Viaggio nelle più gloriose società italiane tra mito e storia: l’Udinese

I friulani sono i primi campioni d'Italia e hanno vinto tre trofei internazionali

0
180
Massimo Giacomini festeggia coi giocatori la promozione in A del 1979 (foto wikipedia.org)
Massimo Giacomini festeggia coi giocatori la promozione in A del 1979 (foto wikipedia.org)

L’Udinese è la prima squadra campione d’Italia e anche una delle due prime finaliste della Coppa Italia. No, non siamo impazziti di punto in bianco o meglio, di punto in bianconero, è questa la storia dei friulani. Una storia che parte con la gloria, si inabissa nell’anonimato per qualche decennio per poi tornare prepotentemente ai vertici del campionato italiano con dei giocatori che negli ultimi 40 anni hanno fatto la storia del calcio.

FRIULANI CAMPIONI D’ITALIA

La Società Udinese di Ginnastica e Scherma è stata fondata nel 1896 (trent’anni dopo l’annessione di Udine al Regno d’Italia), probabilmente il 30 novembre, anche se di fatto era già attiva nel 1895. Questo fa dei bianconeri la seconda squadra ancora in attività più longeva d’Italia dopo il Genoa. La società svolgeva più sport, la sezione calcistica nascerà ufficialmente solo nel 1911, ma già da subito l’Udinese disputò anche delle partite di calcio nella variante del cd.

La prima di queste partite fu contro la Società Rodigiana di Ginnastica Unione e Forza (Rovigo) a Roma, alla presenza di 20 mila spettatori tra cui il Re Umberto I e la Regina Margherita. Dal 6 all’8 settembre 1896 si svolse la Gara Nazionale dei Giuochi Ginnastici con anche una parte di calcio, ma come accennato precedentemente, nella sua variante cd: le porte erano larghe quattro metri e delimitate non da pali ma da bandiere, gli arbitri erano due e intervenivano solo ed esclusivamente se i capitani delle squadre erano in disaccordo e il campo un po’ più piccolo di quello regolamentare odierno.

L’Udinese superò le eliminatorie e batté in finale per 2-0 la Palestra Ginnastica Ferrara, laureandosi così Campione d’Italia. Non vi aspettate però una partita classica come le conoscete oggi, quella finale l’ha descritta perfettamente il decano dei giornalisti sportivi friulani Luciano Provini, scomparso nel 2019 all’età di 91 anni, che scrisse: «Il 2 a 0 era il risultato che per il regolamento di quella volta dava la vittoria, in venti minuti l’Udinese ha fatto due reti e ha battuto il Treviso. In finale contro Ferrara ha vinto 2 a 0 ma dopo ben 2 ore di gioco. La prima rete fu assegnata perché un giocatore avversario prese il pallone con le mani e questo era considerato come un gol, mentre il secondo lo segnò un ragazzino di Maniago che giocava ala sinistra e si intrufolò in dribbling segnando un bellissimo gol, forse uno dei primi gol d’arte».

Quel successo non è riconosciuto come tale, proprio perché non segue le regole dell’IFAB ma quelle del calcio ginnastico formulate dal pedagogista Francesco Gabrielli. Il risultato però rimane e nel cuore dei tifosi udinesi i primi campioni d’Italia sono proprio loro. Di quella squadra ricordiamo il capitano Antonio Dal Dan.

LA PRIMA COPPA ITALIA DELLA STORIA: È FINALE

Il Polisportivo Moretti utilizzato dal 1920 al 1976 (foto wikipedia.org)
Il Polisportivo Moretti utilizzato dal 1920 al 1976 (foto wikipedia.org)

Finalmente nel 1911 nasce ufficialmente l’Associazione Calcio Udinese che si iscrive in FIGC. La prima partita disputata fu un’amichevole contro la Juventus Palmanova che i bianconeri vinsero per 6-0. Poi stagioni di anonimato intervallate dalla pausa forzata della Prima Guerra Mondiale e finalmente arriviamo al 1922.

