Viaggio tra i più gloriosi club del mondo: il Manchester United

Storia e trionfi dei Red Devils

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Il Man U 1999, anno del treble (foto wikipedia.org)

Dopo avervi fatto conoscere meglio le più gloriose società italiane, è ora di fare un passo oltre i confini nazionali e intraprendere un nuovo percorso alla scoperta dei club che hanno fatto la storia del calcio mondiale…si parte con il Manchester United!

Sorto come sezione di quello che in Italia sarebbe stato un classico dopo-lavoro ferroviario, il Manchester United nasce nel 1878 nel nord-est della metropoli inglese con il nome Newton Heath Football Club. La prima partita di cui si ha notizia risale al 1880 e fu disputata contro una squadra storica oggi particolarmente in difficoltà, il Bolton Wanderers.

Conosciuto ormai da tutti per il rosso della maglia e per il soprannome Red Devils (mutuato negli anni ‘60 da una squadra di rugby, il Salford, anch’essa con il rosso come colore sociale), lo United cominciò però a scendere in campo nei suoi primi anni di vita con una maglia a due grandi strisce verticali verde e oro. I colori che oggi tutti riconosciamo come appartenenti al club sono frutto della sua ricostituzione nel 1902 a seguito della bancarotta del Newton Heath, alla quale seguì proprio anche il cambio di nome in Manchester United dopo l’acquisizione da parte di un gruppo imprenditoriale capeggiato da John Henry Davies.

 

Lo stemma originario del Newton Heath Lancashire & Yorkshire Railway Football Club

Proprio negli anni della presidenza Davies e sotto la guida del capitano Harry Stafford arrivano i primi titoli di campione nazionale nel 1908 e 1911, nonché il primo Charity Shield (la nostra Supercoppa nazonale, in finale col QPR) e la prima F.A. Cup (anche detta Coppa d’Inghilterra e trofeo più antico del mondo) grazie alla finale vinta contro il Bristol City. Nel 1910 è inoltre da segnalare l’approdo nel leggendario stadio Old Trafford, da allora ininterrottamente la casa del club (se si eccettuano gli anni della Seconda Guerra mondiale e il tempo necessario per la ricostruzione dopo i bombardamenti, 1941-49).

 

L’Old Trafford bombardato (foto dailymail.com)

 

La prima grande svolta nella storia dello United, anche in chiave di fama europea, la si deve all’avvento del manager Matt Busby, scozzese alla prima esperienza in panchina e che da giocatore aveva curiosamente vestito le maglie di Manchester City e Liverpool, le due società più acerrime nemiche dei Diavoli Rossi. Dopo il suo arrivo nel 1945 e la costruzione di un gruppo fantastico proveniente per buona parte dal settore giovanile, i cosiddetti Busby Babes, nel 1952 arriva il terzo titolo della storia del Man U a 41 anni di distanza dall’ultima volta. Il successo viene ottenuto dopo una serie di secondi posti e un’altra F.A. Cup conquistata nel 1948 a spese del Blackpool. Nel 1957 il Manchester United diviene poi anche la prima squadra inglese a partecipare alla Coppa dei Campioni (odierna Champions League), nata giusto due anni prima.

Nel 1958 però, solo nove anni dopo la tragedia di Superga, a interrompere la crescita del Manchester United è il disastro aereo di Monaco di Baviera. Vi perdono la vita 23 membri del club, tra i quali Duncan Edwards, riconosciuto come il più talentuoso dei Busby Babes. Si salva però miracolosamente proprio Busby, e con lui Bobby Charlton, colonna dalla quale parte la ricostruzione che culmina nel 1968 con la prima vittoria del club in Coppa Campioni. Vicino a Charlton, una delle più grandi scoperte di Busby, il nordirlandese George Best, nell’Olimpo dei più grandi giocatori della storia del calcio, e Denis Law, grande attaccante scozzese con un passato anche nel Torino. Leggendaria la semifinale di ritorno contro il Real Madrid: dopo aver vinto all’Old Trafford per 1-0, i Red Devils riescono a rimontare da 1-3 a 3-3 al Bernabeu. La finale è poi vinta 4-1 ai supplementari contro il Benfica di Eusebio. Capitan Bobby Charlton alza la coppa al cielo sopra Wembley, la vittoria è per tutti quei ragazzi scomparsi dieci anni prima.

 

Bobby Charlton (a sinistra), autore di una doppietta, esulata con George Best dopo la vittoria col Benfica (foto mirror.co.uk)

 

Gli anni che seguono l’epopea Busby sono i più tristi della storia dello United, che non riesce più a vincere alcun titolo e addirittura conosce il sapore amarissimo della retrocessione in Second Division nel 1974, nonostante il ritorno di Busby che non riesce però a risollevare le sorti del club. Il purgatorio dura comunque solamente una stagione, l’unica in cadetteria di tutta la storia del Manchester United.

Per ritornare a vivere i fasti del passato, i Red Devils devono attendere più di vent’anni dalla vittoria dell’ultimo trofeo. L’attesa si dimostra tutt’altro che vana se si pensa che gli anni ‘90 e il primo decennio del novo millennio saranno di gran lunga l’era più piena di soddisfazioni per i Red Devils, superiore anche al periodo targato Matt Busby.

Artefice assoluto dell’espansione in tutto il mondo del marchio Man U è un altro manager scozzese, Alexander Chapman Ferguson, ormai da tutti conosciuto come Sir Alex. Intuito calcistico finissimo e capacità di gestione dei calciatori ai limiti della perfezione fanno di Ferguson (in grado, nel 1980, prima di arrivare allo United, di interrompere con il suo Aberdeen l’egemonia Rangers-Celtic in Scozia) il più vincente allenatore della storia dei Diavoli Rossi nonché uno dei più importanti di sempre nella storia del calcio, secondo per record di longevità su una panchina (27 stagioni. Al primo posto c’è Guy Roux con 44 anni consecutivi alla guida dell’Auxerre).

