Viaggio nelle più gloriose società italiane tra mito e storia: l’Inter

0
129
L'Inter di Herrera nel '64 vince la Coppa dei Campioni (foto wikipedia.org)
L'Inter di Herrera nel '64 vince la Coppa dei Campioni (foto wikipedia.org)

Dopo i due appuntamenti con le squadre di casa Torino e Juventus, oggi parliamo dell’FC Internazionale Milano, o più semplicemente Inter. Una storia che dura da ben 112 anni, tra gioie e dolori, perché dopotutto paliamo della pazza Inter.

LA NASCITA

Un po’ come successe per il Torino, l’FC Internazionale Milano nasce grazie ad un gruppo di dissidenti dell’allora Milan Cricket and Football Club (l’odierno AC Milan). Nonostante il calcio italiano del primo ‘900 fosse fortemente influenzato dalla presenza di personaggi stranieri, il Milan decise di adottare una politica a favore dei giocatori italiani. Questa idea però non trovò tutti d’accordo. Così, la sera del 9 marzo 1908, un gruppo di ex soci del Milan guidati dal pittore Giorgio Muggiani si incontrò al ristorante “L’orologio“. Qui venne redatto l’atto costitutivo che diede vita ufficialmente alla società Football Club Internazionale. Il primo presidente della squadra fu il veneto Giovanni Paramithiotti, mentre il primo capitano fu il difensore svizzero Hernst Marktl.

I fondatori della FC Internazionale Milano
I fondatori della FC Internazionale Milano

IL PRIMO SCUDETTO

L’avventura della neonata squadra inizia con una serie di partite amichevoli. La prima partita ufficiale viene disputata il 10 gennaio 1909 proprio contro il Milan. Il primo derby della storia milanese vede la squadra rossonera vincitrice, ma è una vittoria sofferta. La partita si chiude chiude con un 3-2, dopo che i neroazzurri raggiungono l’1-1 grazie al goal di Achille Gama. Ma lo scudetto non tardò ad arrivare. Dopo solo un anno, durante la stagione 1909-1910, l’Inter porta a casa il campionato. Il torneo disputato a girone unico vedeva come partecipanti le più forti squadre italiane del momento: Genoa, Juventus, Torino, Milan, US Milanese e Pro Vercelli. Proprio contro quest’ultima si tenne la contestatissima finale. Infatti la Pro Vercelli aveva chiesto alla Federcalcio di spostare la data in quanto per diversi motivi non tutta la squadra avrebbe potuto giocare. Questo non avvenne, così per protesta i bianchi mandarono in campo la squadra dei ragazzi (dagli 11 ai 15 anni) perdendo clamorosamente.

Gli anni seguenti furono abbastanza deludenti, complice anche la guerra. Infatti con lo scoppio del primo conflitto mondiale l’attività calcistica si fermò e molti giocatori furono chiamati in prima linea. Qui persero la vita Virgilio Fossati, Julio Bavastro e Giuseppe Caimi. Solo nel 1919 arriverà il secondo scudetto.

IL PERIODO FASCISTA E IL CAMBIO DI NOME

Nel 1928 con l’avvento del Fascismo l’Internazionale è costretta a cambiare nome. Dall’unione con la US Milanese nasce la Società Sportiva Ambrosiana che vestirà una nuova divisa: bianca con la croce rossa, per riprendere i colori di Milano.

L’anno seguente il campionato prende il nome che conosciamo tutt’oggi, Serie A, e l’Inter è la prima squadra a vincere questo titolo. Il 1929-1930 è anche la stagione del trionfo del giovanissimo Giuseppe Meazza che diventa capocannoniere con 31 reti su 33 partite. Nel 1980 a lui verrà intitolato lo stadio San Siro di Milano. Dopo la vittoria del quarto e quinto scudetto (1937- 1938 e 1939-1940) e della prima Coppa Italia (1938-1939) il campionato si ferma con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Solo con la caduta del regime fascista la società potrà tornare a chiamarsi Internazionale.

I primi anni del dopoguerra vedono la vittoria di altri due scudetti, presto seguiti da anni di grandi emozioni ma senza risultati significativi. Nel 1955 arriva alla presidenza Angelo Moratti, che contribuirà alla realizzazione di grandi successi.

IL RITORNO DELLA GRANDE INTER

Gli anni Sessanta iniziano con una squadra affamata, a corto di successi. Il bisogno di cambiare qualcosa all’interno della società è forte. Il cambiamento avviene solo con l’arrivo alla panchina di Helenio Herrera “Il Mago” (ex Barcellona), che costituisce il primo mattoncino per la costruzione della Grande Inter. Per rinforzare la squadra Herrera pretende l’acquisto di Luisito Suarez dal Barcellona e lancia i giovanissimi Giacinto Facchetti e Sandro Mazzola. Nel 1963 arriva l’ottavo scudetto, il primo dell’era Moratti-Allodi. Questa vittoria porta l’Inter alla prima partecipazione alla Coppa dei Campioni. La beneamata arriva in finale contro i già cinque volte campioni del torneo, gli spagnoli del Real Madrid.