In quell’anno fu organizzata dalla FIGC la prima Coppa Italia della storia. Proprio in quella stagione ci fu una scissione che portò le squadre più blasonate a creare una propria federazione (CCI) e di fatti si ebbero due campionati e due vincitori quell’anno: la Novese (FIGC) e la Pro Vercelli (CCI). La Coppa Italia della FIGC comprendeva quindi non società di primo piano e l’Udinese partecipò a quella.

I friulani superarono la Feltrese nel primo turno e l’Edera Trieste nel secondo turno approdando direttamente ai quarti di finale. Lì vinse a tavolino la partita con i futuri campioni d’Italia della Novese, mentre in semifinale superò per 1-0 la Lucchese.

In finale l’Udinese affrontò il Vado, il 16 luglio 1922, che prevalse ai tempi supplementari grazie a un gol di Virgilio Felice Levratto a cui il gruppo musicale Quartetto Cetra dedicò anche la strofa di una canzone: «Sei meglio di Levratto / ogni tiro va nel sacco / oh, oh, oh, che centrattacco!!!». 

L’ESORDIO IN PRIMA SERIE E IL SECONDO POSTO

Al termine della stagione 1924/25 l’Udinese vinse il Girone D di Seconda Divisione e fu promosso per la prima volta in Prima Divisione a braccetto con il Parma. Tuttavia non fu una svolta perché la squadra continuò a fare su e giù e negli anni ’40, dopo la Seconda Guerra Mondiale scivolò addirittura in Serie C.

Udinese seconda classificata nel 1954:55 (foto wikipedia.og)
Udinese seconda classificata nel 1954:55 (foto wikipedia.og)

Con il secondo posto in Serie B della stagione 1949/50 i friulano ottennero la promozione in Serie A. Nel 1954/55 i bianconeri arrivarono al secondo posto in campionato dietro solamente al Milan, trascinati dall’attaccante Lorenzo Bettini, che per molti anni sarà il detentore del record di gol dell’Udinese nella massima categoria.

Al termine di quella stessa stagione però, l’Udinese fu retrocesso d’ufficio in Serie B per un illecito sportivo che risaliva a tre anni prima. Nel 1952/53 infatti l’Udinese ‘comprò’ la partita contro la Pro Patria che nell’intervallo perdeva per 2-0, salvo poi rimontare con un 3-2 finale. L’Udinese voleva assicurarsi la permanenza in Serie A quell’anno, decisiva fu la denuncia di Rinaldo Settembrino, all’epoca giocatore della Pro Patria.

L’ESODO DELLA C E IL RITORNO IN GRANDE STILE

L’Udinese tornò immediatamente in Serie A, ma al termine della stagione 1961/62 scese in Serie B e alla fine del 1963/64 in C. Non fu però una breve parentesi perché i bianconeri non riuscirono a risalire fino al 1978, anno della grande rinascita in cui i friulani centrarono il treble o triplete con l’allenatore Massimo Giacomini.

Udinese 1977:78 l'anno del triplete (foto wikipedia.org)
Udinese 1977:78 l’anno del triplete (foto wikipedia.org)

In cosa consisteva questo treble? Innanzitutto l’Udinese vinse il suo girone di Serie C 1977/78, poi la Coppa Italia Semiprofessionisti superando dell’ordine Triestina, Forlì, Trento, Novara e la Reggina in finale grazie ai gol di Carlo De Bernardi e Franco Bonora. Di quella squadra facevano parte anche il futuro allenatore di Albinoleffe, Lecce, Grosseto e Crotone, Elio Gustinetti e l’attuale Direttore Sportivo della Sampdoria, Carlo Osti.

Il treble fu completato dalla Coppa Anglo-Italiana in una finale senza storia contro il Bath City vinta per 5-0. Il presidente, dal 1976 al 1981, era quel Teofilo Sanson che negli anni ’80 con la sua squadra vinse tantissimo nel ciclismo.