 

Alex Ferguson nel 1992 (foto wikipedia.org)

Dal suo arrivo nel 1986, e dopo alcune prime stagioni senza successi durante le quali si dimostrò molto lungimirante la dirigenza dell’allora presidente Martin Edwards che lo mantenne alla guida della squadra, lo United comincia la sua serie impressionante di titoli con la F.A. Cup del 1990 (finale vinta contro il Crystal Palace) e con Coppa delle Coppe 1991 ai danni del Barcellona, oltreché con la Supercoppa europea (unica nella storia del club) conquistata lo stesso anno nel match contro la Stella Rossa di Belgrado (che aveva vinto la Coppa dei Campioni). Poi, dopo il cambio di denominazione della massima serie inglese, da First Division a Premier League, nei vent’anni che vanno dal 1993 al 2013, i ragazzi di Ferguson vincono ben 13 campionati, superando il record degli storici rivali del Liverpool e arrivando a 20 titoli nazionali.

A rendere però il club uno dei più amati, e per qualche anno anche il più ricco del mondo, sono state però le due generazioni di calciatori che lo hanno riportato per due volte sulla vetta d’Europa e poi addirittura del Mondo. Prima la straordinaria Class of ‘92 dei vari Giggs, Scholes, Beckham, Butt e dei fratelli Gary e Phil Neville (aggiuntisi ad altri grandi nomi come il portiere Peter Schmeichel, il capitano irlandese Roy Keane e l’attaccante francese Eric Cantona, oltre che ai “Calipso Boys”, Andy Cole e Dwight Yorke). I 6 ragazzi britannici cresciuti nel vivaio dello United costituiscono lo zoccolo duro della squadra campione d’Europa a Barcellona nella indimenticabile finale di Champions League di Barcellona del 1999, vinta 2-1 con due gol a tempo scaduto di Teddy Sheringham e Ole Gunnar Solskjaer (attuale allenatore del club). Il 1999 è anche ricordato come l’anno del treble, la tripletta (unica nella storia del Man U) campionato, F.A. Cup e appunto Champions League. Sempre nello stesso anno arriverà anche la prima Coppa Intercontinentale grazie alla vittoria sul Palmeiras a Tokyo.

 

La copertina del docu-film sulla mitica Class of ’92, con i sei giocatori e l’allenatore della Youth Academy, Eric Harrison

 

Non si può però non citare anche il gruppo che nel 2008 ha portato a Manchester la sua finora ultima Champions League (vittoria in finale ai rigori contro il Chelsea di Lampard e Drogba): una squadra fantastica nella quale, oltre agli ancora presenti Gary Neville, Scholes e Giggs(recordman di presenze con 963 apparizioni), hanno militato l’attuale leader della Juventus, Cristiano Ronaldo (per la prima volta Pallone d’oro proprio nel 2008), l’attaccante Wayne Rooney (miglior marcatore del Man U con 253 reti) ed altri campionissimi del calibro di Edwin van der Sar (primatista di imbattibilità in Premier League con porta inviolata per 1032 minuti consecutivi a inizio 2009), Rio Ferdinand, Patrice Evra, Nemanja Vidic e Carlitos Tevez, capaci di raggiungere la finale della massima competizione europea anche nel 2009 e nel 2011, uscendo però entrambe le volte sconfitti dal super Barcellona di Leo Messi e Pep Guardiola.

Sempre nel 2008 anche il finora unico Mondiale per Club vinto dai Red Devils, arrivato battendo in finale per 1-0 gli ecuadoriani dell’LDU de Quito trionfatori in Copa Libertadores.

 

L’esultanza dei Red Devils nella finale del Mondiale per Club 2008 a Yokohama (foto storiedicalcio.org)

 

Dopo l’addio al mestiere di allenatore di Ferguson nel 2013 (anno dell’ultima vittoria in Premier grazie sopratutto ai gol del bomber Robin van Persie), è iniziato un periodo sicuramente meno glorioso per la storia del club ma non del tutto avaro di titoli. A parte la breve parentesi di David Moyes infatti, sia l’olandese Louis van Gaal che il portoghese José Mourinho sono infatti riusciti a portare rispettivamente in bacheca almeno un trofeo. Oltre ad una F.A. Cup a testa, nel 2017 lo United di Mou, Ibrahimovic e Pogba ha infatti portato a casa la prima Europa League della sua storia, raggiungendo così Juventus, Ajax, Bayern Monaco e Chelsea tra i club capaci di vincere almeno una volta i tre trofei UEFA più importanti (Coppa Campioni/UCL, Coppa UEFA/Europa League e Coppa delle Coppe).

Oggi, l’allenatore del Manchester United è il già citato Ole Gunnar Solskjaer, che, dopo diversi alti e bassi e cifre enormi spese per acquistare giocatori in alcuni casi di dubbio valore, sta provando a riagganciare il treno delle super favorite e arcirivali Liverpool e Man City, contando sopratutto sul talento del classe ‘97 Marcus Rashford e sui guizzi dell’ormai riconosciuto leader tecnico della squadra, Bruno Fernandes, vecchia conoscenza del campionato italiano tra Novara, Udinese e Sampdoria.

Con la vittoria sul Burnley di martedì 12 gennaio, lo United è tornato al primo posto solitario in campionato: non accadeva dal 19 maggio 2013, giorno dell’ultima partita di Sir Alex Ferguson sulla panchina dei Red Devils.