Viaggio nelle più gloriose società italiane tra mito e storia: la Roma

Tre Scudetti, nove Coppe Italia, le finali internazionali e tutte le bandiere della Magica

0
121
La Roma in finale della Coppa dei Campioni 1984 (foto wikipedia.org)
La Roma in finale della Coppa dei Campioni 1984 (foto wikipedia.org)

Una squadra che portasse il nome della capitale e potesse confrontarsi con le grandi compagini del nord: la storia dell’Associazione Sportiva Roma nasce proprio con questo intento. I ‘cugini’ laziali rivendicano il loro essere nati prima, nel 1900, ma la creazione della Roma parte anch’essa dallo stesso anno, dall’Audax Roma. L’albero genealogico della ‘Magica’ è talmente articolato che ve lo riporto nella foto qua sotto perché spiegarlo tutto è inutilmente complesso.

Albero genealogico dell'AS Roma (foto wikipedia.org)
Albero genealogico dell’AS Roma (foto wikipedia.org)

Facciamo un balzo e arriviamo al 1926, anno in cui la FIGC istituì la Divisione Nazionale, una specie di massima serie divisa in due gironi. Vi accedettero le due prime classificate della stagione precedente del Campionato laziale, ovvero Alba Roma e Fortitudo Pro Roma, mentre Roman e Lazio furono declassate in Prima Divisione, ovvero la seconda serie del calcio italiano. Al primo campionato però, sia Alba sia Fortitudo retrocedettero.

Italo Foschi, fondatore dell'AS Roma (wikipedia.org)
Italo Foschi, fondatore dell’AS Roma (wikipedia.org)

È qui che entra in scena la figura di Italo Foschi, segretario della federazione romana del partito nazionale fascista, nonché membro del Coni e presidente della Fortitudo, che spinse per una fusione tra le società romane al fine proprio di creare una squadra che se la potesse giocare ad armi pari con le grandi squadre del nord che fino a quel momento avevano vinto tutto. Nasce così, il 7 giugno del 1927, l’Associazione Sportiva Roma dalla fusione di Alba, Fortitudo e Roman mentre la Lazio rimase indipendente. I colori scelti furono il giallo oro ed il rosso porpora, gli stessi della Roman e del gonfalone del Campidoglio. Il campo per i primi due anni venne individuato nel Motoveldromo Appio, mentre dal 1929 ci si spostò nel campo Testaccio. Come simbolo venne scelta la Lupa che allatta Romolo e Remo.

Le ambizioni della neonata società furono certificate dall’arrivo di Attilio Ferraris IV, futuro campione del mondo, e dell’allenatore inglese William Garbutt che lasciò il Genoa dopo 15 anni e soprattutto dopo aver vinto tantissimo. Nel 1929, al campo Rondinella, la Roma disputò il suo primo derby contro la Lazio e lo vinse per 1-0 grazie alla rete di Rodolfo Volk.

Negli anni ’30 la Roma provò di nuovo ad emergere ed acquistò i tre moschettieri argentini: l’attaccante Enrique Guaita, la mezz’ala Alejandro Scopelli e il centro-mediano Andrés Stagnaro. Seppur la squadra fece dei piazzamenti come un quarto ed un quinto posto, ci fu una scissione interna proprio a causa di Stagnaro che giocava nello stesso ruolo della bandiera giallorossa di quegli anni: Fulvio Bernardini. Lo spogliatoio si divise in pro-argentini e in pro-Bernardini. La spuntò Bernardini, futuro CT della Nazionale ai Mondiali del 1974, ma solo perché gli argentini, che nel frattempo erano stati naturalizzati italiani per avere alcune agevolazioni, nel 1935 scapparono di notte dalla capitale per il timore di essere chiamati alle armi nella Guerra in Etiopia. In tutto questo anche il capitano Ferraris IV lasciò la Roma per andare alla Lazio e divenirne pure capitano. Roba che se succedesse adesso sarebbe lui costretto a fuggire nella notte da Roma. Sempre in quegli anni i capitolini sconfissero per 5-0 la Juventus che vinse cinque scudetti consecutivi.

La Roma del primo Scudetto (foto wikipedia.org)
La Roma del primo Scudetto (foto wikipedia.org)

Gli anni ’40 invece si aprirono in maniera straordinaria, con la Roma che conquistò il suo primo Scudetto nella stagione 1941/42 con l’allenatore ungherese Alfréd Schaffer ed il grande bomber Amedeo Amadei, soprannominato ‘il Fornaretto’ per il lavoro dei suoi genitori che erano fornai. Il giorno del trionfo fu il 14 giugno 1942 con la vittoria per 2-0 sul Modena allo stadio nazionale del partito fascista di Roma. Gli anni seguenti furono invece molto meno soddisfacenti anche per l’avvento di una squadra leggendaria che segnò quell’epoca: il Grande Torino.

Alcides Ghiggia (foto wikipedia.org)
Alcides Ghiggia (foto wikipedia.org)

All’inizio degli anni ’50 la Roma scese addirittura in Serie B, l’unica volta nella storia, risalendo però immediatamente l’anno successivo. Quello fu un decennio di piazzamenti altalenanti per i giallorossi, tra cui va citato un secondo posto, ma soprattutto giocarono nella Roma due campionissimi di livello internazionale: il campione del mondo del 1950, l’uruguayano Alcides Ghiggia, colui che ammutolì 200 mila persone in Brasile in quello che viene ricordato come il maracanazo, e Gunnar Nordhal, miglior marcatore straniero della storia della Serie A e terzo assoluto dopo Silvio Piola ed un certo Francesco Totti che tra poco conosceremo.

