venire diventerà iconica e riconosciuta in tutto il mondo. Leggenda vuole che fu frutto di un lavaggio sbagliato nell’Arno che mischiò i colori dando frutto al viola, un colore che così divenne l’incarnazione tessuta della sacra volontà del fiume che ha visto nascere e crescere la città del giglio. L’Arno volle e ottenne così una nuova promozione in A, a pari punti col Bari. Il 1931 vide una grande Fiorentina caratterizzata da un bel gioco, lo stadio nuovo di zecca e il suo giocatore più rappresentativo, ovvero il campione del mondo Pedro Petrone detto “Artillero”, che l’anno prima aveva portato all’olimpo del calcio il suo Uruguay. Lo stadio, all’epoca di nome Giovanni Berta, venne inaugurato dal celebre aviatore fiorentino Vasco Magrini che dal suo biplano “Ciabatta” lanciò il pallone in campo prima della partita con la Roma. Nello stesso prepartita, tra l’altro, esordiscono anche le note della Canzone Viola di Narciso Parigi, tuttora inno della Fiorentina. Quell’anno i viola finirono al quarto posto grazie ai 25 gol in 27 presenze dell’”Artillero”. 

IL RITORNO IN A, LA PRIMA COPPA ITALIA E LA GUERRA

Ferruccio Valcareggi negli anni ’40 (foto wikipedia.org)

Appena un paio d’anni dall’amara retrocessione la Fiorentina non solo tornò in Serie A nel ‘39 ma vince anche il suo primo trofeo. È il 1940, in panchina c’è l’austriaco Rudolf Soutschek e la viola è in finale di Coppa Italia dopo aver superato il Milan 5-0, la Lazio 4-1 e la Juventus per 3-0 con doppietta di Celoria e gol di Baldini. Siamo al Berta, il Genova 1893 deve arrendersi al gol del solito Celoria e alle parate decisive di Griffanti portando a Firenze il primo tanto agognato trofeo appena 16 giorni dopo l’entrata in guerra dell’Italia il 10 giugno 1940. Il campionato ‘40-’41 segna tutte le società, ma la Fiorentina continua a incantare con Menti, Geigerle ma soprattutto con il leggendario Ferruccio Valcareggi, giocatore di spiccata eleganza tecnica e lealtà che con Menti segnerà 25 reti regalando ai viola un bel terzo posto e tredici reti in tre incontri rifilati alla Juventus che fanno sempre piacere come record. Negli anni successivi la ferita della guerra si allarga e si infetta, la Fiorentina dopo aver perso Menti che se ne andò al Torino perde in guerra Armando Frigo, fucilato nel ‘43, Bruno Neri nel ‘44 e Vittorio Staccione che fu arrestato dalla polizia di Madonna di Campagna e deportato a Mauthausen dove morì nel ‘45. 

DAL DOPOGUERRA AL PRIMO SCUDETTO PORTATO DAGLI ALIENI

Bomber Virgili ai tempi dello scudetto (foto wikipedia.org)

