Matteo Moretto, il tuttofare del Carrara 90 che gioca in Prima e allena i 2008

Il calciatore/istruttore con il Leinì nel cuore

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Matteo Moretto
Matteo Moretto ai tempi del River Mosso

Matteo Moretto ha 27 anni e gioca nella Prima Squadra del Carrara 90, ma non solo, perché è anche istruttore dei 2008 di corso Appio Claudio da questa stagione. Ma non finisce neanche qui, perché è anche al secondo anno di scienze motorie. Insomma, l’esempio vivente del multitasking. C’è una parola chiave per capire questo suo atteggiamento, e cioè ‘passione’.

«L’amore per il calcio è partito da mio padre, fino a qualche decennio fa giocava al Lucento. Con lui a 2, 3 anni giocavo in garage. Poi quando ho iniziato a giocare mi seguiva lui come allenatore, poi dirigente e ha smesso di seguirmi solo 5 anni fa. Ho iniziato al Leinì che era la società più vicina a dove vivevo, poi sono stato ai giovanissimi nazionali con l’Ivrea, poi sono tornato a Leinì e quindi ho cambiato un po’ di squadre tra Pool Ciriè, Venaria dove ho esordito in Prima Squadra a 16 anni, River Mosso, Real Leinì dove sono stato eletto tra i migliori difensori della stagione, Druento, Caselle, Barcanova e ora Carrara 90». 

Ma quando è arrivata la chiamata ad allenare?

«Giocavo al River Mosso, ma ho avuto l’opportunità di allenare al San Gallo. Lì ho fatto molta esperienza, poi mi sono spostato dove giocavo. Ho allenato tutte le categorie fino al calcio a 9».

Con quale categoria ti senti più a tuo agio?

«Mi sono sempre trovato meglio con gli Esordienti, c’è un diverso tipo di rapporto. È una categoria più ‘adulta’ rispetto alle altre, con loro puoi parlare già di tecnica e tattica mentre in quelle precedenti è gioco puro».

Tu studi anche scienze motorie oltre a giocare e allenare, come fai a gestire tutto questo?

«È solo la passione che riesce a farmi fare tutto questo insieme, allenare, giocare, studiare, non c’è nient altro. Vivo il campo tutti i giorni. Sembra una cavolata, ma quando c’è passione non c’è peso, non fatico, non mi annoio, quando sto al campo è come se fossi a casa mia».

Se ti chiedessero di scegliere tra giocare o allenare cosa diresti?

«Se proprio dovessi scegliere direi che continuerei a giocare perché sono ancora giovane, ho ancora una decina d’anni di partite da giocare, dopodiché mi butterò di testa sull’allenare».

Hai delle filosofie diverse che applichi da giocatore e da allenatore?

«Ho un filone unico, e più che una filosofia tecnico-tattica il mio pensiero è quello che ogni giocatore in campo e fuori deve essere al 100% disponibile e dare il 1000%. Quando si è sudato, lottato per ogni centimetro in campo allora posso dirmi soddisfatto. Punto anche su dei valori che si stanno perdendo, vedo ragazzini che giocano a calcio tanto per fare uno sport, spero di riuscire a passare la mia passione a chi mi sta vicino».

Tuo padre stava al Lucento, hai mai pensato di seguire le sue orme?

«Non ci sono mai andato, ho pochi contatti e ho ricevuto chiamate da altre società, non c’è mai stato un vero contatto con il Lucento. Mio padre l’ho seguito in altri modi però, a inizio carriera ero attaccante come lui, poi col passare del tempo ho scalato a centrocampo, poi ala, centrocampista di nuovo e difensore e terzino. Ora però sono difensore centrale. L’aver giocato in tanti ruoli mi aiuta, avendo giocato per tanti anni come attaccante ho una certa mentalità che per un difensore è un grosso aiuto».

In che società hai lasciato il cuore?

«Sicuramente al Leinì dove ho giocato quasi 10 anni, siamo partiti dal nulla e siamo anche riusciti a toglierci qualche soddisfazione. Poi sono anche grato al Venaria che mi ha fatto esordire in Prima Squadra e al River Mosso dove ho iniziato anche il mio percorso da allenatore. Sono ancora in contatto con molti miei ex compagni e dirigenti anche se la maggior parte hanno cambiato squadra, non mi sono mai lasciato male con nessuno».

