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Grande Torino: la nascita di una leggenda

Grande Torino
Agli inizi degli anni ’30 la Liguria non poteva ancora considerarsi il mare dei piemontesi come sarebbe poi diventato nel Dopoguerra, ma i torinesi più abbienti cominciavano a popolare in luglio le spiagge di Savona e dei comuni più vicini, giunti dalla statale (l’autostrada Torino – Savona sarà inaugurata solo nel 1956). È proprio sulle spiagge di Vado Ligure che Valerio Bacigalupo entra in contatto per la prima volta con i suoi futuri concittadini. Ultimo di sette fratelli maschi, anche per anzianità Valerio quando si gioca a palla è costretto a stare in porta dai suoi fratelli maggiori, e quando poi arrivano i torinesi d’estate Valerio aiuta i suo conterranei a vincere spesso e volentieri le sfide contro gli avversari. Il Vado, che nel ’22 vinse la prima Coppa Italia della storia, si accorse presto di lui. Nel Ricetto di Cassano d’Adda non c’era molto da fare, era un quartiere di case dismesse. Non poteva permettersi altro un padre che era stato licenziato dall’ ATM dopo la Grande Depressione del ’29. Suo figlio lo chiamavano tutti ‘ Tulen’ che significa letteralmente latta, perché passava le giornate a dare calci ad ogni cosa che trovava in giro. E ne servivano tante di latte perché puntualmente con un calcio più forte degli altri le faceva finire nell’Adda.  A 10 anni, mentre stava dando calci ad una lattina, il figlio dell’ex autista ATM vide un bambino di 6 anni che stava annegando, si tuffò senza pensarci e gli salvò la vita. Il bimbo messo in salvo si chiamava Andrea Bonomi e in futuro sarebbe diventato il capitano del Milan, il suo salvatore sarebbe diventato lo stesso con la casacca granata, il suo nome era Valentino Mazzola.
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