Viaggio tra i più gloriosi club del mondo: il River Plate

El màs grande de Argentina a 120 anni dalla sua fondazione

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Panoramica interna dell'Estadio Antonio Vespucio Liberti, "El Monumental" (foto wikipedia.org)

Così come accaduto per i rivali storici, nella rubrica sulla storia dei più gloriosi club del mondo non può mancare il River Plate. La squadra che vanta il maggior numero di titoli nazionali argentini compie infatti oggi 120 anni.

Gli albori

Il Club Atlético River Plate nasce il 25 maggio 1901 dalla fusione tra due piccole squadre: il Rosales e il Santa Rosa. Curiosamente, il luogo in cui tutto ebbe inizio è lo stesso in cui quattro anni più tardi sarebbe stata fondata la società acerrima rivale: “La Boca”, quartiere portuale di Buenos Aires. Il nome della società ha origini leggendarie: si narra che uno dei fondatori stesse guardando dei marinai giocare a pallone nel porto, quando notò delle casse ammassate vicino agli inglesi, con sopra scritto “The River Plate” (Rio della Plata).

La prima data importante nella storia del club è il 27 dicembre 1908: il River conquista la Primera División. Vi rimarrà continuativamente fino al 2011.

 

 

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La squadra promossa in prima divisione nel 1908 (foto wikipedia.org).

 

Nel 1923 poi, la società si trasferisce a Núñez, ricco quartiere nel nord della capitale argentina, dove risiede tutt’ora.

 

Los “Millonarios”: dal Monumental alla prima Copa Libertadores

Tanti sono i soprannomi affibbiati al club. Il primo e forse più caratteristico è quello di “Los Millonarios“, “I Milionari”. Sin dal suo approdo in una zona della città popolata da gente molto più benestante rispetto alla Boca, il River Plate è infatti conosciuto come la squadra più aristocratica della capitale argentina. La vicenda che ne spiega meglio di tutte il motivo è però riconducibile al 1932. In quell’anno il presidente Antonio Vespucio Liberti comprò Bernabé Ferreyra dal Tigre. Ciò che rese speciale l’operazione e consegnò al River il nuovo soprannome fu il fatto che, dopo un’estenuante trattativa, per aggiudicarsi il calciatore, Liberti buttò sul tavolo un vero e proprio lingotto d’oro. Un gesto apparso inizialmente inaudito, se non fosse che quell’attaccante è tutt’oggi il miglior marcatore della storia del club per media-gol (185 in 187 presenze).

Ma le onerose spese dei Millonarios non si fermarono all’acquisto di calciatori. Con i primi successi degli anni ’30 infatti, la squadra assunse così tanta popolarità che si rese necessaria la costruzione di uno stadio adatto alla grande domanda dei tifosi. Fu così che nel 1935 iniziarono i lavori per “El Monumental“, attuale casa del River sorta su un terreno di 84 000 metri quadrati comprato sempre dal presidente Liberti (al quale lo stadio è poi anche stato intitolato).

 

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L’Estadio Antonio Vaspucio Liberti, “El Monumental” (foto wikipedia.org).

 

E proprio il sorgere della nuova dimora è il simbolo di decenni di successi. Nel cinquantennio 1932-1981 vestono “la Banda” alcuni tra i migliori giocatori della storia del gioco. Giusto per citarne alcuni: Alfredo Di Stefano; il futuro idolo juventino, Omar Sivori (anni ’50); Daniel Passarella e Mario Kempes (campioni del mondo con l’albiceleste nel ’78); Enzo Francescoli (anni ’80).

Negli anni ’40 la squadra è soprannominata anche “la Máquina“, per i meccanismi offensivi perfettamente oliati e interpretati al meglio dal quintetto magico composto da Muñoz, Moreno, Pedernera, Labruna, Loustau.

 

4/5 de “la Maquina” più Alfredo DI Stefano nel mezzo (foto wikipedia.org).

 

I titoli nazionali vinti in mezzo secolo sono talmente tanti che è impossibili citarli tutti. Solo gli anni ’60 fanno eccezione: è l’unica decade del calcio argentino senza successi interni targati River Plate.

Storia diversa invece per quanto riguarda le competizioni internazionali. Dopo due finali perse contro Peñarol (1966) e Cruzeiro (1976), il primo agognato titolo di campione del Sud America arriva nel 1986. Doppia vittoria nella finale contro i colombiani dell’América de Cali firmata Funes e Alonso. Un successo che vale anche il pass per giocarsi (e vincere 1-0) la Coppa Intercontinentale a Tokyo contro la Steaua Bucarest. Il River diventa così la prima squadra a realizzare la triple corona.

 

Beto Alonso festeggia la vittoria in Copa Libertadores (foto wikipedia.org).

 

L’ultimo trentennio: Ramón Díaz, la retrocessione, l’era Napoleòn

Dopo alcuni anni mediocri, rasserenati soprattutto dalla crescita di talenti del vivaio come Areil Ortega, Hernan Crespo e Marcelo Gallardo, la fine di secolo è segnata dall’avvento in panchina dell’ex campione interista Ramón Díaz. Il nuovo tecnico porta il River alla sua seconda Copa Libertadores nel 1996, anche in questo caso vinta a discapito dell’América de Cali (doppietta di Crespo nella finale di ritorno che ribalta lo 0-1 dell’andata). Niente da fare questa volta in Coppa Intercontinentale: un gol di Alessandro Del Piero ne finale decide la gara di Tokyo a favore della Juventus.

In un nuovo millennio iniziato tra alti e bassi, il 2011 è l’annus horribilis del River: arriva la prima storica retrocessione nella serie cadetta argentina.

Toccato il fondo, si può però solo risalire. E il River lo fa alla grandissima. Anche grazie all’aiuto della ex stella juventina, David Trezeguet, nel 2012 i Millonarios sono già di nuovo in Primera. Nel 2014 tornano al titolo nazionale. Dopodiché, gli ultimi anni, sono forse quelli più gloriosi di tutta la lunga storia de “las Gallinas“. Protagonista su tutti dei tanti successi dal 2015 in poi, il condottiero della squadra, Marcelo Gallardo. Il tecnico regala a la Banda ben 5 trofei nazionali, 1 Copa Sudamericana, 3 Recopa Sudamericane. E soprattutto 2 Copa Libertadores (l’ultima nel 2018 al Bernabeu di Madrid, al termine della storica doppia finale contro il Boca Juniors, il Superclasico più importante di sempre). Un escalation di successi che vale a quello che un tempo era chiamato semplicemente “El Muñeco”, il titolo di “Napoleon“.