È il ‘46, l’Italia si appresta a giocare il primo vero campionato di calcio del dopoguerra, ma non tira aria serena in riva all’Arno: la difesa non funziona e la dirigenza cerca di risolvere il problema cambiando l’allenatore tre volte: diciassettesimo posto. Ma chi lavora nell’ambiente sa che qualcosa bolle in pentola, perché da una grande delusione c’è sempre il potenziale per una grande crescita. Nella stagione successiva arriva Luigi Ferrero come Direttore Tecnico che dona una nuova linfa alla squadra: con il solito Valcareggi e bomber Galassi i viola arrivano a un insperato settimo posto. Nelle stagioni a seguire la viola migliora di anno in anno, con gli arrivi di Chiappella dal Pisa e gli exploit dell’esperto Rosetta e delle giovani promesse Cervato e Magnini i gigliati conquistano anche un bel quarto posto nel ‘52. L’anno dopo arriva anche Fulvio Bernardini a sedere sulla panchina e dopo un anno di transizione culminato col settimo arrivano Segato, Prini e Gratton, fondamentali per lo scudetto sfiorato nel ‘53-’54. Quella stagione è stata però soprattutto l’annata della difesa, punto forte dei viola di mister Bernardini, che fu chiamata in blocco in nazionale. La stagione dopo è stellare ma non per motivi calcistici, la Fiorentina finirà con un quinto posto, ma perché segnata da un avvenimento che viene ancora oggi studiato dagli ufologi e dai programmi pseudo scientifici. È l’autunno del 1954, al Comunale si sfidano Fiorentina e Pistoiese, partita che però non vedrà mai la fine a causa di oggetti non identificati che sorvolarono l’odierno Franchi sopra gli occhi di 10.000 sbigottiti spettatori. Partita sospesa per UFO, unico caso nella storia. Ma quelli non furono gli unici alieni arrivati quell’anno. Giuliano Sarti e Giuseppe Virgili. Due nomi entrati nel mito e nella leggenda. Quello del primo scudetto del ’56 sarà un campionato indimenticabile, la vittoria per 4-0 a Torino con la Juve, con Julinho e Virgili a dare spettacolo in un’intesa che accompagnerà i viola fino in fondo, il successo importantissimo in casa del Milan per 0-2 con il rossonero Buffon ad impedire un passivo più ampio, l’iniziale lotta con l’Inter per la vetta, le giocate di Miguel Montuori, le parate di Sarti, gli irrinunciabili Gratton e Segato, tutti sotto la guida del Maestro Fulvio Bernardini. I viola termineranno quell’incredibile cavalcata a 53 punti a +12 sul Milan e con un solo, clamoroso, k.o. arrivato all’ultima partita con il Genoa.

Julinho Botelho e Miguel Montuori (foto wikipedia.org)

La storica formazione: Sarti, Magnini, Cervato, Chiappella, Rosetta, Segato, Julinho, Gratton, Virgili, Montuori, Prini, Bartoli, Carpanesi, Mazza, Orzan, Scaramucci, Bizzarri. All. Bernardini. 

LA FINALE IN COPPA DEI CAMPIONI E LA COPPA DELLE COPPE IN BACHECA

Le formazioni della finale della Coppa dei Campioni del ’57 (foto wikipedia.org)

Il 1957 vede un’altra grande stagione per i viola, questa volta a livello internazionale, con il trionfo nella Coppa Grasshopper, competizione organizzata dalla società svizzera, e soprattutto per la prima storica volta di un’italiana in finale di Coppa dei Campioni. La Fiorentina elimina in sequenza Norrköping, Grasshopper e Stella Rossa, ritrovandosi così ad affrontare in finale i campioni uscenti del Real Madrid di Di Stefano. Sarà una partita che darà fiato a miriadi di polemiche. I viola giocheranno una grande partita al Santiago Bernabeu davanti a 125.000 spettatori ma a 20’ dalla fine sul risultato di 0-0 c’è un grave errore dell’arbitro olandese Leo Horn che concede un calcio di rigore per un fallo avvenuto nettamente fuori dall’area. Rimane però nell’inchiostro delle stampe locali la memoria di una grande Fiorentina quella notte. La viola è ormai una grande del calcio italiano e tra il ‘57 e il ‘61 colleziona quattro secondi posti consecutivi. I tifosi strabordano dallo stadio ad ogni partita, letteralmente, tanto che nel ‘57 in un match contro la Juve le balaustre cedono e si sfiora la tragedia, fortunatamente però non ci furono vittime.

Kurt Hamrin, il giocatore più prolifico della storia viola con 208 gol (foto wikipedia.org)

In questi anni sulla panchina viola si alternano, dopo Bernardini, l’ungherese Lajos Czeizler, l’ex merengue Luis Carniglia e ancora dall’Ungheria Nándor Hidegkuti che nel ‘61 arriverà a vincere anche una Coppa delle Coppe affondando nella doppia finale i Rangers di Glasgow grazie ai gol di Luigi Milan e di Kurt Hamrin. L’unica macchia della stagione sarà il ritiro dal calcio di Miguel Angel Montuori dopo una pallonata al volto a soli 29 anni. L’anno dopo i viola rischiano la doppietta, perdendo la Coppa delle Coppe solo in finale contro l’Atletico Madrid. I ragazzi di Hidegkuti però viaggiano anche in campionato grazie ai gol di Hamrin terminando il campionato al terzo posto. 

