AIGC: Affiliati e terzi gruppi

Genitori che mal sopportano le sconfitte

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L’AIGC (Associazione Italiana Genitori nel Calcio) ha avuto, nella seconda parte della stagione appena passata, una rubrica bisettimanale all’interno del nostro giornale. Qui di seguito proponiamo una delle casistiche di cui l’associazione si è occupata e che è stata pubblicata su Terzo Tempo del 25 marzo 2019.

Ci siamo occupati di un caso particolare: durante una partita di una squadra professionistica, un bambino cinese è stato coinvolto in un incidente fuori dallo stadio. Il bambino del 2008 è stato trasportato in ospedale ed ha riportato danni permanenti. La società professionistica controlla delle squadre associate tra i dilettanti e pensa di inserire il bimbo cinese, tra le fila del primo gruppo di uno dei tanti gruppi a disposizione, ovviamente una volta ricevuta l’idoneità da parte dei medici.

Questo bimbo non aveva mai giocato a calcio prima. Inizia così a partecipare a partite di tornei oltre che agli allenamenti e ogni volta che si presenta una trasferta, arriva in ritardo perché nessuno in famiglia parla bene la nostra lingua. Il livello tecnico e motorio del bambino, oggettivamente è molto diverso dalla media di quel gruppo, decisamente inferiore. Con il bimbo in campo, si iniziano a perdere le partite. I genitori iniziano a perdere la pazienza e cominciano le prime lamentele.

Vorrebbero che il bimbo cinese vada a giocare nel terzo o quarto gruppo e ritengono all’unanimità che il bambino non debba stare in quel gruppo. Cominciano a non tollerare i ritardi, il fatto che non capisca i compagni. A questo punto i genitori ricorrono alla consulenza dell’AIGC. Abbiamo cercato di far capire che è sempre opportuno pensare come prima cosa al benessere dei bambini e accertato che era stato destinato a quel gruppo per via della competenza e qualifiche dell’istruttore, nel gestire situazioni simili. La società ha dimostrato un grande senso di umanità e questi sono valori ormai in disuso in tante società.