Affari di famiglia: Milan bianconeri, i gemelli diversi del Lascaris

Carica givolettese in quel di Pianezza

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Un nome che calza a pennello con il mondo del calcio ma che solitamente è accostato ad altri colori. Stiamo parlando dei Milan, famiglia che infatti tifa Toro e fa parte di una società bianconera. Non la Juve ma il Lascaris, dove giocano i gemelli Gianluca e Tommaso, Esordienti 2009 nel gruppo dell’istruttore Vai. A seguirli da molto vicino c’è il papà dirigente Roberto che, nonostante l’impegnativa occupazione da panettiere a Givoletto riesce a svolgere con enorme passione anche quest’altro importante compito.

«Io sono di Collegno e ho iniziato a giocare presto» – racconta. «Già da piccolino andavo in bici fino a Borgo San Remo, dove ho cominciato. Ho poi vestito le maglie della Pro Collegno e del Grugliasco arrivando fino alla Prima Categoria. Siamo arrivati ormai cinque anni fa al Lascaris, quando Gianluca e Tomaso avevano solamente 6 anni, quindi proprio all’inizio del loro cammino da calciatori. Devo dire che io sono prima un genitore che un dirigente, credo che lo sport sia importante prima di tutto perché fa capire ai bambini l’importanza di lottare per degli obbiettivi prima di tutto verso se stessi. L’allenamento e le partite vanno vissute come un divertimento ma anche un po’ come una seconda scuola in cui si cerca di migliorarsi e di togliersi delle soddisfazioni».

Tommaso Milan (in primo piano)

Dopo un breve inizio nel tennis, i Milan hanno scelto il Lascaris per il metodo di insegnamento che contraddistingue la società bianconera specialmente dopo l’avvento di Sanseverino che, spiega Roberto, «è tanta roba». «Dennis è una persona che ti stimola a fare un ruolo come quello del dirigente. Ti fa capire quanto puoi essere importante. Il suo arrivo ha reso il Lascaris un ambiente molto serio in cui si insegna veramente il rispetto per il compagno, come io stesso cerco di fare all’interno della nostra famiglia. Anche Ilenia Barillà e Marina Truccero si stanno dimostrando persone fantastiche con cui ci si può sempre aiutare per fare le cose al meglio. Qui si lavora a 360° sui ragazzi e c’è un’attenzione assoluta verso ogni singolo bambino. Si sta attenti a ogni difficoltà che un tesserato può incontrare durante il suo percorso e finché si è potuto venivano organizzati incontri con psicologi per formare gli istruttori anche da quel punto di vista».

Roberto racconta poi di come i suoi due figli, nonostante siano nati lo stesso giorno, non potrebbero essere più diversi sia come modo di porsi fuori dal campo sia come preferenze all’interno del rettangolo di gioco: «Tommaso è molto innamorato del calcio, vive talmente per il pallone che ha voluto farsi dipingere sulla parete di camera sua una porta in cui calciare. In passato ha avuto dei problemi di salute abbastanza importanti ma anche con l’aiuto della società sta recuperando il tempo perduto. Lui è molto piccolo e cerca di sopperire ai limiti fisici con una straordinaria carica nervosa. Gli piace giocare esterno alto per cui si ispira a giocatori come Messi o Insigne ma in generale ha un debole per i giocatori tecnici come ad esempio Modric. Gianluca invece ha iniziato provando in campo ma poi ha trovato la felicità giocando in porta. È un ragazzo sempre con il sorriso, a volte magari un po’ tra le nuvole ma va molto bene a scuola, non mi ha mai preso un voto sotto al nove! Lui quando gioca si distacca da tutto il resto, si vede la sua felicità nel tuffarsi e questo è il massimo che un padre possa desiderare. Adora Neuer tanto che spesso guarda le sue parate su YouTube e cerca di prendere qualche spunto. Sta crescendo sul piano dell’attenzione e della concentrazione in campo e da questo punto di vista è cruciale la preparazione molto tosta che viene fatta al Lascaris».

«Un aspetto che aiuta molto entrambi i bambini», continua Roberto, «è il fatto di abitare in un piccolo paese come Givoletto in cui si può ancora giocare per strada senza preoccupazioni. Gianluca e Tommaso hanno tra di loro un rapporto conflittuale perché chiaramente uno deve segnare e l’altro parare, per cui si sfidano continuamente e finisce quasi sempre a botte! Devo dire che i miei figli sono molto fortunati ad avere un istruttore come Roberto Vai che ha la giusta rigidità ma è bravissimo ad accorgersi di quando magari un bambino è triste. Coinvolge noi dirigenti per cercare di rapportarci anche coi genitori e risolvere ogni minimo problema. È l’emblema di come al Lascaris si cerchi di remare tutti dalla stessa parte: responsabili, istruttori e dirigenti. Anche con Gigi Colotti, l’altro dirigente, ho un ottimo rapporto e ci aiutiamo sempre a vicenda».

Il portiere Gianluca durante un match

Dunque un padre-dirigente che mette al centro di tutto il concetto di famiglia e due gemelli diversi in perenne sfida per inseguire il sogno del pallone. Roberto, Gianluca e Tommaso: i Milan del Lascaris!