LA FIORENTINA YÉ-YÉ DI BERNARDINI: ARRIVA IL SECONDO SCUDETTO

“Picchio” De Sisti tra un allenamento e l’altro (foto wikipedia.org)

La svolta arriva nella stagione ‘65-‘66 con l’arrivo di due colonne come “Picchio” De Sisti e Rogora, si presentano i giovani Merlo e “Cavallo Pazzo” Chiarugi che si aggiungono ai già presenti Brizi e Ferrante. Infine lascia Firenze Kurt Hamrin che proseguirà la sua fortunata carriera al Milan, fa il suo percorso inverso Amarildo. La base per la Fiorentina del secondo scudetto è questa. È una Fiorentina giovane, troppo per alcuni, la stampa la chiama “Fiorentina yé-yé” e non è certamente tra le favorite per lo scudetto. Parte però subito col botto la viola vincendo all’Olimpico contro la Roma di Helenio Herrera, poi una piccola battuta d’arresto col Bologna ma dopodiché la Fiorentina non si fermerà più travolgendo tutti e macinando punti su punti vincendo spesso di misura, evidenziando la filosofia di mister Bruno Pesaola che racconta di pragmaticità e concentrazione. La lotta per il titolo prosegue con Cagliari e Milan, ma la partita decisiva arriva a Torino contro i bianconeri, quest’anno a fare da semplice comparsa. Gli spalti sono invasi da diecimila sciarpe e bandiere viola. Il primo tempo è segnato da un paio di parate eccezionali da parte del viola Superchi, ma il secondo è tutto della Fiorentina con Chiarugi e Maraschi che chiudono la pratica e forti del pareggio del Milan si laureano campioni d’Italia per la seconda volta, a 13 anni dalla prima.

Gli eroi del ‘69: Superchi, Rogora, Mancin, Esposito, Ferrante, Brizi, Chiarugi, Merlo, Maraschi, De Sisti, Amarildo, Bandoni, Cencetti, Danova, Mariani, Pirovano, Rizzo e Stanzial. All. Pesaola.

GLI ANNI ‘70, GIANCARLO ANTOGNONI E ROBERTO BAGGIO

La “B2”, Baggio e Borgonovo (foto wikipedia.org)

Gli anni ‘70 non videro una Fiorentina molto fortunata dal punto di vista dei risultati oltre a una Coppa Italia nel ‘75 e una Coppa di Lega italo-inglese, ma nel ‘73 esordì a 18 anni una vera e propria leggenda che divenne bandiera, ovvero il mitico Giancarlo Antognoni. Ma arrivano finalmente gli anni ‘80. Passa solo una stagione e già nell’81-’82 i viola tornano a lottare per lo scudetto. Oltre al Capitano quell’annata in veste viola ci sono Graziani, Vierchowod, Monelli, Pecci e Massaro. Il sogno però svanì con il pareggio viola col Cagliari e la contemporanea vittoria della Juventus a Catanzaro che aggiudicò il titolo ai torinesi. Anni dopo, più precisamente nella strana stagione ‘89-’90, la Fiorentina in campionato affanna, ma in Coppa Uefa è un treno, e arriva anche fino alla finale grazie soprattutto a un giocatore che da qualche anno, seppur orfano di Borgonovo appena ceduto al Milan, sta trascinando i viola con prestazioni da urlo. È Roberto Baggio. In finale la Fiorentina, neanche a dirlo, trova la Juventus nel doppio confronto che vedrà i bianconeri trionfare non senza polemiche. Per finire con l’amaro, poi, Baggio verrà ceduto proprio ai bianconeri suscitando il dispiacere del giocatore e l’ira della tifoseria che scese in piazza in massa per protestare contro la proprietà.

