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Calcio e Covid

Società in difficoltà, parola ai presidenti: tra gruppi interi in quarantena e costi raddoppiati senza incassi

Le voci provenienti dai vertici di alcuni dei club più importanti del nostro territorio

campo vuoto

Ancora una volta il covid tiene i ragazzi lontani dai campi di calcio

Per il terzo anno consecutivo ci sembra di star rivivendo la stessa situazione: campionati e tornei fermi, allenamenti consentiti e società che devono chiaramente garantire l'accesso in sicurezza agli impianti ma di fatto senza poter incassare praticamente niente. In più il caro bollette a rendere il periodo ancora più complicato che nelle due stagioni passate. Un argomento che tiene banco sulle pagine di Sprint&Sport in edicola domani, lunedì 24 gennaio, e che rieccheggia un po' in tutte le opinioni dei vertici societari che abbiamo contattato anche tramite la nostra redazione. Dalle voci dei presidenti sembra risuonare un unico grido: con il covid dobbiamo ormai imparare a convivere perché altrimenti non se ne può uscire. Le difficoltà sono enormi e visto il periodo una sospensione è tranquillamente accettabile. Tempi e modalità dei comunicati federali e regionali invece fanno intendere che il distacco tra addetti ai lavori e istituzioni è ai massimi storici. Nonostante protocolli aggiornati, norme sui greenpass e Return to Play, alla fine nulla sembra servire nell'immediato e si naviga a vista nella speranza di poter tornare all'attività. Di seguito le voci da alcuni dei club più importanti del territorio dai quali abbiamo raccolto punti di vista per molti aspetti affini.

Antonino Esta, Presidente del Venaria: «Il malcontento non è soltanto dei genitori ma direi che è generale. A mio avviso la presa di posizione delle Federazione è esagerata, specialmente tenendo conto del fatto che i medici e gli esperti in questo periodo sembrano tranquillizzare. La domanda che sorge spontanea è: a cosa è servito regolamentare gli ingressi agli impianti e tutto il contorno riguardo greenpass rafforzati, mascherine eccetera se poi alla fine bisogna rimanere fermi? È una situazione che per il terzo anno consecutivo crea grossi danni economici alle società perché gli sponsor che c’erano prima sono venuti a mancare e allo stesso tempo i costi di gestione sono raddoppiati. Io personalmente seguo parecchio le vicende mediche e ciò che mi sembra emergere in maniera chiara è che con questo virus dobbiamo imparare a conviverci. Pensare di dover ancora una volta rinunciare alle nostre abitudini non è vita. Come società ormai proviamo a sopravvivere con i pochi ncassi che riusciamo a fare ma ad esempio in questo periodo avevamo in programma un torneo che prevedeva anche una fase nazionale (il Calcio&coriandoli, ndr) e per forza di cose ora dovremo rinunciarvi e far disputare soltanto la fase regionale. Eppure nessuno ci rimborserà queste perdite e in più anche i gestori delle utenze non hanno nessuna pietà di noi. Come addetti ai lavori siamo rispettosi delle decisioni e delle regole imposte dalle autorità, in primis perché crediamo che sia giusto adottare un certo tipo di misure, però è altrettanto giusto concederci qualche lamentela perché, come detto in apertura, le posizioni prese da Federazione e Comitato sono esagerate».

