Andrea Virardi, da istruttore a dottore

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Andrea Virardi, lascia il Venaria dopo tre stagioni

Andrea Virardi, classe 1994, non è più istruttore del secondo gruppo dei 2007 del Venaria. Nessuna scelta “tecnica” alle spalle, nessuna polemica o nessun esonero in stile Zamparini. È stata solo colpa di una scelta, come, d’altronde, è sempre nella vita. A volte ci scordiamo che per uno che di calcio ci vive, ce ne sono cento che il calcio, al contrario, lo fanno vivere: sono tutti gli istruttori (o allenatori, o dirigenti, o portaborracce che siano) che, giusto per un rimborso spese, si caricano la mole di lavoro di un professionista. Eppure, sono semplici appassionati, sono quasi volontari.

Così, quando la vita vera bussa alle porte, anche il calcio deve fare un passo indietro. È il caso di Andrea, che, agenda alla mano, ha dovuto dire basta ai suoi 2007 per fare spazio alle aule universitarie: «È il mio primo arrivederci al calcio dopo vent’anni, tra giocatore e istruttore» ammette senza voler nascondere il rammarico che c’è dietro questa scelta. Vent’anni su ventiquattro, è sicuramente una relazione difficile da troncare. Infatti, come puntualizza, è più una pausa di… riflessione:«Io studio ad Asti e vivo a Leinì. Le lezioni si sovrapponevano agli allenamenti, così ho dovuto lasciare. Il presidente Mallardo, con il quale ho un rapporto fantastico, di amicizia direi, ha capito e spalleggiato la mia scelta, lasciando anche la porta aperta per un ritorno».

D’altronde, l’età permette anche una pausa. Eppure, Virardi ha esperienza da veterano: «Ho iniziato con un gruppo di 2006 al primo anno quando avevo sedici anni, al Caselle. Poi ho fatto quasi tutte le categorie della Scuola calcio e, da tre anni, sono qui a Venaria» racconta ancora, senza però tralasciare l’importanza del fattore età. Grande esperienza sì, ma Andrea è ancora nella categoria “giovani”, non solo per il festival di Sanremo, s’intenda. E questo fattore, è da tenere in considerazione quando si parla di un istruttore, perché può creare un legame particolare anche con i ragazzi: «In un mondo che corre sempre più veloce, avere una figura più vicina di età rispetto ad un professore o alla maestra, aiuta il ragazzo ad avere un’approccio diverso: c’è più interesse al confronto o alla richiesta del consiglio, piuttosto che ad eseguire degli ordini».

Una sorta di «fratello maggiore», come sostiene Virardi stesso, pur senza dimenticarsi che una linea sottile, chiamata rispetto, non deve mai essere oltrepassata: «C’è sempre il rischio che prendano troppa confidenza, ma con l’esperienza impari a gestire anche questo aspetto». Esperienza che, con il prossimo futuro, potrebbe diventare ancora più ricca. Perché anche lo studio può essere utile allo sport, a prescindere dall’indirizzo scelto: «Sto studiando Scienze motorie, ma credo che il percorso universitario aiuti, a prescindere, a responsabilizzarsi. E questo è un insegnamento utile per chi vorrebbe allenare. Avere e vivere un’esperienza di studio ti aiuta a crescere, ed io fino ad un mese fa non l’avevo ancora capito. Per questo, devo ringraziare la mia famiglia: mio padre erano anni che sperava che iniziassi seriamente questo percorso»·

Papà che, tra l’altro, è stato anche collega di Andrea. Infatti se al giovane dei Virardi è stato dato il secondo gruppo dei 2007 del Venaria, al “vecchio” Roberto è toccato il primo. Motivo per cui i consigli paterni valgono doppio per Andrea: consigli di vita e, perché no, anche di calcio. Ora però, la testa è tutta all’università, come obiettivo da portare a termine con la stessa dedizione che ha avuto per i suoi 2007 in questi tre mesi: «Mi hanno stupito, non pensavo che riuscissimo ad avere questo rapporto in così poco tempo. Mi aspettavo dei saluti più freddi, ma mi hanno riempito di messaggi, anche sui social». Messaggi d’arrivederci, sia chiaro, non c’erto d’addio.