IL RUGGITO D’AMORE DI BATISTUTA

La mitragliata di Batigol dopo una tripletta al Milan (foto wikipedia.org)

Ma è nel pieno degli anni ‘90 che la Fiorentina torna veramente grande e torna a divertire all’insegna di gente come Batistuta e Rui Costa. Il Re Leone è devastante, ha un tiro potentissimo che spezza le dita a tutti i portieri, ma è nel ‘96 che arriva finalmente un nuovo trofeo. È la magica notte di Bergamo, Ranieri schiera la solita coppia Baiano-Batistuta, entrambi in gol quella notte, batigol due volte. Passano pochi mesi ed è agosto, tempo di Supercoppa contro il Milan. 12’ e Batistuta si fa letteralmente beffe di Baresi con un sombrero e batte il portiere del Milan. Dopo pochi minuti arriva il pareggio di Savićević, ma all’83’ c’è una ghiottissima punizione per i viola. Si presenta sempre lui, il Re Leone annusa la paura di Sebastiano Rossi dietro ai guantoni, tira una sassata poderosa su cui il rossonero non può nulla. Batistuta corre impazzito verso le telecamere e urla l’indimenticabile messaggio d’amore per la sua Irina. I tifosi non riescono a crederci, dopo anni e anni di nulla arrivano due trofei in un anno solo. Tra il ‘97 e il ‘02 c’è tempo per tante altre soddisfazioni, tra notti di Champions da brividi e la sesta Coppa Italia in bacheca. Inimitabile e inconfondibile la clamorosa rovesciata dai 30 metri di Mauro Bressan contro il Barcellona, o come dimenticare la bomba di Batistuta che ha demolito la porta dell’Arsenal permettendo ai viola di battere i gunners a Wembley. La Coppa arriva sotto la guida di Roberto Mancini che completa l’opera dell’Imperatore Fatih Terim grazie a un gol capolavoro di Nuno Gomes contro il Parma a concludere un’azione capolavoro partita dai piedi magici del solito Rui Costa.

DAL FALLIMENTO ALLA CHAMPIONS: È L’ERA PRANDELLI

Christian Riganò ai tempi della C2

Poi il fallimento, il calvario della C2 della rifondata e dimenticabile “Florentia Viola” dei Della Valle che fortunatamente riescono a riprendere nome e logo della Fiorentina. Nel 2005 l’Arno rivede la Serie A in un tempo da record grazie soprattutto a bomber Riganò. È l’inizio di una nuova era. Cesare Prandelli in panchina, arrivano nomi come Luca Toni, Seba Frey, Fiore e un giovanissimo Pasqual. Toni e furmini, come recita una sciarpa, il cannoniere di Pavullo ne fa 31 e quarto posto, ma arriva il terremoto calciopoli che fa cadere la viola in classifica, con ripercussioni anche sulla stagione successiva. D’estate arriva un altro nome, arriva il Fenomeno, l’ultimo grande 10 che qualsiasi tifoso viola ricordi. Adrian Mutu. Nonostante la penalizzazione di 15 punti la Fiorentina riesce nell’impresa di tornare in Europa. L’anno dopo però se ne va Toni direzione Bayern Monaco e arrivano Bobo Vieri e Pablo Daniel Osvaldo, ma i viola arrivano fino alle semifinali in Coppa Uefa, venendo però eliminati ai rigori dai Rangers di Glasgow che si vendicano così dell’eliminazione di decenni prima, determinanti gli errori dal dischetto dei due mancini Vieri e Liverani. Ma i ragazzi del mago di Orzinuovi non demordono e due settimane più tardi all’Olimpico di Torino contro i granata i viola si qualificano per la Champions League grazie a un’incredibile rovesciata di Osvaldo su assist al bacio di Jørgensen, battendo un Sereni che fino ad allora si era dimostrato insuperabile. La Fiorentina in vista della Champions si rinforza, dal Catania arriva il potente terzino Juan Manuel Vargas, dall’Almeria Felipe Melo, dal Milan Gilardino e dal Partizan Belgrado Jovetic. Sconfitto lo Slavia Praha ai preliminari il girone è di ferro, con il Bayern di Toni e il Lione di Juninho Pernambucano a fare da padroni, la Fiorentina non ha scampo ed esce anche dalla Coppa Uefa contro l’Ajax. L’anno dopo però ci riprova, grazie a una tripletta pazzesca di Mutu nello scontro diretto contro il Genoa che lascerà l’amaro in bocca a Gasperini per molti anni. L’anno dopo in campionato e Coppa Italia la viola non fa bella figura, ma in Champions è tutt’altra storia. Il girone sembra proibitivo, c’è ancora il Lione e c’è anche il Liverpool di Gerrard e Torres. La prima partita contro i francesi è una sconfitta, ma poi, clamorosamente, i viola le vincono tutte, compresa l’ultima ad Anfield contro il Liverpool grazie a Jørgensen e a Gilardino dopo una corsa del treno Vargas. Agli ottavi c’è ancora lui, il Bayern di Klose e Ro.bben. L’andata a Monaco è dei bavaresi, complice anche la sciagurata direzione dell’arbitro Ovrebo e compagni che non vedono un fuorigioco chilometrico di Klose sul gol del vantaggio, ma il ritorno a Firenze è quasi da sogno. Quasi. Perché se Vargas e Jovetic mandano in estasi i tifosi, sul 3-1 arriva un gol monstre di Arjen Robben che mette a tacere tutti, facendo passare il Bayern che perderà solo in finale contro la leggendaria Inter di Mourinho. Si chiude qui il ciclo prandelliano in viola.