Il 27 maggio 1964 l’Inter riesce a interrompere la catena di vittorie dei blancos salendo sul tetto d’Europa con un clamoroso 3-1 firmato Mazzola (doppietta) e Milani. A fine partita l’attaccante del Real Madrid Ferenc Puskas si avvicinò al giovane Mazzola e gli disse «Una volta ho giocato contro tuo padre. Complimenti, hai onorato la sua memoria» e gli regalò la sua maglietta.

Ma i successi della Grande Inter sono appena cominciati. Nella stagione 1964-1965 arriva la tripletta: vincono la Serie A, la Coppa dei Campioni e l’Intercontinentale. Nel settembre del 1964 la beneamata arricchita da nuovi volti quali Saul Malatrasi, Angelo Domenghini e Joaquin Peirò, conquista la prima Coppa Intercontinentale ai danni dell’Indipendiente di Avellaneda. Nel 1965 conquistano il nono scudetto e la seconda Coppa dei Campioni battendo il Benfica.

Nella stagione 1965-1966 vincono la seconda Coppa Intercontinentale, la seconda Coppa dei Campioni e con la vittoria del decimo scudetto arriva la prima stella sul petto dei neroazzurri. Con queste vittorie l’Inter diventa la prima squadra in Europa ad aver conquistato la tripletta in un anno solare per due stagioni consecutive. Gli anni seguenti vedono la fine della Grande Inter, con la perdita della Coppa dei Campioni e del Campionato e con l’addio di Moratti, Herrera e Allodi.

Il presidente Angelo Moratti festeggia la vittoria della Coppa dei Campioni con la sua Inter
Il presidente Angelo Moratti festeggia la vittoria della Coppa dei Campioni con la sua Inter

IL LUSTRO DEL TRAP

Con l’epilogo della Grande Inter seguono anni di alti e bassi. Dopo la vittoria dell’undicesimo scudetto nel 1972 succedette un periodo buio dovuto ad un ricambio generazionale in cui la squadra non vide alcun successo. Nel 1977 con l’arrivo in panchina di Eugenio Bersellini e calciatori del calibro di Alessandro ‘Spillo’ Altobelli, Evaristo Beccalossi e il giovane Beppe Bergomi, ricominciano le vittorie: due Coppe Italia (1977-78 e 1981-82) e uno scudetto (1979-80).

Sotto la presidenza di Ernesto Pellegrini, nel 1986 arriva dalla Juventus Giovanni Trapattoni (vincitore di ben 6 scudetti con la Juve). Con il Trap i neroazzuri vincono lo Scudetto dei Record (1988-89). Fu una stagione memorabile per via del susseguirsi dei primati: la vittoria del Campionato era assicurata già con 5 giornate d’anticipo e ottennero 58 punti sui 68 totali con 26 vittorie, 6 pareggi e 2 sconfitte. Le colonne portanti dell’Inter dei Record furono i tedeschi Andreas Breheme e Lothar Matthäus, i goleador Ramon Diaz e Aldo Serena e il portiere Walter Zenga.

Nella stagione successiva arriva la prima Supercoppa Italiana (1989-90) e in quella dopo la prima Coppa UEFA (1990-91).

L’ERA MORATTI

Gli anni 90 non sono anni di grandi gioie per l’Inter. Gli scudetti non arrivano, ma arrivano due Coppe UEFA (1993-94 e 1997-98). Il 1995 è segnato da un grande ritorno alla presidenza: Massimo Moratti prende il posto di Ernesto Pellegrini a distanza di quarant’anni dal padre Angelo. L’arrivo di Ronaldo nel 1997, oltre alla conquista della terza Coppa UEFA, non aiuta la squadra a tornare a vincere in Campionato. I risultati si vedranno solo con l’approdo alla panchina di Roberto Mancini nel 2004 con cui vinsero subito la Coppa Italia contro la Roma.

Il quattordicesimo scudetto arriva in casa Inter in modo un po’ diverso dal solito. Nel 2006 infatti scoppia lo scandalo Calciopoli che vede coinvolte Fiorentina, Juventus, Milan e Lazio. Così con la retrocessione in B della Juve e la penalità inflitta al Milan l’Inter, terza in classifica, vince automaticamente lo scudetto.

Sotto la guida del Mancio arrivano anche il quindicesimo e sedicesimo scudetto (2006-07 e 2007-08) e la terza Supercoppa Italiana (2006).