Giovanna Corbo, Presidentessa del Mirafiori: «Per quanto ci riguarda, dopo il weekend dell’8-9 gennaio in cui avevamo ancora potuto disputare i tornei, siamo rimasti aperti per consentire a tutti i tesserati di continuare ad allenarsi ma devo dire che è veramente difficile andare avanti in queste condizioni. È vero che abbiamo i mezzi e il personale per controllare tutti gli ingressi ma in questo periodo il numero dei contagi è talmente alto che ci sembra di sprecare energie e risorse per nulla. Quest’anno per la prima volta abbiamo chiuso dal 26 dicembre all’Epifania per avere il tempo di verificare bene la situazione ma poi una volta rientrati ci son stati comunque troppi ritiri e squadre decimate ai tornei. Proprio per questi motivi penso che lo stop sia corretto, capiamo benissimo la delusione delle famiglie ma è veramente dura. L’unica risposta che possiamo dare è quella di permettere gli allenamenti sfruttando anche il weekend ma non è neanche scontato che si raggiungano i numeri minimi per fare delle sedute. Ad esempio questa settimana avevamo in programma gli allenamenti dei Primi Calci e su 30 bambini solamente 4 erano a disposizione mentre gli altri tutti a casa in quarantena dovuta ai contagi nelle classi. È chiaro che la burocrazia rallenta completamente il movimento. Non voglio giustificare la chiusura ma in questo momento anche con le norme su greenpass e ingressi, i contagi non permettono uno svolgimento sensato delle competizioni. Anche la nostra prima squadra che milita in Promozione al momento ha solo 9 ragazzi che si allenano, per cui diventa difficile anche prevedere un rientro a metà febbraio con tutte le visite che bisogna fare per il rientro in campo e le strutture mediche prese d’assalto. L’unica grande speranza è che comunque i campionati potranno andare avanti anche fino alla fine di giugno è che nulla venga fermato in maniera definitiva. In ogni caso penso un aspetto da sottolineare sia la lontananza tra noi e le istituzioni: la sospensione si può comprendere ma tempi e modalità dei comunicato fanno capire che si ragiona su piani troppo distanti».

Paolo Pesce, Direttore generale del Lucento: «Viviamo la situazione consapevoli delle difficoltà che ci sono a partire dagli allenamenti quotidiani in cui mancano tantissimi ragazzini. Credo sia giusto che possano giocare senza perdere altri anni perché ad esempio gli allievi hanno potuto fare esperienza di settore giovanile per un anno solo. Se proprio non ci sono gli estremi al massimo si può rinviare la singola partita come sta avvenendo in Spagna e Inghilterra dove è tutto aperto. Sono convinto che vada vissuta nella stessa maniera, imparando a convivere col virus. Anche per quanto riguarda la ripresa, di questo passo non riusciremo a disputare le fasi finali. È improponibile togliere per il terzo anno consecutivo i sogni ai ragazzi e a tutti gli addetti ai lavori che fanno sforzi incredibili. Avendo vissuto in prima persona le difficoltà per l’organizzazione di Caduti di Superga e Tappari sono consapevole del fatto che i tornei possano saltare ma almeno con i campionati bisogna ripartire assolutamente cercando di andare oltre i problemi. Per di più quest’alternanza tra comunicati federali e regionali crea solo un caos assurdo, a maggior ragione dopo che sono stati predisposti tutti i i nuovi protocolli e il Return to Play. A questo proposito la cosa che ci ha infastiditi di più è stato vedere gli sforzi dei nostri dirigenti per convincere i genitori a far vaccinare i figli, in particolare l’annata 2009, e dopo una settimana ricevere la notizia della sospensione. È una danno per i ragazzi e si perde completamente il senso della vaccinazione se poi si viene nuovamente costretti a stare a casa».

Renzo Zecchi, Presidente della CBS: «L’ultimo aggiornamento arrivato dal Settore Giovanile e Scolastico FIGC sembra permettere la ripresa dei tornei già il 29-30 gennaio per cui sicuramente chi aveva dei tornei in ballo potrà utilizzare già quelle date per concluderli. Sicuramente da febbraio dovrebbe esserci liberà per cui noi cercheremo di andare incontro alle società in base alle diverse esigenze. È chiaro che siamo tutti in difficoltà e se si frena è perché le rose sono ristrette, agli allenamenti ci sono pochi ragazzi e in più c’è tutta la procedura del Return to Play a rallentare ulteriormente. Sono aspetti che creano disagi a società e famiglie ed è difficile sapere quanto siano corretti e opportuni, così come il fatto che ora la regione è nuovamente zona arancione e le terapie intensive sono in aumento. Di fatto è praticamente un mese che non si gioca e quindi incassi non se ne fanno. Allo stesso tempo però bisogna garantire la possibilità di allenarsi e quindi le difficoltà aumentano. Se quantomeno ci permettono di fare i tornei, almeno possiamo incassar qualcosa. L’ultimo comunicato della Federazione sembrava far risaltare “l’insistenza delle società” e quindi è stato fatto per agevolarle. Per quanto ci riguarda cercheremo di portare a termine i tornei nel weekend del 5-6 febbraio, dopodiché speriamo davvero che calino le terapie intensive e si possa andare avanti coi campionati».

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