Adrian Mutu nel 2007 (foto wikipedia.org)

GLI ANNI POST PRANDELLI E IL TIKI-TAKA DI MONTELLA

Gonzalo Rodriguez nel 2015 (foto wikipedia.org)

Gli anni a seguire sono difficili, tra litigi in campo e fuori, un gioco poco entusiasmante e una proprietà che sembra essersi stufata, ma nel 2012 qualcosa cambia. Arriva il duo Pradè-Macia in regia che scelgono un giovanissimo Montella in panchina, arriva gente del calibro di Borja Valero, Pizarro e Aquilani, i tre tenori a centrocampo, ma anche Capitan Gonzalo Rodriguez, Roncaglia, Savic, Tomovic, Cuadrado e El Hamdaoui. Il gioco è divertente e efficace, la Fiorentina per molti gioca il calcio più bello d’Italia e tra i più piacevoli d’Europa, ma per un soffio non arriva in Champions, quell’anno esclusivo alle prime tre. I tifosi però con l’arrivo di Pepito Rossi e Mario Gomez sognano, l’attacco è stellare e dà i primi frutti già nelle prime due partite, ma già alla terza si fa male il tedesco che rimane fuori per mesi. Rossi da solo regge il peso dell’attacco e batte in rimonta la Juve in campionato per 4-2 con una tripletta incredibile coadiuvato dal gol di Joaquin. A gennaio però va tutto male. Rossi, allora capocannoniere del campionato, dimostra tutta la sua fragilità e finisce il campionato anticipatamente. L’anno dopo la viola ci riprova, ma Rossi salta tutto il campionato, sempre per quel maledetto ginocchio. A gennaio arriva Salah dal Chelsea, è lui il trascinatore della seconda parte di campionato. I viola arrivano quarti.

DA PAULO SOUSA ALLA SCOMPARSA DI CAPITAN ASTORI

L’annata ‘15-’16 è stranissima, la Fiorentina, ora di Paulo Sousa, è campione d’inverno, ma qualcosa si inceppa, forse l’inesperienza della rosa, forse qualche capriccio del tecnico portoghese che compie cambi irrazionali a partita in corso, forse qualche defaillance della dirigenza che nel mercato di riparazione non prende giocatori di livello. Probabilmente tutte e tre le cose. L’anno dopo è in chiaroscuro, la viola è eliminata dal Borussia Moenchengladbach in Europa League e terminerà il campionato all’ottavo posto, lontano dalle competizioni europee. Poi arriva il 2018, un anno da dimenticare a lettere ma da ricordare per sempre nel cuore. È l’anno della scomparsa a Udine del Capitano Davide Astori. L’unica cosa che ricordo è il gol con saluto al Capitano di Vitor Hugo con il Benevento.

Il saluto al Capitano (foto wikipedia.org)

L’ERA COMMISSO

Rocco Commisso, attuale patron della Fiorentina (foto acffiorentina.com)

Il rapporto tra tifosi e Della Valle è ai titoli di coda, i fratelli marchigiani capiscono che è arrivato il momento di farsi da parte e cedono la Fiorentina a Rocco Commisso, un imprenditore calabrese partito giovanissimo negli Stati Uniti alla ricerca dell’American Dream. Ad oggi ancora i risultati non sono arrivati, complici anche i tempi difficili del Covid, ma i presupposti per tornare grandi ci sono tutti, nella speranza di poter raccontare in futuro di altre grandi imprese e leggende ancora da costruire.