L’INTER CHE CI HA FATTO SOGNARE

L’inter del triplete, l’Inter di Josè Mourinho, l’Inter che ha fatto tornare a gioire i tifosi. L’arrivo di Mourinho è stato fondamentale per la società, così come lo sono stati l’arrivo di grandi figure a rinforzo della rosa. Zlatan Ibrahimovic viene ceduto al Barcellona al posto di Samuel Eto’o. Arrivano poi Lucio, Wesley Sneijder, Thiago Motta e il “Principe” Diego Milito.

Sotto la guida del nuovo mister, l’Inter vince nella stagione 2008-09 il diciassettesimo scudetto e la quarta Supercoppa Italiana. Ma questo è solo un assaggio di cosa l’unione tra una grande squadra e un grande allenatore possono fare. L’Inter della stagione 2009-2010 è una squadra fatta di tanti campioni e di una difesa insuperabile formata da Maicon, Lucio Samuel e il Capitano Zanetti. Dopo la conquista della sesta Coppa Italia e del diciottesimo scudetto arriva la notte del 22 maggio 2010.

L’inter gioca a Madrid la finale di Champions League contro il Bayern Monaco. Con due goal Milito regala la vittoria alla sua squadra, dopo ben 45 anni. Quella notte indimenticabile l’Inter è salita sul tetto d’Europa e il Principe Milito è diventato Re. L’ansia prima dell’inizio, la strepitosa coreografia che solo i tifosi interisti sanno regalare, i goal, il sogno che sta diventando realtà, la “Coppa dalle grandi orecchie” che si alza al cielo, tutte immagini che rimarranno per sempre impresse nel mio cuore.

Di padre in figlio. Massimo Moratti festeggia la vittoria della Champions League con la sua grande Inter
Di padre in figlio. Massimo Moratti festeggia la vittoria della Champions League con la sua grande Inter

Dopo l’addio di Mourinho, nello stesso anno solare del triplete, con l’arrivo di Rafael Benitez e poi Leonardo, i neroazzurri si aggiudicano anche la quinta Supercoppa Italiana e il primo Mondiale per Club. In questo modo centrarono un inedito quintuple per il calcio italiano.

Con l’addio di Moratti nel 2013 e il commovente ritiro del grande Capitano Javier Zanetti nel 2016, si chiude un’importante capitolo della storia dell’Inter. E tutto il resto è noia!

I COLORI E IL SIMBOLO

«Questa notte splendida darà i colori al nostro stemma: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle. Si chiamerà Internazionale, perché noi siamo fratelli del mondo». queste furono le parole pronunciate dal pittore Giorgio Muggiani il 9 marzo 1908, uno dei fondatori dell’Internazionale. Si dice anche che sia stato scelto l’azzurro in contrapposizione al rosso del Milan, in quanto un tempo venivano utilizzate al posto delle penne le matite bicolore. Da un lato c’era il blu e dall’altro il rosso.

Il primo stemma disegnato da Muggiani si ispirava a quello dei club inglesi. Vi erano al centro in bianco le lettere FCIM su uno sfondo dorato contornato da un cerchio nero e uno blu. Dopo numerosi cambiamenti tra cui quello obbligato dal fascismo e quello utilizzato per il centenario del club, il simbolo odierno è rimasto molto simile a quello originale.

La prima maglia utilizzata dall’Internazionale fu sempre quella a righe verticali nere e azzurre, fatto eccezione per alcuni casi particolari. Con il fascismo e l’unione con la Milanese la maglia cambiò colore per una stagione, diventando bianca con al centro la croce rossa.

La maglia della Grande Inter
La maglia della Grande Inter

L’INNO

L’inno ufficiale della squadra si intitola “C’è solo l’Inter” scritta e prodotta nel 2002 da Elio (di Elio e le storie tese) e Graziano Romani. La canzone fu dedicata al vicepresidente Giuseppe Prisco morto l’anno precedente.

Nonostante questo sia l’inno ufficiale, la canzone che ha accompagnato le partite a San Siro per quasi tutto il primo decennio del XXI è stata “Pazza Inter“. A cantarla e registrarla sono i giocatori stessi nel 2003. La canzone non risuona allo stadio per qualche stagione dal 2012 al 2015, ma oggi è tornata a riecheggiare tra le mura del Meazza.

CURIOSITÀ

  • L’Inter è l’unica squadra di Serie A a non essere mai retrocessa di categoria.
  • È stata l’unica squadra italiana a ottenere il triplete vincendo Campionato, Coppa Federale e Champions League.
  • Il giorno 8 settembre 2006 viene ritirata la maglia numero 3 in onore di Giacinto Facchetti scomparso pochi giorni prima. Il numero 3 è il primo numero di maglia ritirato dall’Inter nella sua storia. In seguito verrà ritirata anche la maglia numero 4 del capitano Zanetti.
  • Lothar Matthäus e Ronaldo hanno vinto il pallone d’oro con la maglia nerazzurra, rispettivamente nelle edizioni 1990 e 1997.