Al termine della stagione 1978/79 l’Udinese completa la propria rinascita con la promozione in Serie A 17 anni dopo l’ultima volta. Dopo un solo anno ci fu la retrocessione, tuttavia, a causa dello scandalo calcioscommesse Totonero, i friulani si salvarono a discapito del Milan e della Lazio. Nel 1980 l’Udinese vinse anche la Coppa Mitropa in un’edizione a 4 squadre con girone all’italiana con protagonisti i cecoslovacchi del Rudá Hvedza Cheb, gli jugoslavi dello Celik Zenica e gli ungheresi del Debreci VSC. Capocannoniere di quell’edizione fu Nerio Ulivieri.

L’ARRIVO DI UN FUORICLASSE: ZICO

Zico (foto wikipedia.org)
Zico (foto wikipedia.org)

Nel 1981 la presidenza passò a Lamberto Mazza che, coadiuvato dall’amministratore delegato Franco Dal Cin, riuscì a piazzare importanti colpi di mercato. Nel 1981 arriva dalla Juventus il ‘Barone’ Franco Causio, che proprio al termine di quella stagione si laureerà Campione del Mondo.

Ma il capolavoro avvenne nell’estate del 1983 quando l’Udinese riuscì ad acquistare dal Flamengo uno dei giocatori più forti del pianeta: Arthur Antunes Coimbra detto Zico. Numero 10 e perno della nazionale brasiliana, con Zico l’Udinese ottenne un nono posto in campionato, un po’ al di sotto delle aspettative ma non certo da buttare via visto che negli anni ’80 la Serie A era considerato il campionato più bello e difficile del mondo.

 

L’INIZIO DELL’ERA POZZO E I DUE CAPOCANNONIERI

Arriva il 1986 e l’Udinese viene retrocessa a causa del coinvolgimento dello scandalo totonero bis, sempre riguardante il calcioscommesse. La pena verrà poi commutata in 9 punti di penalizzazione nella prossima Serie A, un macigno comunque. In questo contesto la presidenza passa a Giampaolo Pozzo, che poi è l’attuale patron dei bianconeri.

Il patron Giampaolo Pozzo (foto wikipedia.org)
Il patron Giampaolo Pozzo (foto wikipedia.org)

L’avvicinamento di Pozzo all’Udinese è del tutto casuale: sua moglie Linda è seduta dal parrucchiere e di fianco a lei c’è Dal Cin che racconta che la società è in vendita. È il luglio 1986 e Pozzo si fa avanti per l’acquisizione del club a capo di una cordata di imprenditori friuliani. Ben presto però si ritrova da solo, anche perché una squadra retrocessa d’ufficio in B allontana gli altri soci.

Pozzo va in controtendenza e acquista due campioni del Mondo: Francesco Graziani e Fulvio Collovati. La squadra, a causa proprio dei 9 punti di penalizzazione, non riesce a salvarsi anche se ritorna in A l’anno dopo. Un periodo di assestamento della nuova società che porta il club a promozioni e retrocessioni, in una squadra dove però cominciano a mettersi in mostra talenti importanti come gli argentini Abel Balbo e Nestor Sensini oltre

Oliver Bierhoff (wikipedia.org)
Oliver Bierhoff (wikipedia.org)

all’attaccante Marco Branca.

Il tutto fino al 1994/95 quando, al termine della stagione, l’Udinese torna in Serie A, con Giovanni Galeone in panchina, e fino ad oggi non retrocederà più. Nella stagione 1996/97 l’allenatore è Alberto Zaccheroni e la squadra si qualifica per la Coppa Uefa, l’anno successivo farà ancora meglio con il terzo posto finale dietro solo a Juventus e Inter. Proprio in quella stagione l’attaccante tedesco Oliver Bierhoff si laurea capocannoniere in Serie A. A fine stagione verrà venduto, ma poco male: il tecnico diventa Francesco Guidolin che ottiene il sesto posto, ed un altro attaccante bianconera vince la classifica marcatori, il brasiliano Marcio Amoroso.

 

SPALLETTI E GUIDOLIN: UDINE È IN CHAMPIONS

Con il tecnico Luigi De Canio, i friulani vincono un altro trofeo internazionale: la Coppa Intertoto 2000 battendo i danesi dell’Aalborg, gli austriaci dell’Austria Vienna e i cechi del Sigma Olomouc. Nel 2002 viene ingaggiato l’allenatore Luciano Spalletti che per due anni porta la squadra al settimo posto e a due qualificazioni per la Coppa Uefa. Nell’estate 2004 viene acquistato dall’Empoli l’attaccante Antonio Di Natale che diventerà capitano e giocatore più importante della storia della società.

