Simone Pitton, quell”on e off” alla Pro Eureka fatto di tante soddisfazioni

Gli inizi a Brandizzo e le esperienze tra Chivasso e Pianese dell'istruttore settimese

0
150
Simone Pitton, Pro Eureka
Simone Pitton, Pro Eureka

‘Una vita all’Eureka’ si potrebbe dire di Simone Pitton, istruttore del primo gruppo dei 2008 della Pro Eureka. «Sono legato a questi colori da quando avevo 8 anni, qui ho fatto tutta la trafila della Scuola Calcio, delle Giovanili fino ad arrivare in Prima Squadra. Tra il ‘72 e il ‘73 abbiamo vinto quasi tutti i campionati e in più ci siamo presi due volte il campionato di Eccellenza Primavera, che oggi non c’è più».

Poi l’anno d’interruzione per andare a fare il militare, ma tornato alla normalità Simone Pitton non ha potuto fare a meno di ricominciare a dare calci al pallone. «Dopo la leva sono prima finito in prestito al Brandizzo per un anno, poi in Prima Categoria al Verolengo e per finire quattro anni di nuovo alla Pro Eureka dove ci siamo guadagnati la Promozione».

Simone Pitton, al quarto anno in biancoblucerchiato, ha solo 29 anni, ma i guai fisici lo costringono al ritiro anticipato, ma a stare lontano dal pallone proprio non ci riusciva: «Sono subito diventato aiuto allenatore, prima con Boggian e poi con Barreca, il papà del terzino della Fiorentina, due grandissime persone da cui ho imparato molto».

La carriera da allenatore di Pitton è appena cominciata, ma in poco tempo gli viene affidata la panchina della Juniores della Pro Eureka: «Ci sono rimasto per due tre anni centrando la qualificazione ai regionali, poi mi sono spostato al Brandizzo sempre con la Juniores. Lì siamo riusciti in un’impresa storica portando il Brandizzo per la prima volta ai regionali grazie ai tornei di qualificazione».

Non solo però, perché Pitton al Brandizzo allenava anche i più piccoli tra cui spiccano il nome di suo figlio e di Franco Tongya, appena trasferitosi al Marsiglia in uno scambio che ha portato alla Juventus Marley Aké.

Dopo le grandi stagioni al Brandizzo però il richiamo di casa era troppo forte, Pitton decide di tornare alla Pro Eureka. «Ho iniziato con i ‘98, poi ho preso i ‘99 ai Giovanissimi in un anno in cui abbiamo vinto i provinciali e siamo arrivati in finale della Coppa Piemonte. Dopodiché i 2000, con loro siamo arrivati in semifinale ai regionali Giovanissimi, ma abbiamo perso contro la squadra di Rosario Ligato, l’Atletico Torino, ai rigori».

L’anno seguente Pitton arriva ancora alle fasi finali, ma decide poi di interrompere con il ruolo di allenatore per stare più vicino alla famiglia, rimanendo però legato al club settimese dando una mano al Settore Giovanile. Ma ancora una volta, il pallone chiama e Simone Pitton risponde.

Non passa un anno che è di nuovo in panchina, stavolta a Chivasso: «Ho preso i 2001, siamo riusciti a vincere il Grande Slam e a qualificarci ai regionali, è arrivata la retrocessione alla fine, ma il girone era tostissimo. È stata veramente una bella esperienza, forse mancava un po’ la mentalità da regionali».

Non si ferma però a Chivasso, Pitton cambia ancora, stavolta per andare alla Pianese di Tubino «Ci siamo divertiti giocando i provinciali, quell’anno siamo arrivati terzi sfiorando la qualificazione. È stato un bel campionato».

LA SCUOLA CALCIO ALLA PRO EUREKA

Ma poi, ancora una volta, il richiamo era troppo forte «Ho detto chiaramente a Miele che ci tenevo a rientrare alla Pro Eureka, ma non c’erano posti liberi nelle giovanili, così mi hanno proposto di allenare gli Esordienti.

Mi sto divertendo tantissimo, peccato solo per queste due stagioni incomplete, ho ancora tanto da trasmettere a questi ragazzi. Lo scorso anno avevo i ‘07 con cui siamo arrivati alle semifinali del Super Oscar, ma anche quest’anno coi ‘08 stavamo lavorando molto bene».

È sempre particolare quando un allenatore di una certa esperienza con le giovanili decida di cambiare andando ad allenare la Scuola Calcio, «Parliamo sempre di calcio sia con le giovanili che con la Scuola Calcio. Una differenza è che alla Scuola Calcio devi essere bravo a gestire gli atteggiamenti dei ragazzi, fare un lavoro molto tecnico e anche dare qualche nozioncina calcistica senza però martellare sul posizionamento.

In queste categorie bisogna concentrarsi ad imparare e divertirsi. Cambiare dalle giovanili non è stato così difficile, anche se sento che per molti lo è, ammetto che c’è un po’ di pressione. Io però sono responsabile di produzione, ho circa 65 persone da gestire nell’azienda metalmeccanica per cui lavoro.

Questo dualismo mi aiuta in entrambe le cose, sia a lavoro che con i ragazzi sul campo, quel che imparo da una parte metto in pratica anche dall’altra. In entrambi i casi lavoro molto sull’aspetto psicologico, l’importante è lavorare tutti insieme verso un obiettivo comune».

In conclusione, sul suo futuro, dice «Vorrei continuare ad allenare, più avanti mi piacerebbe provare una Prima Squadra, ovviamente iniziando dal basso. Leggo tantissimo per tenermi aggiornato su tutto, penso che sia fondamentale per quel che faccio».