Gli anni ’60 si aprirono con il trionfo internazionale nella Coppa delle Fiere, quella che poi sarebbe diventata la Coppa Uefa ed ora l’Europa League. La Roma capitanata da Giovanni Losi superò nella doppia sfida in finale il Birmingham. In quegli anni fu acquistato Angelo Benedicto Sormani dal Mantova per la cifra record di 500 milioni di lire, cosa che gravò sul bilancio della società giallorossa. Nel 1963/64 la Roma vinse la sua prima Coppa Italia in finale contro il Torino, i giallorossi ne hanno vinte poi in tutto 9, risultando al secondo posto in questa classifica solo dopo la Juventus.

Il capitano Giovanni Losi con la Coppa delle Fiere (foto wikipedia.org)
Il capitano Giovanni Losi con la Coppa delle Fiere (foto wikipedia.org)

Ripresasi dalla crisi finanziaria post-Sormani, la Roma acquistò giocatori di rilievo come Jair, Peirò, Fabio Capello e Giuliano Taccola. Il 1965/66 fu invece l’anno dei due maghi in panchina, fu ingaggiato prima Oronzo Pugliese detto ‘il mago di Turi’ poi il ‘mago’ Helenio Herrera reduce dai successi internazionali con l’Inter. Gli anni ’60 si conclusero però tragicamente con la morte di Giuliano Taccola che accusò un malore negli spogliatoi, entrò in coma e perì in ospedale nelle ore successive.

Siamo ora nel 1973 quando la Roma ingaggia uno degli allenatori più amati della sua storia: il ‘barone’ svedese Nils Liedholm. Come giocatori simbolo di quegli anni vanno citati Giancarlo De Sisti, poi Agostino Di Bartolomei proveniente dal vivaio e futuro capitano della squadra, il bomber Roberto Pruzzo e soprattutto l’ala Bruno Conti. Venne acquistato Carlo Ancelotti, mentre nella stagione 1980/81 il presidente divenne Dino Viola, una delle figure più amate e carismatiche dell’era giallorossa.

Rudi Voeller e Bruno Conti (foto wikipedia.org)
Rudi Voeller e Bruno Conti (foto wikipedia.org)

Arrivarono poi uomini chiave come il centrocampista Roberto Paulo Falçao e il difensore Pietro Vierchowod. Tutti questi nomi portarono la Roma alla conquista del suo secondo Scudetto della storia nel 1983, a loro si aggiunse il portiere Franco Tancredi autore di parate decisive soprattutto sui calci di rigore. Nell’estate del 1983 venne acquistato anche Francesco ‘Ciccio’ Graziani che con i suoi compagni sfiorò l’impresa in Coppa dei Campioni 1984 perdendo contro il Liverpool una storica finale soltanto proprio ai calci di rigore. Il tutto dopo aver superato in successione IFK Goteborg, CSKA Sofia, Dinamo Berlino e Dundee United.

Va citato tra i giocatori simbolo della fine anni ’80 ed inizio anni ’90 il tedesco Rudi Völler. Nel 1991 morì il presidente Dino Viola e nel 1993 la società passò a Franco Sensi. Nel frattempo la Roma era riuscita a raggiungere una finale di Coppa Uefa perdendola contro l’Inter. La Roma di Sensi acquistò l’attaccante Abel Balbo, ma soprattutto fiorì in quel periodo l’estro di un giovane Francesco Totti, lanciato dal tecnico Boskov e cresciuto dall’allenatore romano Carletto Mazzone poi.

Un giovane Francesco Totti (foto wikipedia.org)
Un giovane Francesco Totti (foto wikipedia.org)

In panchina arriva poi l’ex giocatore giallorosso Fabio Capello e la squadra si rinforza con l’attaccante Gabriel Omar Batistuta. Nell’ultima giornata del 2000/2001, la Roma batte il Parma 3-1 e diventa campione d’Italia per la terza e finora ultima volta della sua storia. Oltre a Totti, Batistuta, il presidente Sensi e l’allenatore Capello, protagonisti di quel successo furono il portiere Francesco Antonioli, i difensori Aldair, Cafu, Zago e Vincent Candela, i centrocampisti Emerson, Damiano Tommasi e Hidetoshi Nakata e gli attaccanti Vincenzo Montella e Marco Delvecchio.

Dopo qualche anno difficile la Roma trovò il suo ruolo come anti-Inter alla fine degli anni 2000 con Luciano Spalletti in panchina. Una squadra d’attacco con Totti come condottiero e un centrocampo formidabile con i vari David Pizarro, Simone Perrotta, Rodrigo Taddei, il capitan futuro Daniele De Rossi ed Amantino Mancini a spadroneggiare. Questa squadra oltre a sfiorare lo Scudetto ben figurò anche in Champions League eliminando il Real Madrid e vincendo anche contro il Manchester United.

Negli anni recenti la Roma è sempre rimasta nelle zone nobili della classifica. Vanno segnalati in particolar modo il record delle 10 vittorie iniziali consecutive della Roma di Rudi Garcia e il raggiungimento delle semifinali di Champions League della squadra guidata da Eusebio Di Francesco, capace di ribaltare un 2-0 subito dal Barcellona ai quarti.

Vi è piaciuto questo articolo? Bene, ora possiamo cantare tutti insieme l’inno di Antonello Venditti e dire: ‘Forza Roma, forza lupi son finiti i tempi cupi’.