Antonio Di Natale (foto wikipedia.org)
Antonio Di Natale (foto wikipedia.org)

Al termine della stagione 2004/2005 l’Udinese termina il campionato al quarto posto e approda per la prima volta ai preliminari di Champions League. Oltre a Spalletti e Di Natale, grandi protagonisti di quella cavalcata furono il portiere Morgan De Sanctis (in panchina c’era un certo Samir Handanovic) il terzino ceco Marek Jankulovski che poi ha vinto tutto con il Milan, il regista cileno David Pizarro, i centrocampisti Giampiero Pinzi e Stefano Mauri, il futuro campione del Mondo Vincenzo Iaquinta e il bomber di quella stagione David Di Michele.

Nel 2005 Spalletti rescisse per andare alla Roma e al suo posto fu chiamato Serse Cosmi. Le cose non andarono benissimo, ma l’Udinese superò comunque i preliminari contro lo Sporting Lisbona per poi uscire nella fase a gironi solo per la differenza negli scontri diretti con il Werder Brema in un raggruppamento che comprendeva anche il Barcellona (primo) e il Panathinaikos (quarto).

L’Udinese rimane nelle zone nobili della classifica anche se non riesce a ripetere l’exploit spallettiano. Nel 2008/2009 con Pasquale Marino in panchina, i friulani raggiungono i quarti di finale di Coppa Uefa eliminando addirittura il Tottenham, poi il Lech Poznan e lo Zenit San Pietroburgo, uscendo però contro l’ormai bestia nera europea: il Werder Brema.

Nel 2010 ritorna in panchina Francesco Guidolin che parte malissimo con quattro sconfitte consecutive, ma la società non lo esonera e un po’ come è successo qualche anno dopo con l’Atalanta di Gasperini, al stagione si trasforma in un trionfo. L’Udinese chiude al quarto posto, Antonio Di Natale si laurea capocannoniere (c’era riuscito anche la stagione prima).

Francesco Guidolin (foto wikipedia.org)
Francesco Guidolin (foto wikipedia.org)

Nel 2011/12 i friulani escono ai preliminari di Champions, la sfortuna nell’urna li vuole opposti agli inglesi dell’Arsenal che si qualificano. In campionato però è tutta un’altra storia e l’Udinese chiude al terzo posto. Anche nella stagione 2012/13 i bianconeri non superano i preliminari contro i portoghesi dello Sporting Braga. In questo caso sono decisivi i rigori e in particolar modo quello sbagliato dal neo acquisto Maicosuel a cui non riesci il ‘cucchiaio’. I bianconeri vengono ‘retrocessi’ in Europa League dove si tolgono la soddisfazione di battere il Liverpool per 2-3 ad Anfield Road.

Quelle stagioni rimangono però memorabili per la qualità del gioco espressa dall’Udinese oltreché per risultati roboanti come lo 0-7 a Palermo. Oltre a Totò Di Natale l’Udinese lancia giovani interessanti che poi vinceranno tantissimo in altre squadre, a partire da Alexis Sanchez. Il portiere era Handanovic in quelle annate, ma i nomi sono tanti: Mauricio Isla, Juan Cuadrado, Gökhan Inler, Medhi Benatia, Kwadwo Asamoah, Dusan Basta, Luis Muriel e Allan.

Guidolin lascia Udine nel 2014 e da lì in poi i friulani disputano campionati da media-bassa classifica quasi mai però rischiare la retrocessione. Nel 2016, dopo 12 anni di fedeltà bianconera, Antonio Di Natale ha dato l’addio al calcio a 39 anni da primatista sia di presenze (446) che di reti (227) con la maglia dell’Udinese, che ne fanno anche il sesto attaccante più prolifico della storia della Serie A dietro Piola, Totti, Nordahl, Meazza e Altafini ma davanti a Roberto Baggio.