Settimo Calcio: Carmine Morgillo, il custode delle panchine viola

Marco Tardelli come idolo e l'esperienza da calciatore alla Domenico Luciano

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Carmine Morgillo
Carmine Morgillo

La passione non vede barriere, batte nel cuore di chi la possiede e come una forza gravitazionale, spinge chi la possiede a superare ogni difficoltà per essa. Carmine Morgillo, nonostante un infortunio sventurato è sempre rimasto legato al mondo a cui sente di appartenere, quello del calcio. Anche se attualmente è in un periodo di fermo personale, la società Settimo beneficia da quattro anni della sua presenza come allenatore nella Scuola Calcio. Oggi aiuta gli istruttori Graziano Facco e Michele Putignano con i Pulcini 2011 e 2010.

 

La carriera da giocatore di Carmine Morgillo

 

Carmine Morgillo al Luciano Domenico ex Cit Turin

Come calciatore è cresciuto all’interno della Luciano Domenico. Prima della fusione che diede vita al Cit Turin negli anni ’90, nel quartiere esistevano tre associazioni a sé stanti: Luciano Domenico in zona Campidoglio nominata tale in memoria della staffetta partigiana “Undici“, Esedra dall’oratorio Gesù Nazzareno e Cit Turin. Arrivato a giocare in Prima Categoria, a contraddistinguere il classe ’63 come terzino destro erano la rapidità e lo spirito da combattente, fondamentali per affrontare il mondo del calcio di una volta: «I ricordi legati a quelle partite sono tutti divertenti. Il calcio che si respirava allora in campo era tutt’altro che privo di fisicità. Più ce ne avevi e più davi. Non c’era la Scuola calcio di oggi, dovevi trovare stimoli e ispirazione da altri. Ci dovevi mettere tanto di tuo, della tua personalità e bisognava spingere molto».

Ad ispirarlo da sempre per il suo spirito guerriero in campo, il suo idolo Marco Tardelli: «Mi piaceva veramente molto, non facevo che trovare similitudini con il suo modo di giocare ed il mio. Inoltre lo percepivo come un uomo di valore». La necessità di lavorare ed un infortunio ai legamenti delle ginocchia mal curato, hanno purtroppo stoppato la sua carriera calcistica, ma il magnetico richiamo del pallone lo ha portato a continuare a stare in campo nel settore amatoriale Aics, fino all’età di quarant’anni.

 

La nuova avventura alla panchina

 

Dopo aver appeso i tacchetti al chiodo Morgillo ha comunque continuato ad orbitare all’interno del contesto calcistico, abbracciando la prospettiva di diventare allenatore. Quando giocava al Cit Turin aveva già preso il patentino base per istruttori della Scuola calcio con l’intenzione di mettersi subito alla prova, ma la vera esperienza su una panchina è stata alla Pro Eureka con un tirocinio formativo che gli ha concesso successivamente di passare ad allenare le categorie di Pulcini, Esordienti e Giovanissimi. Di questa esperienza durata nove anni, conserva un ricordo molto positivo di un ambiente ospitale e familiare che l’ha introdotto al mestiere.

Differente invece è stata la situazione successiva, vissuta alla Mappanese, nella quale ha passato un anno. I ricordi infatti sono poco floridi per Morgillo, lì non ha trovato terreno per la propria crescita professionale: «Dovevo fare anche molta strada per arrivare lì e stava diventando solo fatica e poco divertimento».

 

L’esperienza al Settimo

 

Ricevuta la chiamata dal Settimo il capovolgimento di prospettiva è stato radicale. La nuova proposta era molto più compatibile con la sua ambizione: «Mi è piaciuto molto il progetto proposto al tempo. Il presidente (Emmidio Ursillo ndr) era arrivato da un anno e voleva fare una Scuola calcio come si deve. Prima ricevevamo solo i ragazzi che la Pro Settimo rifiutava, perché erano loro la prima squadra. Ad oggi, quel progetto che prevedeva di non essere più una seconda scelta ci ha portato ad essere finalmente un’alternativa valida. Abbiamo più voce in capitolo e il nuovo Responsabile del settore tecnico ha anche permesso di fare le cose come si deve, portando tutti sulla stessa onda con stessi obiettivi e principi educativi. Il progetto di riorganizzazione ha funzionato, ed ha portato ad ottimi risultati».

Da allenatore ha imparato che la qualità ed abilità più importante è quella di saper motivare gli allievi. I ragazzi vanno guidati alla ricerca di motivazioni per spingersi a migliorarsi e porsi degli obiettivi. Capacità dell’istruttore per Carmine Morgillo è saper trovare il modo di adattare gli esercizi e lo studio del ragazzo in base alle sue carenze: «Anche se non se ne rendono conto, adatto e cambio costantemente gli esercizi senza mai allontanarmi dallo scopo. Trovo sempre il modo per far arrivare allo step i ragazzi e migliorare dove hanno più necessità, ci vuole molta pazienza ma si sa che i risultati arrivano con il tempo e la costanza, mai senza fatica».

 

La speranza verso un rientro gioioso

 

Oggi aiuta i colleghi a seguire i Pulcini viola 2010 e 2011, mentre l’anno scorso seguiva ancora personalmente la panchina dei 2009. Di quel secondo gruppo ricorda un bellissimo momento di rivincita che hanno potuto vivere durante un campionato di seconda fascia. I 2009 partiti in sordina sono riusciti a rendere orgoglioso il loro allenatore, riuscendo a battere il primo gruppo. «Oltre alla sana competitività sportiva tra i due gruppi – spiega Morgillo – si era creata una sfida anche tra me e Putignano. Siamo amici da molto tempo e ci divertiamo a sfidarci sulle competenze come allenatori».

In attesa che i tempi possano essere più favorevoli e che possa ritornare a seguire personalmente i ragazzi, augura alla sua società di poter ripartire a pieno regime verso gli obiettivi preposti: «Vorrei tornassimo tutti a gioire come prima in campo, lo auguro particolarmente a tutti coloro che fanno parte della Scuola calcio».