Parlando invece dei tuoi ragazzi del Carrara, come stanno?

«Sono giù di morale, è normale vista la situazione anche se alla loro età non dovrebbero esserlo. Il numero di ragazzi sta calando e non posso certo biasimarli. Cerco sempre di sentirli per messaggio e sento sempre anche i dirigenti per rimanere aggiornati. È un’annata particolare, passare dal calcio a 9 a quello a 11 saltando la stagione porta diversi problemi».

Da mesi si parla delle problematiche delle due annate che da questo anno saltato traggono più problemi, i 2008 che devono passare alle Giovanili e i 2004 che devono passare alla Juniores. Qual è la tua opinione sul da farsi?

«Secondo me varrebbe la pena bloccare un anno, almeno per dare tempo ai ragazzi di ambientarsi nelle nuove categorie e non perdere un anno. Ma non sto parlando solo della questione del livello tecnico e tattico, anche a livello umano si perderebbe molto. Poi da giovane non si ha la maturità per capire questa situazione, certe problematiche non sembrano così importanti. Alla fine quel che manca tanto è vivere coi compagni, stare insieme».

 

Ma andiamo ora a vedere i ragazzi di Matteo Moretto, uno per uno

 

Ryan Ed Darrak e Jacopo Paolangelo, portieri – Sono entrambi molto bravi tra i pali, hanno i riflessi pronti e in quel poco che si è giocato hanno fatto tante belle parate. Devono giusto sconfiggere un po’ di paura in altre situazioni come nelle uscite.

 

Matteo Muraro, difensore – Molto sviluppato a livello fisico, è un difensore roccioso che riesce a mantenere bene la posizione e ha una bella lettura difensiva. Se si mette sotto può diventare molto bravo.

 

Andrew Ramirez, difensore – Anche lui è bello roccioso, anche se ogni tanto si perde perché sente tanto la partita. Molto emotivo, se matura nel modo giusto può diventare bella caratteristica.

 

Diego Esposito, centrocampista – Dovrebbe crescere di statura, è uno di quei giocatori che piace a tutti gli allenatori: trotta, rincorre e non molla mai. È cattivo al punto giusto e ha un grande spirito. In più è anche molto intelligente tatticamente.

 

Denis Mballoma, centrocampista – Tatticamente sa bene dove posizionarsi, rispetto a Diego è più offensivo e sale di più. Spesso e volentieri si porta a tirare dalla distanza. Lotta, combatte e anche lui potrebbe dire la sua.

 

Gost Okoobho, centrocampista – È un po’ indietro fisicamente e tatticamente rispetto agli altri perché ha fatto ancora pochi allenamenti ma Matteo Moretto sta lavorando moltissimo con lui in allenamento.

 

Matteo Allocca, esterno – Come Diego anche lui è un po’ minuto e patisce la fisicità. A livello tecnico però sa portare un buon contributo. Fa sempre le giocate giuste e si posiziona bene per ricevere. Crescesse anche fisicamente diventerebbe molto importante.

 

Davide Casalegno, esterno – Come Matteo Muraro anche lui è molto sviluppato fisicamente, ma è anche molto veloce e può essere devastante. È l’unico mancino puro in squadra ma gioca sempre a destra perché oltre a saltare l’uomo è anche bravo a rientrare. L’unica pecca è che deve migliorare a livello nervoso.

 

Manasseh Addae, esterno – Fisicamente c’è, lotta ed è anche piuttosto veloce ma gli manca qualche dote tecnica. Se migliorasse sotto questo aspetto potrebbe diventare un buon giocatore.

 

Mario Cozmiciuc, attaccante – È piccolino, ma è una furia. È sempre ovunque in attacco e là davanti potrebbe fare il macello ma segna poco. Bravo tecnicamente e in velocità usa bene le finte per saltare l’uomo. Anche lui come Casalegno pecca di nervosismo.